Quintet

USA - 1979
Una glaciazione universale ha ricoperto la Terra, non esiste più vita animale o vegetale e solo dei licheni nascono e permettono ai viventi di distillare la "booza", un liquore con il quale a volte i più ricchi tentano di dimenticare la realtà. Le città sono immobili sotto una cortina di ghiaccio e i più deboli si lasciano afflosciare nelle strade, dove branchi di cani randagi li divoreranno. I più vitali degli uomini e delle donne praticano il "Quintet", un gioco in cui il vincente ha il diritto legale all'eliminazione dei perdenti e il gusto del brivido della morte sfiorata e momentaneamente elusa. Essex, un cacciatore per il quale non esistono più foche, torna nella sua città insieme alla compagna Vivia che è incinta. I due raggiungono Redstone, fratello di Essex, ma Vivia perde la vita a causa di una bomba. Per scoprire il perché dell'assurdo assassinio, Essex assume il nome di Redstone ed entra nel gioco in cui deve scontarsi con Deuca, Goldstar, Ambrosia e Saint Christopher. Risultato vincitore, Essex esige dal cinico giudice Grigor la spiegazione del gioco e l'indicazione del premio guadagnato.
  • Durata: 119'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASY
  • Specifiche tecniche: PANAVISION, VISTAVISION, 35 MM (1:1.85) - DE LUXE
  • Produzione: ROBERT ALTMAN E ALLAN NICHOLLS (PSEUDONIMO DI ANDREW F. NICHOLLS) PER LIONS GATE, 20TH CENTURY FOX
  • Distribuzione: FOX - DVD: 20TH CENTURY FOX HOME ENTERTAINMENT (2009)
  • Vietato 14

CRITICA

"Si fatica a riconoscere l'Altman di 'Nashville', e perfino quello minore del 'Matrimonio', nel regista che ha diretto 'Quintet'. Glaciale come l'argomento, il film propone improbabili alchimie futuribili con stanca vena narrativa e puntiglio puramente formalistico. Non solo la situazione appare già logorata da precedenti e in parte analoghi film di fantascienza (come 'La decima vittima', di Elio Petri), ma accolta e svolta con stanca rassegnazione da un Altman deconcentrato. Sintomatico: la cosa migliore resta la scenografia". (Sergio Prosali, 'La Nazione')

"Il film è un pasticcio incredibile di chiacchiere fantascientifiche e fantaintellettuali, condotte in un labirinto allegorico tutto di maniera. Che presume di inserirsi nel filone dei gialli metafisici, ispirato al pessimismo degli apocalittici e alle ultime speranze dei giocatori impenitenti e invece gira nel vuoto a rendere una metafora aggrappata alla mistica del numero cinque (con qualche riferimento, se si avesse voglia di scherzare, persino al Pentagono, nido del Potere militare). Gli sforzi fatti dagli scenografi, dagli architetti e dai costumisti sono senza dubbio pregevoli, perché la veste formale del film girata fra gli avanzi dell'esposizione di Montreal del '67 e nel nord Canada - è dettata da una fervida fantasia spettacolare, ma la fiaba nera (per cui Altman scomoda il nome di Grimm) ne emoziona ne stuzzica (...) C.G. Jung dedicò tutta la sua opera a mostrare l'importanza di dividere per quattro e c'è chi, come George Dumezil, ha speso una vita a scoprire la triade alla radice delle istituzioni dei popoli indoeuropei. In 'Quintet', suo 15mo film, l'infaticabile Altman ha scelto il numero 5 come fondamento mistico di questa sua favola di anticipazione su un'era glaciale e un'umanità in agonia per la quale non esiste altra prospettiva che la morte. Nelle scene e nei costumi domina la figura del pentagono regolare; l'azione si svolge in una città semisotterranea che in origine ospitava cinque milioni di abitanti, divisi in venticinque settori a cinque livelli: 'Quintet', il gioco mortale che fa da motore alla vicenda, si gioca su una tavola pentagonale; in un sermone di San Cristofer, si dice che l'universo ha cinque lati e che cinque sono gli stadi dell'esistenza. Il gioco matematico potrebbe continuare: cinque i personaggi principali (Paul Newman, Vittorio Gassman, Bibi Anderson, Fernando Rey, Brigitte Fossey); cinque le fasi dell'azione: i cani che si cibano dei cadaveri si muovono a gruppi di cinque e così via. Ma sono tre le classi in cui si divide l'umanità: i moribondi, la gente che aspetta, rassegnata, la morte; i mercanti e i pescatori che si tengono in vita dedicandosi al commercio; i giocatori di 'quintet', quasi un'aristocrazia. Per Altman, giocatore accanito nella vita, il gioco ha una serie di valenze e di significati che s'intrecciano di film in film. In 'Quintet' - per la seconda volta dopo "California Poker" (1974), ma in modi assai diversi - acquista una funzione centrale: in un universo in agonia dove i! lavoro e l'amore sono scomparsi, il gioco diventa un surrogato della vita e della morte, il cardine della vita di relazione." (Giovanni Grazzini 'Il Corriere della Sera')
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy