Risorse umane

Ressources humaines

FRANCIA, GRAN BRETAGNA - 1999
Risorse umane
Dopo essersi laureato in economia aziendale a Parigi, il giovane Franck torna in Normandia nella cittadina natia. Qui lo aspetta una stage dirigenziale nella fabbrica dove ormai da trent'anni suo padre Jean-Claude lavora come operaio. L'argomento principale attualmente in discussione è quello della riduzione dell'orario di lavoro a 35 ore. Ben accolto dai dirigenti e in particolare dal direttore Rouet, Franck riceve l'incarico di predisporre un questionario sull'applicazione delle 35 ore, da sottoporre a tutti i dipendenti. La signora Arnoux, rappresentante dei sindacati, lo avverte del fatto che questa azione è illegale e invita il personale a boicottarla. Ricevuta assicurazione sul corretto uso delle risposte, Franck riesce a farlo distribuire. Una sera però si siede per caso al computer di un dirigente e vede già pronta una lettera di licenziamento da inviare ad un certo numero di operai, tra i quali suo padre. Dopo essersi sfogato con il direttore e averlo comunicato al padre, Franck appende una copia della lettera sulla porta d'ingresso. Licenziato anche lui, Frank si schiera a fianco degli operai che danno il via ad azioni di protesta e decidono di boicottare la produzione. Solo suo padre decide di non partecipare alla protesta. Franck dovrà però capire qual è veramente il suo posto.
  • Altri titoli:
    Der Jobkiller
    Recursos humanos
    Human Resources
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 1:1.66
  • Produzione: CAROLINE BENJO, CAROLE SCOTTA PER LA SEPT-ARTE, HAUT ET COURT, CON IL SUPPORTO DI PROGRAMME MEDIA DE DE LA COMMUNAUTÉ EUROPÉENNE, CENTRE NATIONAL DE LA CINÉMATOGRAPHIE (CNC), BBC FILMS, PROCIREP
  • Distribuzione: MIKADO FILM (2000), DVD: DOLMEN HOME VIDEO (2008) - DVD: DOLMEN HOME VIDEO (2010)

NOTE

- PREMIO CIPPUTI E CINEMAVVENIRE AL TORINO CINEMA GIOVANI (1999).

CRITICA

"Un melodramma familiare senza lacrime e una storia operaia senza ideologia. Dai due elementi che compongono 'Risorse umane' di Laurent Cantet - l'opera prima che al Festival Cinema Giovani di Torino ha vinto il premio Cipputi e da gennaio con imprevedibile successo ha conquistato i cinema (e i critici) francesi - esce un film interessante, semplice e severo, che ha la qualità di porre dei problemi senza pretendere di dare delle soluzioni. E che (sgomberiamo subito il campo dall'equivoco) 'non' ha come tema le trentacinque ore, usate piuttosto come sfondo e pretesto: ma il cambiamento sociale, lo scontro tra due generazioni, la fine - o la crisi- dell'ideologia operaia e delle battaglie sindacali. Se con 'Marius et Jeannette' la dimenticata (dal cinema e non solo) classe operaia era raccontata attraverso una favola anarchica, e con 'Rosetta' i disoccupati e i precari sono stati guardati da un partecipante obiettivo neorealista, 'Risorse umane' (la locuzione con cui ci si riferisce al "personale") è invece, sotto lo smalto di una messinscena semplice e classica, quasi un documentario - o almeno ne ha la precisione e l'aria di autenticità". (Irene Bignardi, 'la Repubblica', 3 marzo 2000)

"Al di là del tema, che Cantet e lo sceneggiatore Gilles Marchant affrontano in modo il più possibile dialettico ed equidistante, colpisce di 'Risorse umane' la profondità con cui è descritto il contesto sociale e umano della vicenda. Il personaggio del padre (il non-professionista Jean-Claude Vallod, straordinario) è bellissimo e racchiude in sé tutte le dolorose contraddizioni di una generazione che ha lottato pensando più ai propri figli che a se stessa. Se avete il vago sospetto che le nuove tecnologie non siano sempre 'umane', e che la classe operaia, checché se ne dica, esista ancora, non esitate: questo è il vostro film". (Alberto Crespi, 'L'Unità', 4 marzo 2000)

"Fiction e documentario si sposano con equilibrio in questo film dell'esordiente Laurent Cantet, dove l'utopia per un avvenire migliore si scontra duramente con l'interesse e il cinismo del capitale, provocando anche profondi contrasti familiari". (Fabrizio Liberti, 'Film Tv', 6 marzo 2000)

" 'Risorse Umane' potrebbe sembrare un documentario nobilmente impegnato sul fronte sociale: ma non é così. Se ambienti e personaggi sono presi dal vero, salvo Frank, la credibilità del film non dipende solo dalla naturalezza di Cantet; ma dal modo sensibile e mai stonato con cui il cineasta imbastisce il tessuto delle emozioni delineando, soprattutto nel rapporto generazionale padre-figlio, una situazione umana che ci riguarda tutti". (Alessandra Levatesi, 'La Stampa', 12 marzo 2000)

"Dopo anni di astinenza, la classe operaia va in Purgatorio nel bellissimo film di Laurent Cantet 'Risorse umane' in cui un padre pensionando e un figlio manager si giocano affetti e sindacato sulle 35 ore alla francese. Girato con attori presi dalla fabbrica il film mescola genialmente fiction, documento e poesia senza retorica. Film diverso e coraggioso: merita di essere visto, pensato". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 18 marzo 2000)
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