Posh

GRAN BRETAGNA - 2014
Posh
Ricchi, arroganti, cinici e viziati. Sono dieci studenti dell'Università di Oxford ammessi nello storico ed esclusivo Riot Club, fondato nel lontano 1776. I ragazzi aspirano soltanto a lasciare un segno sulla scia delle figure leggendarie che ne hanno fatto parte, a diventare "celebri". Ma in una serata, gli animi si scaldano e complice un vortice di alcool, un finale inquietante rovina la loro reputazione. Due le strade possibili: accusare il club per discolparsi, rischiando di essere estromessi per sempre dal giro di chi conta o barattare il proprio silenzio in cambio di un brillante futuro.
  • Altri titoli:
    The Riot Club
  • Durata: 106'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, THRILLER
  • Tratto da: omonima pièce teatrale di Laura Wade
  • Produzione: BLUEPRINT PICTURES
  • Distribuzione: NOTORIOUS PICTURES
  • Vietato 14
  • Data uscita 25 Settembre 2014

TRAILER

CRITICA

"Iniziando dal 'Cadetto Winslow' ad 'Another Country', passando per 'L'incidente di Losey' e l'ormai classico 'The History Boys' di Bennett, esiste un filone di college cinema all'inglese. 'Posh' della danese londinese Lone Scherfig ('An Education'), sviluppa la ricerca sul cinismo dei giovani ricchi di Laura Wade per la sua commedia, da cui tutto ha inizio. Curiosando tra gli ombrosi corridoi di Oxford e Cambridge l'autrice scopre il rituale della cena del club con facoltà di distruggere ogni semestre un ristorante. E s'inventa il Riot Club, lo immagina fondato in parrucchino nel 1776 in cui confluiscono viziati, nevrotici e protetti rampolli oxfordiani da high society. Luogo anacronistico ed elitario come una loggia massonica, cui si entra superate sfide goliardiche e stupide: un club maschilista e finto raffinato, capriccioso e reazionario ai limiti nazi («basta con i poveri, hanno stufato»). Il film che la Scherfig ha tratto dal testo teatrale osserva i tipi, rimanendone in parte affascinato (...) il racconto si accende, lo sdegno si acuisce, non si può aver simpatie per delle canaglie concentrato di arroganza. Grazie a un ottimo cast di giovanastri che si fanno prendere subito in seria antipatia, il film è un pugno sul tavolino da tè britannico, pur scontando un 'unhappy end' assai previsto. Ai ruoli di comando (assente la classe dirigente scolastica) Sam Clafin ('Hunger Games'), Max Irons, figlio di Jeremy, che è la new entry e Douglas Booth che vedremo presto come Romeo. Ma la sintonia della classe unta dal Signore è il collante di questo film di malsana atmosfera classista, un 'History Boys' senza il fascino poetico della letteratura e dei sentimenti." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 25 settembre 2014)

"Il Riot Club del film, che Laura Wade ha adattato dalla propria pièce, è ispirato al Bullingdon Club di Oxford, esclusiva confraternita di cui è stato membro il premier britannico David Cameron. Il suo scopo apparente è indire feste da baccanale con alcol, cibo, droga, escort e distruzione finale del pub ospitante; quello sotteso, perpetuare i privilegi - e le prepotenze - dei rampolli di sangue blu, futura classe dirigente britannica. (...) La drammaturgia si concentra principalmente su un'unica sera di baldoria, con una dose di veleno nella coda. 'Posh' è una specie di seguito del 'Signore delle mosche' con ragazzi più grandi; che ti spiega come, sotto le arie aristocratiche, la upper class sia alla bancarotta morale e i suoi figli, bulli arroganti, misogeni e sostanzialmente antipatici. Il che non è da escludere. Peccato che, riducendo in fretta i personaggi a caricature, pretenda anche di dirti cosa devi pensare." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 25 settembre 2014)

"Rispetto alla messa in scena teatrale concentrata sull'evento di una serata festaiola in cui l'ubriachezza e la mancanza di controllo fanno rotolare la situazione su uno scivolo dalle drammatiche conseguenze, il film crea una sorta di prologo dove i protagonisti vengono presentati, diciamo così, nella loro anormale normalità di ragazzi protervi, seppur (forse) di qualche fascino. A loro si contrappongono le figure di Miles (Max Irons), studente di buon carattere e non eccelsi natali ammesso per caso nel Club, e di una studentessa di famiglia operaia. E' la parte più debole, improntata a uno stile di commedia giovanilistica a uso di un pubblico adolescente, che non fa prevedere la durezza della svolta che segue. E, comunque, il concertato a più voci avrebbe richiesto maggiore finezza drammaturgica: solo tre personaggi - oltre a Miles, il cinico Alistair (Sam Claflin) e l'altezzoso Harry (Douglas Booth) - riescono ad avere una certa consistenza; e lo scontro dialettico fra loro resta modesto. Sul ruolo di certe istituzioni nella creazione e mantenimento di una società classista, letteratura, cinema e teatro inglesi hanno offerto di meglio. Tuttavia la danese Scherfig si conferma regista abile e sensibile, la sua ambientazione ha convinto anche i critici locali, mentre nel gruppo degli emergenti interpreti il più interessante ci è apparso Claflin, il Finnick Odair di 'Hunger Games'." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 25 settembre 2014)

"Comincia come 'Amici miei' e rischia di finire come 'Salò' di Pasolini. (...) Giovani sex symbol provenienti da saghe pop (soprattutto Irons e Claflin) inseriti dentro un convincente gioco al massacro tra perfidi viziati ('Posh' vuol dire questo) per i quali la donna è nemica e i piccolo borghesi fastidiose comparse diventate protagoniste del '900. Spicca l'Alistair di Claflin. Tutto il film è avvelenato dalla sua potente presenza. Iago, al confronto, era un bravo ragazzo. Può essere letto come la formazione di un futuro leader politico. Pellicola da non sottovalutare firmata dalla brava regista danese di 'An Education' (2009), altro dramma sul classismo inglese. Da una pièce di Laura Wade." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 25 settembre 2014)

"Piacerà a chi ha un debole per le storie sulle grandi tradizioni inglesi specie quando a raccontarle sono autori grintosi che le tradizioni vorrebbero buttarle nel cesso. 'Posh' ha trovato chi le butta bene. Una notevole regista (la danese Lone Scherfig) e una grossa scrittrice Laura Wade, autrice della pièce teatrale originale." (Giorgio Carbone, 'Libero', 25 settembre 2014)

"Pretenzioso, provocatorio dramma della snobissima danese Lone Scherfig, decisa a sollecitare lo sdegno contro l'arroganza del potere e dei soldi." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 25 settembre 2014)
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