Quando eravamo re

WHEN WE WERE KINGS

USA - 1996
Quando eravamo re
Voleva essere la ricostruzione delle ore precedenti all'incontro per il titolo mondiale nel 1974, a Kinshasa nello Zaire, tra il campione dei pesi massimi George Foreman e lo sfidante Mohammed Alì. Ha fiinito con l'essere un "monumento" a Mohammed Alì con riprese d'archivio, interviste fatte successivamente a George Plimpton e Norman Mailer, i più noti reporter dell'evento. Infatti gli allenamenti durarono sei settimane a causa di una ferita di Foreman e la personalità di Alì emerse al punto che il popolo dello Zaire lo ritenne il profeta di una nuova liberazione.
  • Durata: 88'
  • Colore: C
  • Genere: DOCUMENTARIO, SPORTIVO
  • Produzione: DAVID SONNENBERG, LEON GAST, TAYLOR HACKFORD PER DAS FILMS, DAVID SONENBERG PRODUCTION, POLYGRAM FILMED ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: MIKADO FILM

NOTE

- OSCAR 1997 COME MIGLIOR DOCUMENTARIO.

- REVISIONE MINISTERO APRILE 1997.

CRITICA

"Gli scrittori testimoni del match (Norman Mailer, George Plimpton) non sanno se ammirare più il pugile o il retore. Ma la cosa più bella forse la dice Spike Lee: "Muhammad Alì è l'unico campione che ha sempre parlato senza pensare mai alla propria carriera". E difatti nel 1974 aveva già scontato una pesante condanna per essersi rifiutato di andare in Vietnam. Premiato con l'Oscar della categoria, il documentario di Gast (quando inventeremo una parola più giusta per film di questa portata?) a quanto pare non incontra il favore dei giovani afroamericani. Politicamente parlando, è triste. Ma soprattutto è sciocco." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 25 aprile 1997)

" 'Quando eravamo re' non è niente altro che la cronaca di quell'incontro. Un film semplicemente straordinario (ha vinto l'Oscar come miglior documentario), campione di incassi negli Stati Uniti. Le lunghe settimane di preparazione, i commenti - fra gli altri - di Spike Lee e Norman Mailer, la viva voce del campione, la folla africana che lo elegge subito suo beniamino. Se la boxe può essere bella, Clay-Ali è stato il suo profeta: e Leon Gast, l'autore della pellicola, gli rende un omaggio capace di far salire le lacrime agli occhi." (Luigi Paini, 'Il Sole 24Ore', 4 maggio 1997)
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