Quattro zampe a San Francisco

Homeward Bound II: Lost in San Francisco

USA - 1996
Quattro zampe a San Francisco
La famiglia Seaver, padre madre e i tre figli, decide di partire per un campeggio sulle Montagne Rocciose canadesi. Vengono radunati bagagli, cani, gatti ma, all'aeroporto di San Francisco, il cane Chance esce dalla gabbia e rimane a terra. Lo seguono due fedeli amici, Shadow e Sassy e, ormai partito l'aereo, ai tre non resta che cominciare a vagare per le strade della grande città in cerca della direzione giusta per tornare a casa. Nel corso di questa difficile impresa si trovano coinvolti in numerose e pericolose avventure, incontrano bande di cani randagi, altri quadrupedi e Chace fa la conoscenza della bella Delilah. Alla fine, stanchi e affamati, riescono ad arrivare al giardino di casa, dove la famiglia Seaver li aspettava preoccupata.
  • Durata: 88'
  • Colore: C
  • Genere: FAVOLA
  • Specifiche tecniche: TECHNICOLOR
  • Tratto da: ispirato al romanzo "The Incredible Journey" di Sheila Burnford
  • Produzione: BARRY JOSSEN PER WALT DISNEY PICTURES
  • Distribuzione: BUENA VISTA INTERNATIONAL ITALIA (1997) - WALT DISNEY HOME VIDEO

CRITICA

"Ancora una volta la carta vincente del simpatico film adatto ai bambini è la 'naturalezza' espressiva con cui gli animali, dopo ore di set, fingono di 'parlare'. È tutto combinato, ma l'effetto funziona. Anche perché i raminghi a 4 zampe incontrano amici, si innamorano, sfidano le ire dell'acchialappacani e le fiamme di un incendio, perdono e ritrovano la strada e un osso. Si comportano come veri cartoon, anche se invece i tre animali e i loro amici sono esempi scelti dell'Actor's Studio canino: 40 cani e 10 felini sul set, con inevitabili scambi di ruoli, secondo le reciproche specialità. Naturalmente tutto nel rispetto del codice morale, su cui ha vegliato la Protezione Animali. Che non si offende se i cani parlano e pensano, secondo l'etica antropologica Disney, come gli uomini, cui alla fine con amore si riuniscono, pur osservandone i limiti in divertenti pensieri fuori scena". (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 28 gennaio 1997)
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