Quei loro incontri

FRANCIA, ITALIA - 2006
Quei loro incontri
Il documentario ricostruisce la preparazione dello spettacolo teatrale "Quei loro incontri. Gli uomini/Gli Dei", ispirato ai "Dialoghi con Leucò" di Cesare Pavese, che Jean-Marie Straub e Danèle Huillet hanno messo in scena nel maggio 2005 in Toscana, presso il Teatro Francesco di Bartolo. Nel documentario le immagini delle prove dello spettacolo si intersecano con le interviste agli attori e ai due registi che raccontano il loro percorso artistico e le loro affinità con Cesare Pavese e la sua descrizione del mondo contadino del dopoguerra.
  • Altri titoli:
    Ces rencontres avec eux
  • Durata: 68'
  • Colore: C
  • Genere: DOCUMENTARIO, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.37)
  • Tratto da: "Dialoghi con Leucò" di Cesare Pavese
  • Produzione: DANIELE HUILLET E JEAN-MARIE STRAUB, PIERRE GRISE PRODUCTIONS, CON LA PARTECIPAZIONE DI REGIONE TOSCANA, PROVINCIA DI PISA, TEATRO COMUNALE DI BUTI, 'IL SARACINO', CENTRE NATIONAL DE LA CINEMATOGRAPHIE, ARCHIPEL, L.T.C. SAINT-CLOD

NOTE

- 'LEONE SPECIALE' A JEAN-MARIE STRAUB E DANIÈLE HUILLET PER L'INNOVAZIONE DEL LINGUAGGIO CINEMATOGRAFICO ALLA 63MA MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2006).

- SEQUEL DI "DALLA NUBE ALLA RESISTENZA" (1979).

CRITICA

"Un'opera difficile e severa, firmata da una delle coppie più austere del cinema internazionale, composta da due francesi, Jean-Marie Straub e Daniele Huillet attivi da anni anche nel cinema tedesco e, da un po' di tempo, in quello italiano. (...) La loro rappresentazione è affidata a uomini e donne in abiti moderni ma rustici, che ora tra gli ulivi, ora vicino a una cascata, ora tra selve e monti rocciosi, con immagini quasi sempre immote, scandiscono il testo di Pavese. Dico scandiscono perché non lo recitano. A voce alta, evitano infatti non solo le coloriture e le accentuazioni, ma anche la fluidità di un discorso interrotto volutamente ogni volta che la riga, nella frase scritta, finisce. Con pause che un interprete normale non accetterebbe. Un esperimento senza concessioni, il cinema rarefatto che è da sempre il segno dei due autori. Da considerare con rispetto." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 8 settembre 2006)
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