Puccini e la fanciulla

ITALIA - 2008
4/5
Puccini e la fanciulla
1908. Giacomo Puccini è nella villa di Torre del Lago insieme alla moglie Elvira e alla figlia di lei, Fosca. Il maestro è fervidamente impegnato nella composizione di una nuova opera ma, per distrarsi un po' dal lavoro, ogni giorno si reca allo chalet di Emilio Manfredi, un rustico ritrovo sospeso su palafitte, dove passa il tempo bevendo, fumando e giocando a scopone, servito dalla bella Giulia, figlia dell'oste. Un giorno, Fosca viene scoperta in atteggiamenti intimi con il suo amante, Guelfo Civinini, librettista di Puccini, dalla cameriera Doria. Fosca inizia a tenere d'occhio la domestica per accertarsi che mantenga il silenzio, e dalle sue attente osservazioni emerge una certa complicità tra Doria e Puccini. Fosca mette al corrente della cosa sua madre Elvira che, a sua volta, decide di spiare il marito e viene così a scoprire che questi ha una relazione con una giovane donna. Elvira è convinta che la ragazza in questione sia la stessa Dora e, dopo averla cacciata di casa, si impegna a rovinarle la reputazione. In realtà la giovane è un'altra ma Doria, per il peso del disonore, prende una drammatica decisione.
  • Durata: 84'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.33)
  • Produzione: GIOVANNI CARRATORI E PAOLO BENVENUTI PER ARSENALI MEDICEI IN COLLABORAZIONE CON INTOLERANCE SCUOLA DI CINEMA DEL COMUNE DI VIAREGGIO E MEDIATECA REGIONALE TOSCANA FILM COMMISSION
  • Distribuzione: LO SCRITTOIO SAS
  • Data uscita 19 Giugno 2009

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Una ricerca meticolosa, avvincente e sorprendente durata sei anni, quelli impiegati da Paolo Benvenuti e i suoi allievi della scuola di cinema Intolerance per scoprire un mistero centenario sulla figura del grande compositore toscano Giacomo Puccini: è Puccini e la fanciulla, prodotto in collaborazione con la Fondazione Festival Pucciniano e la Mediateca Toscana Film Commission.
In cartellone fuori concorso alla 65esima Mostra di Venezia, insieme al filmato inedito Un giorno con Puccini - Torre del Lago, 1915, ritrovato dallo stesso regista toscano in due scatole di biscotti durante le ricerche, Puccini e la fanciulla riconsegna al pubblico un grande regista, atipico nel panorama italiano, un autore di grande sapienza formale e rigore morale, che al Lido - e al cinema - mancava dal 2003 con Segreti di Stato.
Benevenuti ha indagato sul suicidio di Dora Manfredi, la cameriera della famiglia Puccini, da sempre ritenuta l'amante del Maestro, sulla base di un'intuizione sul legame tra arte e vita: i personaggi femminili dei libretti assomigliavano alle donne frequentate dal musicista nella sua vita. "Volevamo provare l'esattezza della nostra ipotesi: la Minnie de La Fanciulla del West non era ispirata alla cameriera Doria Manfredi, ma alla cugina di lei, Giulia, una ragazza bella, forte, indipendente, locandiera e cacciatrice a Torre de Lago: era lei l'amante di Puccini".
Frutto di una rocambolesca dimostrazione, Puccini e la fanciulla è stato realizzato dal regista con la fondamentale collaborazione della moglie, Paola Baroni curatrice delle musiche, tratte dallo spartito per pianoforte de La Fanciulla del West, che si fondono alla perfezioni con l'habitat sonoro del lago di Massaciuccoli: il risultato è una magnifica sinfonia audio-visiva, con camera, luci, musica e rumori che elevano il film dalla cronaca, dall'indagine storico-biografica, nei territori del cinema tout court. Sono molte le inquadrature, le prospettive e le ombre che rimagono sulla retina dello spettatore, e che rimarranno.
E' presto per dire quale dei quattro italiani in concorso avrebbe potuto sostituire, ma il rammarico esiste già: una Mostra più coraggiosa avrebbe Puccini e la fanciulla in competizione.

NOTE

- FUORI CONCORSO ALLA 65. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2008).

- REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MIBAC.

- PAOLO BENVENUTI E ALDO BUTI SONO STATI CANDIDATI AL NASTRO D'ARGENTO 2010 PER LA MIGLIOR SCENOGRAFIA.

CRITICA

"Poche parole e molti fatti. Anzi: via del tutto i dialoghi, solo musica e suoni d'ambiente. Questa è la misura dello spostamento in alto dell'asticciola che ci pone sotto agli occhi il sessantaduenne regista pisano Paolo Benvenuti. (...) Benvenuti, come è tradizione nel suo ricercatissimo cinema, ricostruisce filologicamente sfondi e oggetti, vestiti e mustacchi d'epoca per adagiare i suoi eleganti protagonisti su una scrupolosa e dettagliata ricostruzione storica basata sulle lettere scritte da Puccini a moglie, amiche e amanti. Le missive lette ad alta voce, assieme alla reale musica de 'La Fanciulla del West', diventano gli unici riferimenti sonori per un film sostanzialmente muto e armonizzato continuamente tra fondali naturali ed interni dal netto contrasto chiaroscurale. L'impasto visivo di 'Puccini e la fanciulla' è privo di certi solenni e ieratici movimenti di macchina da presa presenti nell'altrettanta degnissima opera di Benvenuti, 'Gostanza da Libbiano' (2000). Di questa comunque mantiene l'afflato, per così dire tematico, che più sconvolge: la tragica emarginazione della serva Doria, sorta di strega insozzata dal demonio della copula, rinchiusa a chiave nel proprio stanzino, emarginata dalla chiesa. Pensare che un film di tale preziosa fattura nasca come indagine storica di un gruppo di sedici ragazzi della scuola di cinema viareggina 'Intolerance', con la supervisione e infine il subentro di Benvenuti alla regia, fa capire come spesso l'attenta preparazione e l'assoluta coerenza nella propria atipica idea di cinema portino a rasentare la perfezione". (Davide Turrini, 'Liberazione', 31 agosto 2008)

"Il film è senza dialoghi ma non muto, anzi frutto di un prezioso lavoro sull'impianto sonoro, per restituire i rumori del tempo. La voce accompagna solo la lettura di alcune lettere.(...) Certo è un film per palati fini, non per pubblici impazienti". (Michele Anselmi, 'Il Giornale', 29 Agosto 2008)

"Benvenuti è abile a restituire l'epoca, gli spazi, le diverse cadenze dei comportamenti. Questo cinema para-sonoro è tuttavia una scelta che ingessa spesso sia la sceneggiatura che le interpretazioni, mentre lascia scorrere i 'momenti musicali'. Puccini stava scrivendo 'La fanciulla del west', opera che echeggia nelle stanze di Villa Puccini in una trascrizione per pianoforte non riconosciuta ufficialmente". (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale', 30 agosto 2008)

"Il 'muto' in forma sonora (si potrebbe pure dire il contrario) permette anche una composizione accurata dell'immagine, che è specifica del cinema di Benvenuti, ma qui coincide in modo ancora più netto con la dimensione narrativa. I rimandi alla pittura che cambiano secondo le situazioni, passando dallo ieratismo delle scene finali prima del suicidio a una bellissima sequenza dove le donne lavano i panni nel lago, vicina alle rappresentazioni del proletariato nei primi del secolo, formano uno spazio cinematografico che è esso stesso sostanza della storia: la casa al centro con la torre da cui si domina il mondo, dove Puccini e la famiglia possono osservare i destini e le vite altrui. E gli altri, 'l'esterno', la gente comune, che si muove intorno. Il melodramma rivela il suo germe rivoluzionario, e il cinema nello sguardo di Benvenuti un momento di grazia sempre più difficile da catturare". (Cristina Piccino, 'Il manifesto', 30 agosto 2008)

"'Puccini e la fanciulla' è un film difficile, di nicchia, ma del resto Benvenuti lo sa bene: 'Io e Paolo Baroni, in fondo, lavoriamo come storici: solo che alla fine di anni di ricerche, anziché scrivere un saggio, giriamo un film'. Che ricrea magnificamente le atmosfere visive dei macchiaioli toscani e trova almeno un interprete miracoloso, Riccardo Moretti; un musicista che sa recitare e somiglia a Puccini in modo impressionante". (Alberto Crespi, 'L'Unità', 30 agosto 2008)

"Il fuori concorso 'Puccini e la fanciulla' è film rigoroso nella resa degli ambienti (quella casa isolata nel mezzo del lago con un albero frondoso e delle roselline che a fatica si aggrappano ai muri esterni) e nella definizione dei ben individuati caratteri, prezioso nella descrizione delle bellezze (anche un po' cupe) del lago. Film serio, colto, una ben controllata commozione, avrebbe anche ben figurato nella competizione ufficiale. Ma Marco Müller avrebbe dovuto portare a cinque i film del concorso. Già con quattro è stato criticato...". (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 30 agosto 2008)

"Presentato marginalmente alla Mostra di Venezia, questo episodio di lotta di classe connessa alla lotta di letto è tutto su toni sommessi, con un po' di musica da film muto. I pucciniani vadano, ma forse non saranno contenti. Gli erotomani si astengano." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 19 giugno 2009)
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