Piazzolla, la rivoluzione del tango

Piazzolla, los años del tiburón

ARGENTINA, FRANCIA, SPAGNA, GIAPPONE - 2019
3/5
Piazzolla, la rivoluzione del tango
Nell'anno del Centenario dalla nascita di Astor Piazzolla (11 marzo 1921), il genio del tango, per la prima volta vengono aperti al pubblico dal figlio Daniel gli archivi del leggendario bandonéonista: fotografie, nastri vocali e riprese in super8, che non solo rafforzano la dimensione pubblica e l'inestimabile contributo al mondo della musica, ma fanno luce sulla sfera più intima dell'artista.
Il regista Daniel Rosenfeld riesce così a comporre un ipnotico ritratto di Piazzolla: l'infanzia a Manhattan con il padre Nonino (da qui la celebre "Adios Nonino"); gli inizi di carriera con i più grandi musicisti di tango dell'epoca; la passione per la caccia agli squali; il "Nuevo Tango", mix originale di tango e jazz; l'iniziale rifiuto dei tradizionalisti e della critica musicale; il rapporto con la famiglia.
  • Altri titoli:
    Piazzolla, the Years of the Shark
  • Durata: 90'
  • Colore: B/N
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: FRANÇOISE GAZIO, DANIEL ROSENFELD PER IDÉALE AUDIENCE, DANIEL ROSENFELD FILMS, IN COPRODUZIONE CON DIRECTV, ARTE, INA, TORNASOL, ACONTRACORRIENTE, CLASSICA JAPAN, CNC, PROCIREP, ANGOA
  • Distribuzione: EXIT MEDIA

TRAILER

RECENSIONE

di Lorenzo Ciofani

Capita, durante la visione di Piazzolla. La rivoluzione del tango, di farsi lambire dalla tentazione di guardarlo a occhi chiusi. È chiaro, la chiave d’accesso al personaggio è anzitutto musicale: dici Astor Piazzolla e configuri immediatamente un mondo, quello del nuevo tango, e una terra, l’Argentina degli emigranti, che su quel suono così iconico ha plasmato un’identità nazionale e segnato un intero secolo.

E però la tentazione va evitata, perché il documentario di Daniel Rosenfeld trova la sua forza proprio attraverso le immagini. Per la prima volta Daniel, figlio del leggendario bandoneonista, ha aperto gli archivi di famiglia, mettendo a disposizione istantanee private, fotografie inedite, riprese in super8. E il regista ha sfruttato al meglio la possibilità, ricostruendo la vita di Piazzolla completandone il profilo pubblico e artistico con la dimensione più intima e familiare.

Ne viene fuori un documentario potentemente evocativo, celebrativo quanto basta per onorare la ricorrenza del centenario (Piazzolla nacque l’11 marzo 1921 a Mar del Plata da genitori di origini italiane) eppure capace di indagare la rivoluzione musicale all’altezza dell’incidenza socio-culturale locale così come dell’impatto emotivo sulla popolazione globale.

Dell’artista emergono la fame di ricerca, lo sperimentalismo d’avanguardia e la volontà di spingersi oltre i canoni tradizionali, ma l’interesse è rivolto anche all’uomo, al suo spirito avventuroso, alla passione per le sfide assurde (la caccia agli squali), al desiderio di dialogare con le radici (l’esperienza in Italia, con le collaborazioni con Mina e Milva).

Attraverso una narrazione più percettiva che didascalica, Rosenfield sa trasmettere la lancinante malinconia di un suono destabilizzante, che incorpora elementi presi dal jazz e fa uso di dissonanze e altri elementi innovativi, piombato all’improvviso non solo per interrogare i sogni e i bisogni di un popolo ma anche per rappresentare il conflitto personale di un cittadino del mondo diventato icona nazionale.

NOTE

- REALIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON AVROTROS, DIRECTV, ARGENTINACINE; CON IL SUPPORTO DI CANAL ENCUENTRO.
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