Parigi, tutto in una notte

La fracture

FRANCIA - 2021
3/5
Parigi, tutto in una notte
Raf e Julie, una coppia sull'orlo della rottura, si ritrovano in un affollatissimo pronto soccorso la sera dopo un'importante manifestazione di protesta dei gilet gialli a Parigi. L'incontro con Yann, un manifestante ferito e arrabbiato, manderà in frantumi le loro certezze e i loro pregiudizi. Sarà una lunga notte...
  • Altri titoli:
    The Divide
  • Durata: 98'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: SCOPE
  • Produzione: ELISABETH PEREZ PER FRANCE 3 CINÉMA, LE PACTE, AUVERGNE-RHÔNE-ALPES CINÉMA
  • Distribuzione: ACADEMY TWO (2022)
  • Data uscita 10 Marzo 2022

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco

Catherine Corsini torna in concorso a Cannes esattamente 20 anni dopo La repetition (nel 2012 Trois Mondes andò in Un Certain Regard).

Lo fa con La fracture, titolo che a dispetto di un incipit declinato sul versante della “classica” commedia romantica francese, trasforma la sua natura fortemente simbolica per rinchiuderci all’interno di un pronto soccorso parigino.

La prima frattura è quella tra Raf (Valéria Bruni Tedeschi) e Julie (Marina Foïs), coppia sull’orlo della rottura. La seconda è quella occorsa in modo accidentale al gomito della prima. La terza, la più violenta, è quella tra lo Stato e i suoi cittadini.

La fracture – cr. Carole Bethuel

Sì, perché nel pronto soccorso dove finirà Raf (e dove poco dopo la raggiungerà la compagna) ci andrà a finire anche Yann (Pio Marmaï), camionista giunto appositamente a Parigi per unirsi alla manifestazione dei gilet gialli contro il governo.

L’incontro tra i due, tra la borghesia intellettuale, radical chic e le istanze proletarie di chi, ferito e arrabbiato, è stato colpito dai poliziotti, frantumerà qualsiasi certezza e qualsiasi pregiudizio. Intanto, fuori dall’ospedale, gli scontri si fanno ancora più violenti. Fino ad irrompere anche lì, generando ulteriore caos.

Di sicuro schierato, il film scritto e diretto dalla regista francese ha il grande merito di svelare la propria tesi lungo il percorso, di fatto costruendo un dramma di forte impegno politico e civile – senza dimenticare l’abnegazione e le fatiche improbe di un corpo sanitario allo stremo delle forze e chiamato a far fronte a qualsiasi tipo di emergenza (tra tutti, lo sguardo della Corsini si poggia con maggior profondità su un’infermiera, Kim, interpretata da Aissatou Diallo Sagna), immortalato in epoca pre-Covid – ma sfruttando al massimo le potenzialità da commedia “nevrotica” che un’attrice come Valeria Bruni Tedeschi sa sempre restituire con naturalezza sconvolgente.

È proprio in questa continua altalena tra registri che La fracture trova la sua migliore ragion d’essere, con impennate di tensione smorzate di colpo da situazioni quasi debitrici della comicità slapstick (la Bruni Tedeschi che in almeno un paio di circostanze cade dalla brandina), altalena che tiene in piedi un assunto rimarchevole e che funziona anche grazie ad un cast ottimamente assortito.

 

NOTE

- IN CONCORSO AL 74. FESTIVAL DI CANNES (2021).

- REALIZZATO CON LA PARTECIPAZIONE DI: CANAL+, CINÉ+, FRANCE TÉLÉVISIONS, LA RÉGION AUVERGNE-RHÔNE-ALPES; IN PARTENARIATO CON: CNC, SACEM; IN ASSOCIAZIONE CON: SOFITVCINE 8, CINÉMAGE 15, CINEAXE 2.

CRITICA

"Da storia di un personaggio il film si fa corale, con figure tutte indicative ma mai stereotipate (...). Uno dei pregi maggiori di 'Parigi, tutto in una notte', che in originale era 'La frattura' , è proprio la sua assenza di rigidità ideologica, la scrittura che tiene conto delle ragioni in campo e le incarna in personaggi credibili, tra commedia e dramma, pubblico e privato. Con un ritmo serrato, che corre fino alla fine ben sfruttando l'unità di luogo e di tempo." (Emiliano Morreale, 'LA Repubblica', 10 marzo 2022)

"Dialogato in modo brillante e interpretato da una eccellente Valeria Bruni Tedeschi e da un Pio Marmai che riesce validamente a tenerle testa, il film della Corsini ha il limite di giocare su un registro di regia stile cinema-verità contraddetto da una messa in scena di deciso impianto teatrale. Ciò detto, è anche graffiante e divertente; e rispecchia uno stato di crisi che, finite le emergenze in corso, rischia di rivelarsi ancor più grave." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 10 marzo 2022)

"(...)la narrazione di Corsini costruisce una «radiografia» delle fratture - fisiche, emozionali, della realtà - senza però rinunciare a mezzi del cinema e a una scrittura che mescola umorismo e (auto) ironia. La macchina da presa (la fotografia è di Jeanne Lapoirie) trasforma quel paesaggio «medico» a cui ci hanno abituati anni di serialità reinventandolo nei movimenti lungo i corridoi deserti, tra la folla, sui visi che alternano angoscia, collera, ansia. Ecco che lì, in quei conflitti, o in quelle «fratture», lo scontro personale, il litigio tra le due donne, fa cortocircuito con quello politico della Francia nel 2018 - le manifestazioni all'Arco di Trionfo, gli assalti dei poliziotti agli ospedali quasi che per forza o per azzardo, con la realtà che bussa con prepotenza si deve accettare il confronto. Corsini non si sottrae e prova al tempo stesso a spostare un po' il suo sguardo: cercando una forma che valorizza ciascuna delle storie, si avventura tra le crisi che attraversano il nostro tempo, allora come oggi in una narrazione lieve, attraversata da una leggerezza che si fa empatia." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto, 10 marzo 2022)
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