Pianese Nunzio 14 anni a maggio

ITALIA - 1996
Pianese Nunzio 14 anni a maggio
Don Lorenzo Borrelli è il nuovo parroco della chiesa di Santa Maria delle Monteverginelle nel quartiere Sanità a Napoli. Un quartiere in degrado tra disoccupazione e camorra. Don Lorenzo ha avviato un atteggiamento di netta opposizione alla camorra: tiene incontri di catechesi con i giovani in modo libero e aperto e ospita in canonica alcuni giovani bisognosi di aiuto. Tra questi c'è Nunzio Pianese un ragazzo tredicenne introverso con un padre alcolizzato e una madre assente che lo ha affidato alla zia Rosaria. Nunzio frequenta la terza media ed è talmente spesso ospite di don Lorenzo che un giorno questi gli propone di trasferirsi stabilmente in canonica. Tra don Lorenzo e Nunzio si instaura ben presto un rapporto "particolare" che non sfugge allo sguardo attento dei camorristi della zona, che ne approfittano per vendicarsi del sacerdote. Ben presto anche Nunzio si accorgerà di quel che sta realmente succedendo e capirà di dover uscire allo scoperto...
  • Durata: 115'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICO, EASTMANCOLOR
  • Produzione: GIANNI MINERVINI PER A.M.A. FILM, ISTITUTO LUCE S.P.A., GIAN MARIO FELETTI PER G.M.F. IN COLLABORAZIONE CON MEDIASET
  • Distribuzione: MEDUSA FILM - MONDADORI VIDEO
  • Vietato 14

NOTE

- REVISIONE MINISTERO LUGLIO 1996.

- PRESENTATO NELLA SEZIONE UFFICIALE ALLA 53.MA MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA. PREMIO PASINETTI COME MIGLIOR ATTORE A FABRIZIO BENTIVOGLIO.

- PREMIO SAINT VINCENT 1996 A ANTONIO CAPUANO.

CRITICA

"Film civilissimo, 'Pianese Nunzio 14 anni a maggio', ha il pregio e insieme il difetto di voler far convivere temi delicati come la camorra e il voto di castità, finendo per svolgerne bene uno solo. Se da un lato è narrato con sobrio stile e lucida penetrazione psicologica il percorso emozionale di don Lorenzo, la sua condizione di orfano votato al sacerdozio più per necessità che per scelta, la profondità, l'infantile purezza delle sue convinzioni e la sua rabbia nei confronti di un mondo ingiusto, è proprio la descrizione di quel mondo (la camorra, i 'tipi' del rione) a slittare nel convenzionale e in qualche retorica. Anche se c'è da dire che la narrazione sfrutta accortamente sia il realismo di suoni e voci (un napoletanto tanto stretto da rendere quasi indispensabili i sottotitoli in inglese), sia l'artificio straniante e 'autenticante' dei personaggi che, nel bel mezzo dell'azione, guardano in macchina e declinano le proprie generalità e il proprio ruolo. Fabrizio Bentivoglio è di commovente bravura. Il giovanissimo Emanuele Gargiulo una rivelazione. E non c'è un caratterista fuori posto." (Fausto Serra, "Il Secolo XIX", 5 settembre 1996)

"Film scandalo, film provocazione, film offensivo e denigratorio, ma anche film sbagliato, irrisolto perché alla base c'è un difetto di sceneggiatura. Antonio Capuano non si è accontentato di deformare un fatto di cronaca (...) ma l'ha addirittura stravolto in un tentativo di legittimazione della pedofilia. E proprio i diversi piani narrativi fanno sì che la vicenda risulti disarticolata, tale da imboccare una strada per poi lasciarla all'improvviso e seguirne un'altra. Errore di fondo, che rende il film confuso, ambiguo, frammentario." (Enzo Natta, "Famiglia Cristiana", 2 ottobre 1996).
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