PAOLO IL FREDDO

ITALIA - 1974
Sentendosi prossimo a morire il barone Paolo Pastorino, detto "Paolo il Caldo" per le sue imprese galanti, obbliga il figlioletto Paolino a giurare fedeltà al lavoro e odio alle donne. Per venti anni il rampollo cresce all'ombra di un convento ove il priore, Padre Pirania, e Padre Liborio approfittano della sua laboriosità e sfruttano la retta puntualmente versata dalla madre. Morta questa, licenziano lo sprovveduto giovane e lo inviano a zia Matilde, tenutaria di una pensioncina allegra, Paolino ignaro di tutto, cerca lavoro e combina pasticci come idraulico, come cameriere presso la contessa Marescalchi, come inserviente presso il circo Orfei. Nel frattempo viene perseguitato da un marito geloso e viene spiritualmente diretto dalla buonanima che gli parla dalla tomba. L'affetto di Lucia, una ragazza di borgata presso la cui baracca ha trovato alloggio, un bel giorno lo conquista e da quel momento il defunto barone deve tacere.

CAST

CRITICA

Pieno di scompensi, privo di umorismo autentico, basato su di una comicità burattinesca, il lavoro è costantemente deludente salvo unicamente nell'ultima parte, ove trova soccorso nelle esibizioni tipiche del circo che lo ha ospitato (Segnalazioni cinematografiche).

"Moderatamente sboccata e sorprendentemente spassosa commedia-parodia, certamente più comica che erotica, del regista a tempo perso Ciccio Ingrassia, che fa il verso all'allora fresco d'uscita 'Paolo il caldo'. Certe scene un po' goliardiche (rose e fiori comunque in confronto a certe sguaiataggini d'oggidì) fanno da trampolino per le irresistibili gag di Franco Franchi". (Massimo Bertarelli, 'Il giornale', 12 ottobre 2001)
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