Ruby: il terzo uomo a Dallas

Ruby

USA, GIAPPONE, GRAN BRETAGNA - 1992
Ruby: il terzo uomo a Dallas
A Dallas, nel 1963, Jack Ruby, un corpulento individuo dal passato mafioso, dopo aver incontrato la giovane Sheryl Ann Dujean decide di divenire il suo manager facendola esibire come spogliarellista con il nome di Candy Cane in una delle serate organizzate per gli appartenenti alla polizia di cui egli è confidente. Durante uno di questi spettacoli Ruby, che è un valente tiratore, viene contattato per far evadere il boss mafioso Santos Alicante da un campo di prigionia di Fidel Castro all'Avana. Portata a termine con successo la missione, Ruby viene inviato ad una riunione a Las Vegas per organizzare un incontro di Candy Cane con il presidente Kennedy al fine di dargli un ultimatum per il comportamento ingrato dopo la sua elezione avvenuta con l'aiuto di Cosa Nostra e per preparare a Dallas una squadra di tiratori scelti. Infuriato per essere stato tenuto all'oscuro di un attentato al presidente Kennedy, Ruby avvicinato da Lee Harvey Oswald, il presunto assassino di John Fitzgerald Kennedy, negli uffici di polizia in un impeto di ira lo uccide.
  • Altri titoli:
    La conspiración de Dallas (Ruby)
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: NORMALE A COLORI
  • Tratto da: tratto dal lavoro teatrale "Love Field".
  • Produzione: SIGURJON SIGHVATSSON, STEVE GOLIN
  • Distribuzione: WARNER BROS ITALIA - PANARECORD

NOTE

ULTIMA REVISIONE MAGGIO 1992

CRITICA

"Il film tenta di coniugare realtà e fiction fornendo un prodotto valido, psicologicamente ben curato ma il cui im patto emotivo va man mano sbiadendosi col procedere della storia. Aiello è come sempre bravissimo nel disegnare questa patetica figura di gangster di mezza tacca pieno di intrallazzi che copre con la squallida facciata del night, che è capace di innamorarsi, senza tuttavia sfiorarla, della giovane e affascinante Candy che piomba nella sua vita all'improvviso. Ma la statura del protagonista non basta a far mantenere al film la tensione dell'inizio, in quanto la mescolanza di personaggi e situazioni inventate con elementi reali risaputi finisce per togliere man mano la carica emotiva necessaria a provocare nello spettatore l'impatto emozionale del complotto e dell'omicidio, che tanto hanno occupato ed occupano l'immaginario collettivo statunitense. Pur abbastanza contenuto nel linguaggio e nelle situazioni il film non manca di passi alquanto discutibili e di scene abbastanza crude." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 114, 1992)
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