Pinocchio

ITALIA, FRANCIA, BELGIO, LUSSEMBURGO - 2012
Pinocchio è il burattino che Mastro Geppetto si è costruito da sé, da un ciocco di legno. Pinocchio, in realtà è una burattino animato e indisciplinato che incappa in numerose avventure piene di imprevisti. Fortunatamente in suo aiuto giunge la Fata Turchina che gli offre la compagnia di tre animali: un corvo, una civetta e un grillo parlante. Pinocchio continuerà a cacciarsi nei guai arrivando fino all'Isola dei Balocchi dove viene, addirittura, trasformato in un asino. Riuscito a cavarsela anche da questa situazione, finisce nel ventre di una balena dove salva Geppetto, inghiottito mentre cercava Pinocchio stesso nel mare. Pinocchio salva il padre e avrà finalmente la sua ricompensa...

CAST

NOTE

- PERSONAGGI E AMBIENTAZIONI: LORENZO MATTOTTI.

- VOCI DI: GABRIELE CAPRIO (PINOCCHIO), MINO CAPRIO (GEPPETTO), ROCCO PAPALEO (MANGIAFOCO), PAOLO RUFFINI (LUCIGNOLO), MAURIZIO MICHELI (IL GATTO), MARICLA AFFATATO (LA VOLPE), LUCIO DALLA (IL PESCATORE VERDE), PINO QUARTULLO (CARABINIERE), ANDY LUOTTO (OSTE).

- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI-DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA. È STATO REALIZZATO ANCHE GRAZIE ALL'UTILIZZO DEL CREDITO DI IMPOSTA PREVISTO DALLA LEGGE 24 DICEMBRE 2007, N.244 CON IL CONTRIBUTO DELLA REGIONE LAZIO TRAMITE FILAS, CON LA PARTECIPAZIONE DELLA REGIONE TOSCANA, CON IL CONTRIBUTO DI BANCA MONTE DEI PASCHI DI SIENA S.P.A., IN COLLABORAZIONE CON REGIONE SICILIANA-ASSESSORATO TURISMO SPORT E SPETTACOLO, SICILIA FILM COMMISSION. QUESTA PRODUZIONE È PARTE DEL PROGRAMMA SENSI CONTEMPORANEI CINEMA E AUDIOVISIVO, CON LA PARTECIPAZIONE DEL FONDS NATIONAL DE SOUTIEN À LA PRODUCTION AUDIOVISUELLE DU GRAND-DUCHÉ DE LUXEMBOURG, CON IL CONTRIBUTO DEL VLAAMS AUDIOVISUEEL FONDS, COL SOSTEGNO DEL TAX SHELTER DEL GOVERNO FEDERALE DEL BELGIO, CASA KAFKA PICTURES MOVIE TAX SHELTER EMPOWERED BY BELFIUS IN ASSOCIAZIONE CON COFANIM-BACKUP FILMS CON LA PARTECIPAZIONE DI TPS STAR, CANAL+ E CINE+ CON LA PARTECIPAZIONE DEL MINISTÈRE DE LA CULTURE ET DE LA COMMUNICATION (CENTRE NATIONAL DU CINÉMA ET DE L'IMAGE ANIMÉE) CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE POITOU-CHARENTES E DEL DÉPARTEMENT DE LA CHARENTE, IN ASSOCIAZIONE CON IL CNC.

- FILM D'APERTURA ALLA 9. EDIZIONE DELLE 'GIORNATE DEGLI AUTORI' (VENEZIA 2012).

- NASTRI D'ARGENTO 2013: PREMIO SPECIALE PER LA CANZONE A MARCO ALEMANNO E LUCIO DALLA.

CRITICA

"Non è un ennesimo 'Pinocchio', è un Collodi a cartoon molto originale con i disegni bellissimi di Lorenzo Mattotti, che sono momenti espressivi ed emotivi di colore, e le ultime musiche di Lucio Dalla. D'Alò, celebrato cartoonist della 'La freccia azzurra' e del 'La gabbianella e il gatto', ci ha messo 12 anni per questo suo 'Pinocchio' che risentirà anche della morte del padre ed è infatti un dialogo continuamente interrotto tra Geppetto e il figlio dl legno con assunzione di doppie responsabilità. Pur non tralasciando nulla del ben noto racconto, D'Alò ci mette la sua anima, l'andar di corsa verso qualcosa ancora di non definito, il rancore e il rimorso di un rapporto filiale incompiuto e virtuale. Ma non si pensi che sia un film intellettuale per i grandi: i bambini si divertiranno e tutti saranno presi dalla magia del colore e del movimento e della luce, cioè del cinema". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 21 Febbraio 2013)

"Qui, salvo una pagina su un aquilone prima dei titoli di testa, tutto è Collodi dal principio alla fine, non solo il suo testo, riprodotto da D'Alò insieme con Umberto Marino, il suo collaboratore di sempre, con una fedeltà quasi assoluta, ma anche, e forse soprattutto, il suo gusto in linea con quelle concezioni figurative legate nitidamente al suo tempo e alla sua cultura. Si è incaricato di riproporcele un finissimo artista grafico, Lorenzo Mattotti, cui si debbono delle immagini in cui quegli immortali personaggi rivivono con i segni giusti, i colori più adatti, i tratti psicologici precisi, gli sfondi e le cornici, sempre ricchi di fascino. Quel Geppetto con la barba bianca e il cuore paterno così sensibile, i due famosi cattivi, il Gatto e la Volpe che, pur con accenti domestici, sembrano arrivarci da un film dell'orrore e, di fronte a loro, il finto cattivo Mangiafoco con la sua barba nera; per arrivare, scorrendo gli altri capitoli, alla fata Turchina con i capelli azzurri e il buon cuore dimostrato ad ogni svolta, testimoniato da quel faccino dolce di adolescente pronto a far palpitare il cuore bambino di Pinocchio. E naturalmente, dal primo episodio all'ultimo, lo stesso Pinocchio, disegnato furbescamente da Mattotti con l'aria di ricavarlo dai tanti Pinocchi che si vendono nei negozi di giocattoli, ma con una fisionomia mobilissima. Quasi preso per mano, poi, dalla regia di D'Alò che porta avanti tutte le sue avventure, dalla scuola ai confronti con i cattivi, dal Paese dei Balocchi alla balena, con ritmi festosissimi ma anche vari momenti di tensione, completandoli, in cifre tenere, con quelli in cui è affettuosamente di scena il rapporto padre-figlio. Le canzoni e la musica di Lucio Dalla vi aggiungono calde vibrazioni". (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo Roma', 21 Febbraio 2013)

"Sono meravigliosi i disegni di Lorenzo Mattotti che, in questa nuova versione cinematografica diretta da Enzo D'Alò, ambientano la storia del burattino in una Toscana metafisica e dai colori netti: quasi un mondo parallelo, bellissimo e lontano, in cui manca la povertà descritta da Collodi. Per il resto, in questa complessa operazione produttiva partita nel 1997, D'Alò sceglie la fedeltà narrativa. Così i momenti magici del romanzo sono tutti raccontati (...) Il Pinocchio che a lungo nuota portando sulle spalle Geppetto in salvo dopo la coraggiosa fuga mano nella mano dalla bocca del pesce è uno dei momenti più emozionanti del film. Purtroppo in altri D'Alò dimentica di sottolineare lo stupore bambino e l'emozione del racconto a favore della costruzione dell'immagine. Lucio Dalla scrive e canta qui con amore le sue ultime canzoni". (Luca Raffaelli, 'La Repubblica', 21 Febbraio 2013)

"Pinocchio riletto da D'Alò, dove il protagonista, in fondo, non è il burattino nato dal ciocco di legno ma Geppetto. Un padre sempre disposto al perdono, comprensivo, quasi fanciullo. Con in più l'aggiunta di una Fata Turchina coetanea di Pinocchio. Ogni scena pare ritratta in un quadro, al di fuori delle logiche commerciali dei film d'animazione. Sembra di sfogliare un libro vecchia maniera, con i suoi difetti sì ma carico di sogni. E che brividi riascoltare Dalla." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 21 febbraio 2013)

"Piacerà anche a chi in cinema la storia l'ha già vista mille volti passando dalla gioia (la versione Disney) al tedio (il flop di Benigni). Piacerà perché i disegni (di Lorenzo Mattotti) faranno ritrovare a tanti l'incanto dei libri di Collodi della loro infanzia. E per il nuovo apprezzabile scavo nel personaggio di Geppetto (visto all'inizio come un bambino che non vuole diventare grande e alla fine come un vecchio che non vuol finire la vita da solo)." (Giorgio carbone, 'Libero', 21 febbraio 2013)

"Terrore: quando i due lestofanti, dopo aver tentato invano di uccidere Pinocchio, danno fuoco all'albero su cui si è arrampicato, intonano un sabba infernale che mette davvero i brividi. Non solo per il ritmo incalzante e le immagini dai colori elettrici elaborate partendo dai bellissimi disegni di Lorenzo Mattotti, ma per le musiche di Lucio Dalla che sono l'altro fiore all'occhiello del 'Pinocchio' di Enzo D'Alò. (...) Eppure più delle birbonate i veri protagonisti del film di D'Alò e Mattotti sono le ambientazioni, insieme classiche e incredibilmente inventive; e i sentimenti di Pinocchio. Come se fulcro di tutto fossero gli stati d'animo del burattino più che le sue gesta e gli altri personaggi, umani e animali. Pensiamo all'arrivo nel Paese dei Balocchi, un'isola un po' Alcatraz e un po' Las Vegas, perché sotto i divertimenti tecno-psichedelici ci sono gli asini-schiavi che fanno girare la baracca, come nell'economia reale di questi anni (con punte di vera angoscia e grande forza metaforica quando Pinocchio e Lucignolo scoprono di non avere più voce umana). Mentre il Grillo è un po' tirato via (ma efficacissimo come fantasma), la Fata Turchina una coetanea insipida, e gli umani in generale così meno interessanti del mondo in cui vivono che si rimpiange che gli autori non si siano presi più libertà". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 19 Febbraio 2013)

"È un film per giovanissimi, ma ricco di idee e invenzioni sofisticate, sprazzi surreali e visionari (...)". (Maria Pia Fusco, 'La Repubblica', 31 Agosto 2012)

"Un nuovo Pinocchio con la musica di Lucio Dalla e i disegni coloratissimi e insieme pieni di ombre di Lorenzo Mattotti. Enzo D'Alò ci ha lavorato per più di dieci anni, con il consueto, poetico perferzionismo. Collodi riletto alla luce dei propri, personali rovelli, tracce di pittura metafisica e delle opere di Rossini, tecnologia sofisticata e il racconto di un burattino dispettoso e ribelle. Un burattino che rifiuta «di essere figlio a misura del padre» per vivere «la sua ingenua anarchia di bambino felice di stare al mondo»". (Titta Fiore, 'Il Messaggero', 31 Agosto 2012)

"C'è tutto Lucio Dalla dietro questo Pinocchio: il suo essere bambino, il suo essere bugiardo, la sua fantasia, la sua ironia. Un Pinocchio che gli rassomiglia, un Pinocchio che lo chiama per nome, tanto è stato l'apporto creativo oltre le musiche, oltre la semplice committenza. E' un film d'animazione fedele a Collodi questo che inaugura «Le Giornate degli Autori», costruito con certosina attenzione da Enzo D'Alò, pronto a restituire al burattino birbante tutta la sua dignità". (Michela Tamburrino, 'La Stampa', 31 Agosto 2012)

"(...) la creatura nata dalla penna di Collodi ha preso finalmente forma grazie anche ai disegni di Lorenzo Mattotti, che nel suo tratto originale e raffinato fonde con disinvoltura colto (con riferimenti al Beato Angelico e alla pittura dell'Ottocento) e popolare. (...) La colonna sonora del film, colorata, eterogenea, ricca di contaminazioni tra rock e hip hop, charleston e rithm&blues, è di Lucio Dalla (il suo ultimo lavoro) che canta anche due canzoni e presta la sua voce al personaggio del pescatore verde. Piacerà molto ai piccolissimi il 'Pinocchio' di D'Alò che dopo tanti tradimenti (clamoroso quello disneyano), seppur girato in digitale con un software tecnologicamente avanzato utilizzato per 'La principessa e il ranocchio', si riappropria filologicamente di luoghi - la Toscana - e accenti, atmosfere e sapori descritti da Collodi. (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 31 Agosto 2012)

"E' un fuoco d'artificio, è qualcosa che non ti aspetti, sono i girasoli di Van Gogh insieme alle piazze di De Chirico, i ghirigori di Kandinskij e le figure di Mal'evich. Paesaggi che sembrano quadri del Beato Angelico, ma visti sotto Lsd. E' il 'Pinocchio' di Enzo D'Alò, ma anche di Lucio Dalla. E' il film che è stato presentato ieri a Venezia, in apertura delle 'Giornate degli Autori'. E non è un film banale, no. E' un Pinocchio che corre a perdifiato, come Nuvolari, quello immaginato da Lucio Dalla, uno che quando passa si ferma il tempo, e si incantano tutti a guardarlo. E' un Pinocchio sempre di corsa, sempre nei guai, sempre fiducioso nella vita. E' un 'Pinocchio' pieno di colori, che ricorda più il tuffo 'oltre l'infinito' di '2001 Odissea nello spazio' che il cartone animato disneyano". (Giovanni Bogani, 'Nazione-Carlino-Giorno', 31 Agosto 2012)

"È un 'Pinocchio' lisergico, acido, cromaticamente esplosivo, quello che ha inaugurato, ieri a Venezia, le «Giornate degli autori». Un 'Pinocchio' d'animazione, firmato Enzo D'Alò, il più bravo degli animatori italiani. (...) Immaginatevi uno di quei documentari girati nel mare, tra gli atolli corallini, gli anemoni, le gorgonie, le meduse: tutta quella fantasmagoria di colori vivi, accesi, impossibili. E infilateci dentro un Pinocchio con un vestito giallo e rosso, un Pescatore verde da cartone animato di Braccio di Ferro anni '40, dei paesaggi dechirichiani. E ancora, un mondo che ricorda - per un profano come chi scrive - tanta pittura russa e poi sovietica, Kandinskij, Malevich, il costruttivismo, ma anche - andando all'indietro - Chagall. (...) Il film è potente, visionario. Fa persino paura. È un fuoco d'artificio continuo di trovate visive, è un Pinocchio futurista, sperimentale. Ma anche sentimentale: il centro di tutto, alla fine, è il rapporto fra Geppetto e la sua creatura, l'amore incondizionato di un padre per un figlio. Anche se questo figlio è un po' strano, un po' maldestro. Geppetto autore e creatore: un po' come D'Alò. (...) una scena che ricrea un'Italia mai vista eppure riconoscibile in tutto il mondo, fanno di questo indimenticabile racconto dai mille significati un grande evento cinematografico per spettatori di ogni età, secondo le intenzioni dei realizzatori che non vorrebbero la fruizione dell'opera circoscritta a un solo pubblico di bambini (Sarebbe uno smacco!)". (Luca Vinci, 'Libero', 31 Agosto 2012)

"Ribelle per definizione, bugiardo certamente e insofferente nei confronti di ogni forma di ordine costituito - la scuola 'in primis' - 'Pinocchio' è un modello di ragazzino-adolescente buono per ogni epoca. Tanto più in tempi di crisi come i nostri: dove le motivazioni e l'impegno vengono travolti dalla mancanza di prospettive". (Gabriella Gallozzi, 'L'Unità', 31 Agosto 2012)

"La storia delle storie per infanzia (e non solo) riemerge animata in cartone, e con originalità. (...) Il film, arricchito dai magistrali fondali di Lorenzo Mattotti, trova nella psichedelìa del paese dei Balocchi è uno degli inediti più piacevoli, quanto struggente è la colonna sonora del compianto Lucio Dalla. Risate e lacrime a profusione". (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 31 Agosto 2012)
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