Rachel

My Cousin Rachel

GRAN BRETAGNA, USA - 2017
2,5/5
Rachel
Il giovane inglese Philip Ashley è in cerca di vendetta contro Rachel Ashley, la bella e misteriosa moglie di suo cugino, convinto che quest'ultima abbia ucciso per interesse il marito Ambrose, con cui Philip è cresciuto. Tuttavia, dopo averla incontrata, Philip resta ammaliato dal fascino di Rachel, cambiando i sentimenti nei suoi confronti fino ad esserne ossessionato...
  • Durata: 106'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, ROMANTICO
  • Tratto da: romanzo "Mia cugina Rachele" di Daphne du Maurier
  • Produzione: FREE RANGE FILMS
  • Distribuzione: 20TH CENTURY FOX ITALIA (2018)
  • Data uscita 15 Marzo 2018

TRAILER

RECENSIONE

di Alessandro De Simone
Daphne Du Maurier meriterebbe maggiore considerazione di quella ricevuta nel corso degli anni. La scrittrice inglese aveva una personalità complessa che si ritrova in molti dei suoi romanzi. Non a caso, Alfred Hitchcock trasse tre film dai suoi lavori, dal poco ricordato Taverna alla Giamaica, ai due capolavori Rebecca, la prima moglie e Gli uccelli.

Ma il romanzo che maggiormente sintetizza la figura della Du Maurier, all'apparenza moglie e madre irreprensibile, dai modi cordialmente freddi da donna inglese, è proprio Mia cugina Rachele, finto romanzo d'appendice in cui si mischiano thriller, amour fou e desiderio in un intreccio torbido e avvincente.


 

Elementi che purtroppo Roger Michell non riesce a restituire in questa versione cinematografica, più preoccupato della forma a discapito delle emozioni, come spesso accade nel cinema inglese. Peccato, perché Sam Claflin funziona come ingenuo ragazzotto di campagna che perde la testa per la cugina, vedova forse nera. C'è da comprenderlo, perché Rachel Weisz è ipnotica nei panni della splendida e misteriosa Rachel, e fa dimenticare molti difetti di un film a cui non si nega una visione, ma che non resterà impresso nella memoria.

NOTE

- PRODUTTORE ESECUTIVO: ROGER MICHELL.

CRITICA

"(...) 'Rachel' non è da respingere in blocco. Il paragone con la versione del 1952, 'Mia cugina Rachele', interpretata da Olivia de Havilland e Richard Burton, gioca a suo sfavore; però pochi se la ricorderanno (la tv l'ha dimenticata da secoli) e non può essere questa la vera ragione. Certo, il romanzo di Daphne du Maurier, scrittrice molto amata da Alfred Hitchcock ('Rebecca la prima moglie', 'Gli uccelli'), è di gusto decisamente 'ottocentesco', pur essendo stato scritto a metà del secolo scorso. (...) Se il film diretto da Henry Koster nel 1952 valorizzava, nella fotografia in bianco e nero dai toni quasi surreali, l'atmosfera da romanzo gotico delle pagine della scrittrice inglese, il remake di Roger Michell è più lineare e convenzionale. Le scenografie sono accurate, i costumi perfetti; e anche Rachel Weisz (decisamente 'adulta' per la parte, ma senza che si noti troppo) è una scelta giusta; molto più di quella di Sam Clafin (...), ingessato nella parte dello sprovveduto innamorato. Però la debolezza del film risiede nella chiave narrativa adottata. Bisogna considerare il contesto della storia, una società preindustriale - l'Inghilterra dell'800 - in cui le relazioni tra i sessi sono basate sul non-detto e i rapporti di potere poggiano su un'ambiguità secolare, che oggi non ci appartiene più: tutto è nelle mani degli uomini, ma le donne esercitano su di loro un'influenza occulta, spaventandoli. Il punto sarebbe, dunque: la pericolosità di Rachel è reale, oppure si tratta di una fantasia persecutoria di Philip? La fragilità del film sta nel portare avanti questa ambiguità per due ore, crogiolandosi nel dilemma senza stabilire un'alchimia tra i due protagonisti né sforzarsi di rinnovare in alcun modo il genere 'period film', ormai fuori moda, agli occhi del pubblico d'oggi, per temi e modi di rappresentazione. Sir Alfred Hitchcock ci ha insegnato che perfino la suspense, se protratta a oltranza, può diventare noiosa; e che bisogna irrobustirla con iniezioni di temi complementari. Che nel caso potevano riguardare la passione d'amore e le false apparenze dell'amato nella psiche dell'amante. Una nota positiva per il nostro Pierfrancesco Favino, nella piccola parte dell'ambiguo Enrico Rainaldi." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 15 marzo 2018)

"Manca l'avvelenamento con i funghi che va di moda, è un oscuro oggetto del desiderio che si compiace di scenari artificiali più espressivi del resto, in un film letterario-romantico che pretende alla fine resa dei conti affettiva. Due uomini in gioco, il dimenticabile Sam Claflin e Favino guest star toscana." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 15 marzo 2018)

"Weisz all'altezza del confronto divistico, con aggiornamento che fa sostanza e necessità: una dose calibrata di femminismo nell'eroina che guarda al futuro." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 15 marzo 2018)

Rispetto a 'Mia cugina Rachele' (1952) con Olivia de Havilland, la Rachel di Michell è più ironica, sensuale e intrigante. (...) Bellissima la Cornovaglia di inizio 800 e superlativi gli attori. Non solo il premio Oscar Weisz (...) ma che classe anche Sam Claflin misogino in balia dei primi impulsi sessuali. Bravo anche Favino (...)." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 15 marzo 2018)

"Elegante e vaporoso rifacimento di un giallo del '52. Nel ruolo di Olivia de Havilland c'è Rachel Weisz (48 anni, un po' troppi) e passi. Ma al grande Richard Burton, subentra il bel semolino Sam Claflin. Un film d'atmosfere, dal romanzo di Daphne du Murier, scrittrice più fumo che arrosto, come ben sa chi conosce «Rebecca, la prima moglie». L'intrigo (...) tutto sommato funziona. Anche se il protagonista (...) è di una fesseria quasi commovente." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 15 marzo 2018)

"Piacerà a chi ricorda con piacere la Rachele della de Havílland di 60 anni fa. Rachel Weisz non è un'indegna erede." (Giorgio Carbone, 'Libero', 15 marzo 2018)
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