Pitza e Datteri

ITALIA - 2014
3/5
Pitza e Datteri
La pacifica comunità musulmana di Venezia è stata sfrattata dalla sua moschea da un'avvenente parrucchiera che la trasforma in un salone di bellezza. Viene chiamato in soccorso un giovane e inesperto Imam afghano per riprendersi il loro luogo di culto. Tutti i loro goffi tentativi falliscono comicamente, ma alla fine troveranno un luogo e un aiuto da chi non avrebbero mai pensato.
  • Durata: 92'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Produzione: ADRIANA CHIESA DI PALMA E FABRIZIA FALZETTI PER FAR OUT FILMS, IN ASSOCIAZIONE CON ADRIANA CHIESA ENTERPRISES, ACEK, IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: BOLERO FILM (2015)
  • Data uscita 28 Maggio 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Massimo Giraldi
All'improvviso la piccola comunità musulmana di Venezia si trova sfrattata dalla propria moschea per iniziativa di una parrucchiera islamica che trasforma il luogo in un salone di bellezza. Nel tentativo di non far precipitare le cose, viene chiamato in soccorso un imam afghano giovane e inesperto. Del piccolo gruppo di adepti fanno parte anche Bepi, un veneziano convertito all'Islam, il 'presidente' della comunità Karim, la musulmana progressista Fatima e il curdo Ala. In più c'è Zara, la parrucchiera che ha provocato il contenzioso. Il tentativo di trovare un punto d'incontro tra i musulmani e Zara va avanti tra equivoci, incertezze, beghe di vario tipo. Ma la soluzione è in agguato...

 

Come informazione, è giusto ricordare che il regista Kamkari nato in Iran, curdo, studente di letteratura drammatica a Teheran, debuttante al cinema nel 2002, si è imposto all'attenzione con  I fiori di Kirkuk (2010). "Per la mia storia personale -precisa- conosco bene sia la realtà e la cultura europea contemporanea, dove si svolge il racconto, sia quelle da cui provengono i personaggi immigrati. Da questa doppia conoscenza sono partito per dare alla storia una prospettiva non basata su semplici clichés. L’umorismo nasce  all'interno di due mentalità contrapposte(...) Il tono ironico deve molto all'influenza della commedia italiana".

 

[caption id="attachment_76629" align="aligncenter" width="808"]Un'immagine di Pitza e datteri Un'immagine di Pitza e datteri[/caption]

 

Sono premesse opportune per entrare nell’evolversi un po' beffardo del copione. Trattare temi molto seri e importanti con leggerezza: era questo, come si sa, il segreto alla base del filone principe del cinema italiano anni '50/'70. L'idea che una donna mediorientale sconvolga la quotidianità di altri musulmani, aprendo un'attività commerciale da sola, è di per sé un ottimo grimaldello per dare il via ad una irresistibile sarabanda di contrattempi e incomprensioni. Si constata con soddisfazione che quella scuola (parliamo di Age,Scarpelli, Monicelli, Risi) ha lasciato segni anche in registi lontani per geografia e cultura. Si può scherzare (sia pure a casa nostra e non da loro…) sulle cose serie, ma il rispetto è conservato, non ci sono vinti né vincitori, si è intanto colta l'occasione per osservare una Venezia tutta in esterni inedita e ricca di suggestioni.

 

Regia sciolta e scorrevole dentro la quale si muovono con agilità e buona dinamica Giuseppe Battiston (Bepi, il veneziano convertito e nemico delle banche) e alcuni interpreti musulmani/occidentali Mehdi Meskar (l’imam giovane) e Maud Buquet (la parrucchiera dello scandalo, Hassan Shapi, Ester Elisha. Merita infine segnalare la colonna sonora composta ed eseguita con un frizzante melange multiculturale da L’orchestra di Piazza Vittorio.

NOTE

- REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI, REGIONE VENETO FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO E "VENEZIA OPPORTUNITÀ"-VENICE FILM & MEDIA FUND; CON IL PATROCINIO DEL COMUNE DI VENEZIA; IN COLLABORAZIONE CON VENICE FILM COMMISSION.

CRITICA

"Sembra cronaca, è un film, ma con i piedi ben piantati per terra. (...) Dopo l'acclamato 'I fiori di Kirkuk', il curdo iraniano Fariborz Kamkari torna alla regia per dirci che un altro Islam non solo è possibile, ma esiste già, nell'indifferenza dei media: una commedia d'incontro multietnico e multiculturale a Venezia, con l'Orchestra di Piazza Vittorio a tenere il tempo dell'identità, dell'integrazione e... del terrorismo. Si ride, si riflette: senza troppi entusiasmi, ma l'abbinamento pizza e datteri funziona." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 28 maggio 2015)

"«Pitza e datteri» tenta con una certa disinvoltura d'intervenire per via comico-grottesca nella contrapposizione di fondamentalismi suscitata anche nel nostro paese dalle integrazioni multiculturali. Il regista curdo nato in Iran Karnkari («I fiori di Kirkuk») ce la mette tutta per giocare con il fuoco senza scottarsi (...). Si può apprezzare la gofaggine auto-derisoria con cui vanno in scena le baruffe tra calli e sestieri, cupole e minareti che contribuiscono in qualche modo a schivare l'inevitabile minaccia della straripante assuefazione turistica del contesto; peccato, però, che il tutto rimanga in superficie e legato all'assai altalenante consistenza dei personaggi e delle relative interpretazioni. In quanto alle buone intenzioni di condurre col sorriso gli uni e gli altri contendenti a travalicare i micidiali stereotipi religiosi, sociali e politici non ci sembra, però, che le pizze e i datteri siano convincenti o quantomeno sufficienti." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 28 maggio 2015)

"Divertente e insolito (almeno nel nostro cinema) lo spunto di partenza di 'Pitza e datteri' che il regista curdo Fariborz Kamkari affronta in chiave di commedia all'italiana, mettendo alla berlina i fondamentalismi di ogni genere e tipo senza preoccuparsi del politicamente corretto; e ponendo l'accento sulle contraddizioni interne della scalcagnata armata, dove spicca il nobile Giuseppe Battiston/ Mustafà (...). Purtroppo nel procedere il film non si dimostra all'altezza dell'idea, ma la multietnica colonna musicale dell'Orchestra di Piazza Vittorio mantiene vivace il ritmo; e nell'eterogeno cast spiccano, accanto a Battiston, il veterano Hassani Shapi e l''imam' Mendi Meskar." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 28 maggio 2015)

"Si capisce che l'intenzione c'è e l'ambizione pure. Venezia scelta come crocevia storico di culture, fedi, etnie. Il tappeto sonoro fornito dall'Orchestra di Piazza Vittorio. La presenza sempre di qualità di Giuseppe Battiston. Le problematiche messe in campo e le soluzioni semiserie, in chiave di commedia. (...) Diretto dal curdo iraniano Fariborz Kamkari, il film è senza capo né coda. E il solo effetto che può produrre è di innervosire i veri estremisti dell'Islam, che non sono spiritosi." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 28 maggio 2015)
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