Patto di sangue

Bound by Honor

USA - 1992
Patto di sangue
Legati da radici comuni e da patti di sangue nel 1972, tre "chicanos" vivono nella zona est di Los Angeles: Miklo Velka un individuo in libertà condizionata, biondo e di pelle chiara e i suoi cugini, i fratellastri Paco Aguilar e Cruz Candelaria l'uno una promessa del pugilato, l'altro talentuoso pittore. Costoro appartengono alla banda dei Vatos Locos, acerrimi nemici dei Tres Puntos, che stanno invadendo il loro territorio. I Puntos, sorpresi e messi in fuga durante un'invasione notturna, tendono un agguato a Cruz, che sta festeggiando con la ragazza il diploma appena preso all'Istituto di Belle Arti, e lo feriscono gravemente. Nella concitazione della susseguente vendetta, Miklo spara al capo dei Puntos, che lo ha ferito, e lo uccide, tornando in galera. A Paco viene offerta l'alternativa tra il carcere e la carriera di marine. Il giovane opta per la seconda, per divenire, finita la ferma, un agente antidroga. Mentre Cruz lentamente si riprende, ma per calmare i dolori ricorre all'eroina di cui diviene schiavo, Miklo viene a contatto, tramite amici galeotti, con la mafia chicana delle carceri, la "Onda".
  • Altri titoli:
    Blood In, Blood Out
  • Durata: 184'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: NORMALE
  • Produzione: TAYLOR HACKFORD, JERRY CERSHWIN
  • Distribuzione: BUENA VISTA INTERNATIONAL ITALIA (1993) - HOLLYWOOD PICTURES HOME VIDEO

NOTE

- LA REVISIONE MINISTERIALE DEL 25/06/2018 HA ELIMINATO IL DIVIETO DI VISIONE AI MINORI DI 18 ANNI.

CRITICA

"Ambizioni spropositate, troppe vicende che si accavallano e quasi tre ore di spettacolo: stavolta Taylor Hackford, il regista di 'Ufficiale e gentiluomo', ha mirato alto. Ma il risultato disastroso in Usa sul piano degli incassi, non convince neppure dal punto di vista del racconto. L'idea sarebbe quella di dare un quadro della vita non facile del quartiere ispanico di East Los Angeles negli Anni '70 e oltre. (?) Peccato che Hackford, pur avvalendosi della preziosa collaborazione del poeta Jimmy Santiago Baca che in galera c'è stato davvero, non riesca a seguire le tre storie intrecciate in modo da tener desto l'interesse; e l'impressione che dà 'Patto di sangue', pur offrendo vividi squarci d'ambiente e interessanti notazioni sociologiche, è quella di essere sfuggito dalle mani del suo volenteroso realizzatore. Bisognava rimandarlo in moviola e montarlo di nuovo prima di farlo uscire nelle sale. E si aggiunga che la colonna sonora del celebre Bill Conti anziché tirar su la situazione finisce per peggiorarla con la sua insistenza melodrammatica. Ha scritto 'Variety': 'Il film sembra risoluto a dire qualcosa di profondo, ma troppo spesso monta sul palco del comizio'." ('La Stampa', 28 agosto 1993)

"Singolare quadro di una società, quella messicana, che ha le sue regole, il suo codice d'onore, le sue durezze, la sua sacralità, la sua ferocia. E' la faccia vera, crudele e violenta del mondo leggero e buontempone di 'Puerto Escondido'. La violenza si respira, e fortissima, è opprimente, soffocante: il regista non ci risparmia nulla, bambini in overdose, omicidi, le umiliazioni del protagonista quando esce di prigione, fino a farci pensare che passato un certo limite, non ci sia differenza fra dentro e fuori, che uno non possa mai più essere fuori. Peccato che i dialoghi siano davvero troppo elementari, in stile 'Chiquito y Paquito' di Avanzi: le facce sono scelte bene, l'impatto drammatico c'è, ma troppo esasperato ed estenuato. Il film avrebbe bisogno di un taglio, diciamo di un'oretta, e avrebbe il suo fascino." (Giovanni Bogani, 'La Nazione', 31 agosto 1993)

"Alla verità sociologica contribuiscono lo sceneggiatore Jimmy Santiago Baca, autorevole, poetica voce ispanica autodidatta che ha conosciuto il carcere, il bravo operatore messicano Gabriel Beristain e il nostro scenografo Bruno Rubeo. E naturalmente i tre bravi ragazzi protagonisti di queste efferatezze: Damian Chapa, che usa gli occhi azzurri come coltelli, ed è il migliore del gruppo, Jesse Borrego, che fa l'artista inquieto e infine redento alla famiglia e l'espressivo Benjamin Bratt, l'ex pugile che diventa tutore dell'ordine coi complessi di colpa dell'adolescenza. Tenuto per mano dalla colonna sonora di Bill Conti, che suona la tromba nei momenti in cui si deve, 'Patto di sangue', nonostante la lunghezza che consiglierebbe qualche taglio, è un buon film gangster-carcerario con spreco di occhiate torve, passioni, tatuaggi, promesse, sferzate di effetti di ogni ordine e grado. E il macabro balletto non casualmente si conclude nel più grottesco giorno del calendario messicano: quello dei morti." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 3 settembre 1993)
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