PERVERSIONI FEMMINILI

FEMALE PERVERSIONS

USA, GERMANIA - 1997
PERVERSIONI FEMMINILI
Eve, un procuratore di successo al punto tale che il governatore ha intenzione di proporla alla carica di giudice, vive tuttavia una forte crisi d'identità. Ha un'amante, John, ma lascia andare la fantasia ad altre situazioni e cerca di iniziare una relazione con Renee, una psichiatra che ha uno studio nel suo stesso edificio. La sorella Madelyn, che sta lavorando alla tesi, viene arrestata per cleptomania e Eve si dà da fare per difenderla ma in questa occasione fa conoscenza con Emma, padrona di casa di Madelyn, donna insoddisfatta sempre in cerca dell'uomo giusto, e con la figlioletta Ed, chiusa e introversa. Eve a questo punto cade in totale confusione, viene respinta da John, ha un altro rapporto con Renee, ha il colloquio decisivo con il governatore e, quando il discorso si sposta sui temi del matrimonio e della famiglia, Eve si scopre del tutto vulnerabile. Torna alla casa della sorella, vede la piccola Ed e la stringe in braccio, piena di paura.
  • Durata: 116'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA A COLORI
  • Tratto da: LIBERAMENTE TRATTO DAL LIBRO "FEMALE PERVERSIONS: THE TEMPTATIONS OF EMMA BOVARY" DI LOUISE J. KAPLAN
  • Produzione: MINDY AFFRIME PRODUCTIONS
  • Distribuzione: LUCKY RED - LUCKY RED HOME VIDEO
  • Vietato 14

NOTE

REVISIONE MINISTERO SETTEMBRE 1997.
FILM PRESENTATO AL SUNDANCE FILM FESTIVAL 1996
DURATA: 2972

CRITICA

E se "Perversioni femminili", coprodotto dal re del porno soft Zalman King, induce in tentazione le platee pomeridiane di uomini, soli, la regista meriterebbe invece almeno una platea di femministe di impostazione freudiana. Il suo raffinato incubo viaggia sull'onda della follia, ancora fortunatamente non organizzato narrativamente, non furbo, e approda alle ferite aperte della sessualità con i relativi disagi. (Corriere della Sera, Maurizio Porro, 2/6/1997) Lo stile che s'affida a immaginazioni oniriche elementari, a una estenuante lentezza, a musiche di violoncello, a inquadrature fisse lungamente contemplate, presenta quel poeticismo insopportabile spesso tipico del cinema femminista. Il film è bislacco, sconcertante, anche irritante: ma sempre meglio della cinestandardizzazione di film ripetitivi e tutti uguali. (La Stampa, Lietta Tornabuoni,
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