Parla con lei

Hable con ella

SPAGNA - 2002
Benigno è un infermiere. Nella clinica "El Bosque" si prende cura di Alicia, una ballerina entrata in coma a causa di un incidente stradale. Nello stesso ospedale è ricoverata Lydia, una donna torero ferita da un toro, anche lei in coma e fidanzata di Marco, uno scrittore quarantenne. Benigno ricorda di aver incontrato Marco durante uno spettacolo di Pina Bausch. Un giorno lo ferma per parlare un po' e da quel momento nasce un'intensa amicizia. Nelle ore passate tra le mura della clinica, le vite dei quattro personaggi si intrecciano e gli avvenimenti del passato, del presente e del futuro conducono Benigno, Marco, Lydia e Alicia verso il loro insospettabile destino.

CAST

NOTE

- LE COREOGRAFIE 'MASURCA FOGO' E 'CAFE' MULLER' SONO DI PINA BAUSCH.
- GOLDEN GLOBE 2002 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.
- PREMIO OSCAR 2003 PER LA MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE.
- FOTOGRAFO DI SCENA: MIGUEL BRACHO.
- ARREDAMENTO: FEDERICO G. CAMBERO.

CRITICA

"Una ballerina in coma e una donna torero. Il potere della parola e il silenzio del corpo. Pina Bausch e Caetano Veloso. Il cinema muto e il cinema come racconto, immaginazione, consolazione. L'incomunicabilità uomo/donna e l'amore come devozione, immaginazione, sfida. E' il nuovo film di Almodòvar, 'Parla con lei'. Azzardatissimo, emozionante, estremo. Come il gesto - da non raccontare - che farà di un crimine un miracolo. Con un cast sorprendente e - una tantum - prevalentemente maschile". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 5 aprile 2002)

"Almodòvar sa gestire il suo, di balletto, protetto dalla 'partecipazione straordinaria' dell'arte di Pina Bausch e soprattutto di un Caetano Veloso sublime come quasi sempre, da straordinario sceneggiatore e da astuto regista. Ma come nel film precedente, si ha l'impressione che ormai il racconto della varietà dei comportamenti umani abbia qualcosa di scontato: come se la realtà e la cronaca e la tolleranza nella società dello spettacolo avessero abituato in questo campo tutti a tutto. Si vede volentieri questo bel film di Almodòvar, ma senza eccitarsi più di tanto. Come dev'essere accaduto a lui facendolo, d'altronde". (Goffredo Fofi, 'Panorama', 11 aprile 2002)

"Arzigogolato, e solo a tratti toccante, melodramma sentimentale del sempre più ambizioso (e involuto) maestro spagnolo Pedro Almodovar, autore anche del soggetto e della sceneggiatura da Oscar, oltre che puntuale nemico, almeno sullo schermo, dei piagnucolosissimi uomini. Nei grovigli dei flashback e delle metafore qualcuno potrebbe perfino rimpiangere Antonioni." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 20 maggio 2004)
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