Ritorno in Borgogna

Ce qui nous lie

FRANCIA - 2017
3,5/5
Ritorno in Borgogna
Dieci anni fa, Jean ha lasciato la famiglia, proprietaria di un grande vigneto in Borgogna, per girare il mondo. Informato della malattia terminale del padre, decide di tornare a casa, dove si riunisce con la sorella Juliette il fratello Jérémie. Ma la morte del padre poco prima dell'inizio della vendemmia ricopre i fratelli di nuove responsabilità. Nel corso di un anno, al ritmo del susseguirsi delle stagioni, i tre giovani adulti riscoprono e reinventano i loro legami famigliari, grazie alla passione per il vino che li unisce.
  • Durata: 113'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: BRUNO LEVY
  • Distribuzione: OFFICINE UBU
  • Data uscita 19 Ottobre 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Nico Parente

Un film biografico questo Ritorno in Borgogna di Cédric Klapisch, che dal contesto metropolitano di Rompicapo a New York passa alla provincia bucolica francese portando lo spettatore in un contesto rurale, dove protagonista, prima che il paesaggio o il nucleo familiare che gestisce l’azienda vinicola all’interno della quale il regista ambienta la sua storia, è proprio il vino. E difatti Jean (Pio Marmaï) altro non è se non il riflesso del cineasta, che grazie al padre (proprio come il protagonista del film) sin dalla tenera età si è approcciato alla cultura del vino.

Dieci anni fa Jean ha lasciato la famiglia, proprietaria di un grande vigneto a Meursault, in Borgogna, per girare il mondo. A causa della malattia terminale del padre, decide di lasciare temporaneamente l’Australia, dove vive con moglie e figlio, per tornare a casa e riunirsi con la sorella Juliette (Ana Girardot) e il fratello Jérémie (François Civil). Ma la morte del padre poco prima dell’inizio della vendemmia ricopre i fratelli di nuove responsabilità, tra le quali la ricerca di una grossa somma di denaro con la quale pagare le tasse di successione…

Scandito da precise fasi temporali parallele, il film cerca di porre un confronto tra la maturazione dell’uva e dunque la riuscita di un buon vino (un anno) e la crescita dei tre fratelli (che da bambini si ritrovano adulti e genitori). E in effetti, l’intento del regista risulta pienamente riuscito: proprio come il nettare degli dèi, i protagonisti del film mettono in scena asprezza e dolcezza, alternando momenti più frizzanti a fasi più secche e posate. Ma se nel film di Klapisch il vino rappresenta il genitore, il capo del nucleo, il vigneto rappresenta la famiglia.

E proprio la scomparsa del padre, ossia il distacco dalla figura paterna, comporta una difficile prova per i tre fratelli che da questo momento divengono adulti e responsabili sotto ogni forma. Un film toccante e che non tralascia momenti di leggerezza, indispensabili in una trama così metaforicamente e tematicamente complessa. Ottima prova degli attori e del cast tecnico tutto. Un film da vedere e…gustare.

CRITICA

"Mai viste tante degustazioni vinicole come in questo film di Cédric Klapisch che lasciando le tre metropoli del suo 'Appartamento spagnolo', si pone al calore di una sauna di ricordi alcolici, sposando la causa quasi cecoviana di tre fratelli che ereditano una grande vigna. (...) un classico racconto familiare innaffiato da annate di bianco e rosso di Mersault. Là in Borgogna, corso per viticoltori, tripudio di colori di natura e qui pro quo familiari, compresi piccini e suocere." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 19 ottobre 2017)

"Le piccole perle sparse qui e là (che non mancano, soprattutto nel farci percepire l'intreccio tra sentimenti che legano i tre fratelli e amore fisico per la loro terra e il loro prodotto) risultano soffocate da un andamento generale piuttosto grigio, statico, scontato, poco interessante." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 19 ottobre 2017)

"(...) un buon taglio di cinema sul 'far vino' come avventura e cultura, sapienza e sacrificio, lontano dagli standard per esempio di Ridley e Co. in Provenza (...). Dopo la morte del padre due fratelli e una sorella affrontano il destino dell'azienda nella complessità per una volta ben sviluppata: dalle diverse ambizioni personali ai passaggi di lavorazione, dalle scelte di gusto (quale qualità, quale sensualità) alla difesa della proprietà come progetto, mentre paesaggio e contado sono raccontati senza fronzoli. (...) Cast ok. (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 19 ottobre 2017)

"Quanta fatica per avere l'uva a giusta maturazione e arrivare al piacere di un calice di vino. C'è chi eredita questa conoscenza dal papà, come il regista del film «Ritorno in Borgogna», Cédric Klapisch, e c'è chi può averne un assaggio entrando per due ore nel suo mondo. Il tutto mescolato ai capricci, ma stavolta dei sentimenti." (Claudia Ferrero, 'La Stampa', 19 ottobre 2017)

"Una elegante commedia familiare, tra vendemmie, rancori e degustazioni. Per quasi due ore i tre litigiosi protagonisti si rinfacciano antiche e nuove colpe, cercando di coinvolgere la platea. Prosit." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 19 ottobre 2017)

"Il recupero della propria identità avviene proprio attraverso le diverse fasi della vinificazione, come a suggerire la necessità di salvare tutto quello che di buono le tradizioni e la terra hanno ancora da offrire. Ripercorrendo e rivivendo le stagioni stesse dell'esistenza umana." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 20 ottobre 2017)
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