Quando hai 17 anni

Quand on a 17 ans

FRANCIA - 2016
3,5/5
Quando hai 17 anni
In un aspro villaggio tra le montagne della Francia sud-occidentale, Damien e Tom frequentano la stessa scuola. Potrebbero essere amici, ma non si sopportano. Si insultano, e quando le parole non sono abbastanza si picchiano. La madre di Damien, Marianne, è medico; il padre, pilota militare in missione in Africa. Tom è magrebino, figlio adottivo di una coppia di contadini che vive in una remota fattoria in mezzo alle montagne. Dopo diversi aborti, la madre adottiva di Tom è nuovamente incinta, e dal momento che la sua gravidanza di presenta difficile, Marianne si offre di aiutarla accogliendo Tom in casa sua per il tempo necessario. Damien e Tom si trovano a vivere così sotto le stesso tetto...
  • Altri titoli:
    Being 17
    Se hai 17 anni
    Quando hai 17 anni - Scegli di essere te stesso
  • Durata: 114'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Produzione: FIDÉLITÉ FILMS, IN COPRODUZIONE CON FRANCE 2 CINÉMA, WILD BUNCH
  • Distribuzione: CINEMA DI VALERIO DE PAOLIS
  • Vietato 14
  • Data uscita 6 Ottobre 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Simone Porrovecchio

Quando hai 17 anni  è un ritratto convulso e profondo dell’adolescenza. Téchiné, del resto, della gioventù è il cantore più grande che il cinema europeo ha. E forse ha avuto. Una carrellata iniziale lungo strade verdi d’estate e poi bianche d’inverno. Veloce, troppo veloce, e già Téchiné ci porta dentro l’atmosfera di questo film che deve dire così poco, per dire così tanto. Taglio. Palestra di una scuola. Due team vengono scelti per giocare una partita di pallacanestro. Solo due ragazzi restano seduti. Uno, perché è più scuro degli altri e forse troppo bello. L’altro perché, in qualche modo, non è come gli altri. Non c’è solitudine più grande di restare in panchina a diciassette anni. Soli, in due. Gli sguardi si sfiorano, ma questa compagnia forzata sulla panchina degli esclusi non rende la solitudine più sopportabile. Quando inizia il gioco della vita per Thomas (Corentin Fila) e Damien (Kacey Mottet Klein)?

Due anni fail pluripremiato Boyhood di Richard Linklater aveva già raccontato della necessità, del dolore e della gioia di diventare adulti. La storia, non solo al cinema, è antica come l’uomo. Eppure ogni volta nuova, quando a raccontarla sono artisti con lo sguardo di André Téchiné.
Thomas e Damien. Non dovrebbero stringere amicizia tra loro? Due outsider sono sempre, almeno, il principio di una maggioranza. Invece i due ragazzi si picchiano a ogni occasione. L’uomo è un prodotto non sempre riuscito dell’evoluzione. Perché la nostra specie deve ricorrere ai pugni per diventare adulti? La bellezza di questo film è che non si sforza da nessuna parte di spiegare il perché. Il perché, forse, è la tensione tra gli esseri umani.

La tensione tra Damien e Thomas è una delle forze generatrici e distruttrici della nostra specie. Il cinema di Téchiné mette a nudo questa tensione sempre tenuta nascosta della nostra specie. Thomas è figlio adottivo, vive sulle montagne con la famiglia povera. Damien è figlio di un militare di rango, una madre premurosa (ottima Sandrine Kiberlain), contesto borghese. Téchiné fa dei Pirenei sullo sfondo un personaggio del film. Anzi, il suo accompagnatore. Per forzare il figlio a confrontarsi con la sua aggressività, e per aiutare il compagno di classe Thomas negli studi, risparmiandogli tre ore di viaggio al giorno, la madre invita Thomas a stare da loro per un po’. Damien e Thomas sotto lo stesso tetto. È ora che quella tensione svela sé stessa. In cosa consiste la felice bellezza di Quando hai 17 anni? Non essere solo il racconto di un coming out (o forse due), ma renderci testimoni della vita stessa.

NOTE

- REALIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON LA BANQUE POSTALE IMAGE 8; CON LA PARTECIPAZIONE DI: CANAL +, FRANCE TÉLÉVISIONS, CINÉ +; CON IL SOSTEGNO DI LA RÉGION MIDI - PYRÉNÉES.

- IN CONCORSO AL 66. FESTIVAL DI BERLINO (2016).

CRITICA

"Con la buona sceneggiatura l'autore racconta disagi interiori in contesto inusuale, inserendosi nella contraddittorietà delle teen emozioni, fa tesoro della ricca ambiguità espressa benissimo dai due ragazzi: l'infanzia di un capo di Kacey Mottet Klein e la rabbia di Corentin Fila, consapevoli che ciò forse diventerà una parentesi rimpianta della prossima età matura, una scintilla che il film impatta." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 6 ottobre 2016)

"Sono innumerevoli i registi che hanno cercato di fissare sulla pellicola dolori e gioie dell'adolescenza, quell'età incerta in cui - dubitando di tutto - si devono prendere decisioni cruciali per la propria vita. Per riuscire a farlo così bene ci voleva un regista ultrasettantenne: o meglio, l'alleanza tra l'ultrasettantenne André Téchiné e la sua collega Céline Sciamma, giovane sceneggiatrice e regista in proprio (...). Si avverte che 'Quando hai 17 anni' è il film di un intellettuale: lo tradiscono il titolo stesso, preso a prestito da un verso di Arthur Rimbaud, e una dotta disquisizione sul desiderio mascherata da materia di studio dei ragazzi. Tuttavia la storia è narrata con estrema semplicità, e per questo risulta tanto più efficace e coinvolgente. (...) È vero che il regista porta ancora una volta nel film le proprie ossessioni e i propri temi ricorrenti, inclusi l'omosessualità e i fantasmi dell'incesto. Ma la sensibilità e l'acume con cui s'inoltra nell'universo di personaggi che oggi potrebbero essere suoi nipoti è ammirevole: non un'inquadratura che suoni falsa, nessuno stereotipo o luogo comune sull''età ingrata'; mentre le asperità, le reticenze e perfino l'aggressività dei comportamenti sottendono un bisogno lancinante di empatia e di assistenza reciproca. Però, in tema di rifiuto dei cliché sull'adolescenza, la cosa notevole è un'altra. Pur essendo a tutti gli effetti ragazzi della nostra epoca (...), quelli di Téchiné rifuggono dagli stereotipi che il cinema appiccica di regola ai teenager odierni: smartphone, messaggini, selfie e tutto il resto. Roba che, nelle intenzioni di tanti cineasti, vorrebbe 'fare realismo' e invece serve solo a smarrire la linea retta della narrazione. Resta da aggiungere che Téchiné dirige gli attori da par suo, ottenendo il massimo dai due giovanissimi interpreti e dalla sempre più brava Sandrine Kiberlain." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 6 ottobre 2016)

"(...) un film che una volta tanto non è fatto (solo) di psicologie o di facili sociologismi ma di aria, umori, colori, passioni. In perfetto equilibrio tra l'età impetuosa dei personaggi principali e la forza di quella Natura non meno protagonista di loro. Come riassume alla perfezione la poesia scritta da Rimbaud a 16 anni che Damien legge in una delle prime scene del film, 'Sensation'. E come André Téchiné aveva già fatto nel lontano 1994 in uno dei suoi film migliori, 'Les roseaux sauvages/L'età acerba'. Con la stessa capacità di catturare i palpiti più segreti e qualche fatica in più nel delineare il quadro storico di questa storia di maturazione e d'amore. Anche perché la guerra d'Algeria della sua giovinezza (Téchiné ha 73 anni), ormai storicizzata, aveva contorni più chiari e sicuri del presente melmoso in cui siamo sprofondati, che si affaccia in 'Quando hai 17' anni con qualche insistenza. Il padre di Damien, pilota militare, è sempre in missione in paesi pericolosi, il che spiega il clima di desiderio diffuso, alla 'Teorema', che si respira dopo l'arrivo del bel Tom, ma introduce anche l'unica nota lievemente forzata di un film altrimenti miracoloso. Grande ritorno di un autore che avevamo un po' perso di vista." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 6 ottobre 2016)

"Questa relazione intorbidita dalle normali incertezze dell'età consente al francese Téchiné di cesellare gli stati d'animo dei protagonisti e di avviarli alle traumatiche scoperte della crescita con un tocco d'alta classe psicologica (...)." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 6 ottobre 2016)

"Ben coadiuvato dalla co-sceneggiatrice Celine Sciamma, Techiné incide con sensibilità le turbolenze esistenziali dei protagonisti, pedinandoli con naturalezza e molto confidando nella spontaneità dei suoi attori; ma risultano anche ben disegnati il contesto e il personaggio della madre di Damien, interpretato da una Sandrine Kiberlain di convincente spessore." ('La Stampa', 6 ottobre 2016)

"Seguace di un cinema di scontri e rivelazioni (da Eustache a Fassbinder), esperto di formazione sentimentale ('Rendez-vous', 'L'età acerba') Téchiné prosciuga i conflitti per scansare il mélo, contando sull'energia degli attori." ('Nazione-Carlino-Giorno', 7 ottobre 2016)

"«Avere 17 anni», uno dei più bei film del regista francese dai tempi del capolavoro 'Le Roseaux Sautages' ('94), è un romanzo di formazione e di scoperta della vita che si intreccia a quella della sessualità. Prepotente, furiosa, col cuore in gola e lo spavento di lasciarsi andare come solo quando si hanno diciassette anni. (...) Techinè racconta a partire dai corpi filmati con amore, quello del protagonista, straordinaria faccia nuova del cinema francese, Corentin Fila, una specie di caos che scompiglia gli universi e le certezze (...). A cui fa da specchio Damien, trattenuto e impacciato disorientato nel confronto sul bordo del gender con la sua sessualità. (...) II cinema d'oltralpe ha un legame speciale con l'adolescenza, quasi che questo frammento dell'esistenza umana con le sue attese e la sua infelicità sia il terreno potenzialmente più ricco su cui sperimentare una narrazione. Coi rischi che comporta un tema infinitamente ripetuto, un mito, una leggenda, una raccolta di luoghi comuni, gli amori impossibili e la lotta confusa con l'età adulta. Per questo il film di Techinè stupisce ancora una volta di più. È una storia d'amore, fisica e colta con pudore nella sua profonda segretezza Ma è anche la scoperta della vita e del mondo che avviene attraverso la sessualità, nella liberazione del desiderio, nella conquista di una nuova libertà che è insieme fiducia nel mondo e in un futuro. (...) Si può narrare il presente nell'amore? Sembra anche questo una sfida impossibile a meno che non sia orientata da un magnifico senso del cinema come quello che guida lo sguardo del regista. Non c'è mai in ogni singola inquadratura di Techiné qualcosa di eccessivo, sentimentalismo a buon mercato, l'esibizione della sceneggiatura che tutto fa quadrare (tipico limite italiano). L'equilibrio complicato e prezioso, mai artefatto, è tra la scrittura precisissima nei toni, negli accenti dell'emozione, nei passaggi accelerati del regista insieme a Céline Sciamma (autrice dei bellissimi 'Diamante nero' e 'Tomboy'), di cui si sente la sensibilità raffinata a cogliere il sentimento di passaggio di ognuno dei personaggi e una messinscena quadratissima e insieme delicata. In cui la dimensione intima si spalanca sul presente, le guerre in cui la Francia è coinvolta coi loro morti di cui si parla sempre troppo poco (...). E sulla Storia, la guerra di Algeria, i pieds noirs, temi che si rincorrono nella poetica di Techiné in un'eco che rimbomba fino a oggi. Tutto questo però con leggerezza, nel flusso della vita che sembra impossibile catturare e di cui invece Techiné riesce a tradurre il respiro nelle sue immagini." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 16 febbraio 2016)
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