Prossima fermata: Paradiso

Defending Your Life

USA - 1991
Prossima fermata: Paradiso
Daniel Miller, un giovane pubblicitario statunitense, schiantatosi con l'automobile appena comprata contro un pullman, si ritrova a Judgement City, la Città del Giudizio dove i defunti ritrovano i grandi alberghi ed i lussi di Las Vegas e nei ristoranti si mangia gratis ed a sazietà, col vantaggio, apprezzato soprattutto dalle signore un tempo a dieta, di non aumentare di peso. Tuttavia i trapassati devono subire una sorta di processo, che è poi una video seduta psicoanalitica, con un pubblico ministero, un avvocato e due giudici che scegliendo un certo numero di giorni da esaminare, in cui sono avvenuti episodi-chiave nella vita del giudicando, decideranno se costui sia idoneo ad un trasferimento a livelli superiori di perfezione oppure sia destinato ad un'ulteriore reincarnazione sulla Terra. Durante lo svolgimento del processo Daniel incontra Julia, una giovane donna morta cadendo malamente. Tra i due nasce un idillio "ultraterreno". A complicare le cose c'è Lena Foster, l'implacabile pubblica accusa di Daniel che cerca con ogni mezzo di dimostrare, con buoni fondamenti, che costui sia un vigliacco, malgrado le astuzie di Bob Diamond, l'avvocato difensore. Daniel viene così respinto, mentre Julia, che ha avuto un'esistenza generosa e piena di spontaneità, è destinata a progredire. Costretto a salire su un autobus diverso da quello di Julia per raggiungere la differente destinazione, Daniel, trovato il coraggio, si getta dal suo autobus e pericolosamente raggiunge l'altro dove si trova Julia: per tale fatto ottiene la "promozione" allo stesso livello superiore della donna ed il ricongiungimento con lei.
  • Durata: 112'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASY
  • Specifiche tecniche: PANORAMICO, PANAVISION, TECHNICOLOR
  • Produzione: MICHAEL GRILLO PER GEFFEN PICTURES
  • Distribuzione: WARNER BROS ITALIA (1991) - WARNER HOME VIDEO (GLI SCUDI)

CRITICA

"Si sorride molto, si ride abbastanza e si avverte che tra una spiritosaggine e l'altra circola qualche riflessione non stupida sulla vita e sulla morte." (Tullio Kezich, "Il Corriere della Sera").

"Ben fotografata da Allen Daviau, l'ultraterrena commedia è graziosa, ma fragile." (Alessandra Levantesi, "La Stampa").

"L'intento è garbato, mai invadente e leggera, la tematica insegue la moda degli 'al di là' pericolanti, tanto in voga nel cinema americano." (Fabio Bo, "Il Messaggero").

"La favoletta qualche merito ce l'ha: non tanto nella sua costruzione narrativa un po' stentata, colma di pause, fitta di dialoghi verbosi, quanto piuttosto nei modi con cui poi Brooks regista ce l'ha rappresentata." (Gian Luigi Rondi, "Il Tempo").
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