Pater

FRANCIA - 2011
2/5
Pater
A Vincent Lindon e a Alain Cavalier piace sognare. Gli piace pensare che un giorno faranno un loro film su tutte le storie che pensano. E se, più di un film, recitassero loro stessi la parte dei personaggi che sognano di essere?
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85), DCP
  • Produzione: CAMERA ONE, ARTE FRANCE CINEMA, ARTE FRANCE, CANAL +, CINÉCINÉMA

RECENSIONE

di Gianluca Arnone

Alain Cavalier racconta Alain Cavalier. Oppure: il film di Cavalier mette in scena il possibile film di Cavalier. E ancora: il film sul film che Cavalier vorrebbe girare è il film nel film che Cavalier ha girato.
Già a raccontarlo, Pater – in concorso – provoca vertigini. Un’idea, un saggio, un esperimento ambizioso che fonde e confonde realtà e finzione, testi e sottotesti, attori e personaggi. Sovrapposizioni multiple, raddoppiate, triplicate, in un’infinità di scatole cinesi che inabissano ogni possibile proposizione veritativa dall’arte e sull’arte della rappresentazione. La scommessa suona anche più ardita se si pensa alla confezione amatoriale – camere a mano, videocamere digitali, telecamere fisse, fino al massimo di tre presenti nella stessa inquadratura, oltre a tutti i codici e i segni d’interpunzione tipici di questo tipo di ripresa – voluta dal regista di Thérèse. Che all’inizio del film (?) incontra il suo attore-feticcio, Vincent Lindon, spiegandogli l’intenzione di realizzare per la prima volta un lavoro senza fronzoli né filtri, dove entrambi interpreteranno uomini di potere. In particolare il Presidente della Repubblica francese e il suo delfino.
Inizia così la recita che recita non è, meglio non sembra, in cui – senza soluzione di continuità né marche distintive – si scivola da un film all’altro, fino al film che li contiene entrambi (sorge un dubbio: è quello che stiamo vedendo?). Unici elementi di continuità – oltre al titolo – il momento del pasto e le chiacchiere in libertà sulla politica, la Francia, il cinema.Si vede che regista e attore si sono divertiti parecchio.
Non si capisce invece come abbiano potuto pensare che questo gioco cervellotico e snervante, presuntuoso e inutile, fosse capace di divertire lo spettatore. Pater mette in abisso anche lui.

NOTE

- IN CONCORSO AL 64. FESTIVAL DI CANNES (2011).

CRITICA

"I francesi lo definirebbero 'génial' e per una volta concordo. 'Pater' di Alain Cavalier ha sorpreso tutti e scatenato gli applausi con la più semplice delle invenzioni cinematografiche: far finta. L'idea del regista (ottant'anni a settembre) è quella di fingersi presidente della Repubblica e proporre a Vincent Lindon di fare il suo primo ministro. (...). Ma all'improvviso il privato e la realtà delle riprese tornano a interferire con la 'finzione' e il gioco si moltiplica all'infinito. Tra genialità e divertimento." (Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera', 18 maggio 2011)

"Appartato, onorato dai pochissimi che conoscono i suoi film senza condizioni ('La chamade', 'Libera me"), Alain Cavalier torna a Cannes a 25 anni da 'Thérèse', premiato dalla giuria e poi vincitore di sei César con un film-dissertazione, opera totalmente anomala, applaudito con standing ovation alla Lumière prima della proiezione. Con ironia, razionalismo dialogico ripreso da Voltaire e Racine, e scoperto gioco su cinema e politica, 'Pater' è l'incontro tra un regista, lo stesso Cavalier, e un amico attore, Vincent Lindon, che immaginano i ruoli di un padre spirituale e un allievo-figlio, un presidente e un candidato, un film da fare, in cui il regista è il capo della repubblica che promuove il candidato, tra l'altro per ottenere una legge di assoluto rigore sulla trasparenza delle proprietà. Divagante, divertente, unico." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 18 maggio 2011)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy