RoboCop 3

USA - 1993
RoboCop 3
A Detroit la multinazionale Omni Consumer Products (OCP), ormai controllata dal giapponese Kanemitsu, ha intenzione di radere al suolo interi quartieri popolari per far spazio al galattico progetto di urbanizzazione "Delta City". Per farlo, assolda squadre di 'riqualificazione', che in realtà sono composte da mercenari che deportano e spesso uccidono intere famiglie. Tra le vittime da queste operazioni c'è la famiglia di Nikko, una ragazzina nata da padre americano e madre giapponese che, sfuggita alla deportazione, si è aggregata, anche grazie al suo talento per il computer, alla leader nera dei ribelli, Bertha, e al suo gruppo. Dopo aver rubato armi nel deposito della polizia, tra cui un prototipo ancora ignoto, i ribelli fuggono in un furgone inseguiti da Anne Lewis e da RoboCop...
  • Durata: 104'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASY
  • Specifiche tecniche: NORMALE A COLORI
  • Tratto da: personaggi creati da Edward Neumeier e Michael Miner
  • Produzione: PATRICK CROWLEY
  • Distribuzione: COLUMBIA TRISTAR FILMS ITALIA - COLUMBIA TRISTAR HOME VIDEO (WINNERS) - DVD E BLU-RAY: 20TH CENTURY FOX ENTERTAINMENT (2010)

NOTE

- REVISIONE MINISTERO LUGLIO 1993.

CRITICA

"Il regista non è più Irvin Kershner, cui si era almeno dovuto 'L'Impero del sole', ma Fred Dekker che al suo attivo ha solo dei film dell'orrore ('Scuola di mostri', 'Dimensione terrore'). Lo schema delle due puntate precedenti l'ha comunque seguito con una certa fedeltà, scrivendosi da solo il testo ha dato spazio, nel racconto, non solo ai sentimenti di Robocop per la bella collega poliziotta (che qui muore), ma anche a quelli per la bambina versata in informatica che, al momento buono, finisce per risolvere quasi da sola lo scontro con il giapponese doppio. Azione ce n'è, non così affannata e violenta però come negli altri film e, tra le pieghe dell'azione, oltre al sentimentalismo, prevale qua e là anche un po' di retorica facile; comunque, dato il genere già largamente collaudato, ci sarà ancora chi lo apprezzerà: se non per i ritmi, non abbastanza concitati, almeno per certi effetti da disegni animati (o, vista la citazione di Batman, da fumetti) che qualche plausibile risultato l'ottengono; pur in limiti poco esaltanti." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 28 agosto 1993)

"Il film diretto con brio e pittoresco gusto degli effetti speciali da Fred Dekker, ironizza ampiamente sulla protervia giapponese e sulla debolezza degli americani collaborazionisti, tratteggiati in chiave caricaturale. Non tutti sono disposti a piegare la testa: in un crescendo resistenziale, i poliziotti gettano il distintivo ai piedi degli occupanti e se ne vanno sulla collina a battersi con i ribelli. E perfino una giornalista Tv interrompe sdegnata la lettura del notiziario: e potrebbe essere un bell'esempio per certe sue colleghe nostrane della Rai e della Fininvest. Va a finire in capo a un paio d'ore che questo Robocop, nella sapiente raffigurazione del suo nuovo interprete Robert Burke, ne ha combinate più di Superman, sgominando fra l'altro un anti-robot maestro di arti marziali speditogli contro direttamente da Tokyo. Sicché alla fine il signor Kanemitsu, capo supremo della multinazionale, non può che congedarsi cavallerescamente dall'imbattibile eroe con un inchino da samurai." (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 14 settembre 1993)

"Tecnologico come nella tradizione, 'RoboCop 3' ha un piglio gagliardo da film catastrofale; e sa prendere in giro nello stesso tempo il servilismo degli americani e il machiavellismo dei giapponesi. Contro il combattente dalla carrozzeria nera, stavolta impersonato con convinzione da Robert Burke per la regia onesta di Fred Dekker, viene mobilitato il campionissimo Otomo made in Japan che alla perfezione dell'impianto aggiunge il fascino esotico del samurai. Facile prevedere che nella sfida l'eroe del titolo avrà la meglio, mentre più inaspettato è il rifiuto dei bravi colleghi poliziotti che non esitano a buttare il distintivo e raggiungere la resistenza. Con la benedizione di un'annunciatrice del telegiornale, anche lei contraria a servire la causa degli invasori dello yen." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 27 agosto 1993)
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