Padri e figlie

Fathers and Daughters

3/5
Padri e figlie
Jake è un romanziere di successo rimasto vedovo in seguito a un grave incidente, che si trova a dover crescere da solo l'amatissima figlia Katie, a fare i conti con i sintomi di un serio disturbo mentale e con la sua altalenante ispirazione. Ventisette anni dopo, Katie è una splendida ragazza che vive a New York: da anni lontana dal padre, combatte i demoni della sua infanzia tormentata e la sua incapacità di abbandonarsi ad una storia d'amore.
  • Durata: 116'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: CANON EOS C500/RED EPIC, CANON CINEMA RAW (2K)/REDCODE RAW (5K), D-CINEMA (1:2.35)
  • Produzione: VOLTAGE PICTURES IN COPRODUZIONE CON BUSTED SHARK PRODUCTIONS, FEAR OF GOD FILMS, ANDREA LEONE FILMS
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
  • Data uscita 1 Ottobre 2015

TRAILER

RECENSIONE

Giorni nostri. Katie Davis (Amanda Seyfried) è una giovane psicologa, assistente per bambini disagiati. Ragazza che non è mai stata in grado di superare il trauma di un abbandono, Katie è incapace di instaurare rapporti sani con gli uomini. Prima la tragica scomparsa della mamma in un incidente d’auto, poi i progressivi disturbi psichici del padre (Russell Crowe), fino a quel momento scrittore di successo: la piccola Kate, siamo nel 1989, viene affidata alla ricca famiglia della zia materna (Diane Kruger) per un periodo di sette mesi. Tornato dopo il ricovero, Jake, il papà, riporta a casa la sua bambina: il loro è un rapporto speciale, ma la vita ha deciso per entrambi diversamente.

[caption id="attachment_81539" align="alignnone" width="300"]Aaron Paul e Amanda Seyfried in Padri e figlie Aaron Paul e Amanda Seyfried in Padri e figlie[/caption]

Dopo il passo falso di Quello che so sull’amore, Gabriele Muccino torna a fare ciò che gli riesce meglio: un tempo avremmo detto “film di cassetta”, oggi lo possiamo definire film per il grande pubblico. Sì, perché al netto di qualche solita esagerazione (le crisi tipo epilettico di Russell Crowe, ad esempio…), Fathers and Daughters – titolo diegetico con cui Jake Davis porterà alle stampe il libro con cui sarà ricordato per sempre – è il classico prodotto “made in Usa”, difficilmente criticabile. Prendere o lasciare, insomma, ben consci del fatto che vi ritroverete di fronte ad un drammone che non fa altro che mantenere ciò che promette.

Se vogliamo, il quarto film di Muccino realizzato negli States potrebbe essere visto come un La ricerca della felicità “reloaded”: al centro di tutto, naturalmente, un altro rapporto padre-figlio/a, ma non manca lo sguardo – meno diretto, certo – verso l’insensibilità di un paese, l’America, dove in men che non si dica finisci dalle stelle alle stalle. È il destino di Jake, costretto dalla sorte a dover combattere una battaglia impari per evitare di perdere la propria bambina. Da piccola affettuosa e tenera (interpretata da Kylie Rogers, tra le “baby” protagoniste della serie tv The Whispers), da grande anaffettiva e ninfomane (Amanda Seyfried): basterà incontrare la persona giusta (Aaron Paul, sì quello di Breaking Bad) per ritrovare la fiducia perduta verso gli uomini?

[caption id="attachment_81541" align="alignnone" width="300"]Il regista Gabriele Muccino Il regista Gabriele Muccino[/caption]

Da questo punto di vista, Padri e figlie riesce a creare un’interessante divisione (temporale ed emotiva) della vicenda: alternando le due fasi della vita di Katie – da bambina, il suo rapporto con il papà, e da giovane adulta, il suo rapporto con la vita, con il lavoro (dove aiuta bambini abbandonati), con gli uomini – ci troviamo al cospetto di due storie diverse ma naturalmente intrecciate, una conseguenza dell’altra. Perché, si sa, non siamo altro che il prodotto della nostra infanzia. Nel cast anche Jane Fonda (l’agente letterario di Jake), Octavia Spencer e Quvenzhané Wallis.
Valerio Sammarco

NOTE

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURA ANCHE RUSSELL CROWE.

CRITICA

"Il bello è che il film alterna e mescola con libertà le due epoche in un unico flusso, strappando non di rado emozioni inaspettate (bello in particolare il rapporto della Seyfried con la bambina). Cast eccellente, regia attenta, controllata, meno enfatica del solito. Un bel progresso per Muccino, di nuovo in forma dopo l'ultima prova. Anche se il film non si libera mai del tutto di quella patina di convenzione che spesso è il pedaggio di queste storie 'scritte' fino all'ultima virgola. E di cast così gonfi di star." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 1 ottobre 2015)

"Gabriele Muccino al quarto film americano. Due piani temporali distanti 25 anni, intrecciati attraverso quel montaggio serrato che, sin dall'inizio, il regista ha dato prova di saper manovrare. (...) Un impianto genuinamente melodrammatico sposa la propensione all'iperbole che Muccino ha sempre prediletto. Ignorando del tutto i toni o i mezzitoni dello scetticismo e dell'ironia che a torto o a ragione si ritiene formino il gusto caratteristico (e forse anche i limiti) del cinema italiano. Quello che racconta può non interessare, ma non può sfuggire la sua abilità. Chissà quanti noteranno la vistosa somiglianza tra il protagonista e il fratello più giovane del regista, Silvio." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 1 ottobre 2015)

"Il mélo secondo Muccino s'arricchisce con 'Padri e figlie' di un altro titolo imbottito di sentimentalismi ricattatori, battute stracult e personaggi stereotipati che sarebbero sembrati smodati persino a Matarazzo. (...) Muccino 'gira bene'? Sì, ci sono gli svolazzi con la macchina a spalla e le volute dei piani sequenza, Crowe che recita la classica scena madre dell'esaurito nonché i 22 milioni di dollari del budget. Tutti ottimi motivi per sposare le battute congegnate a mo' d'insulto dallo script di Brad Desch contro le recensioni e i critici ostili." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 1 ottobre 2015)

"AIla sua quarta esperienza americana, Gabriele Muccino conferma di essere uno dei rari registi italiani, o forse il solo, in grado di saper lavorare bene a Hollywood: senza tradire se stesso e senza lasciarsi intimidire dal peso divistico degli interpreti. Il problema di 'Padri e figlie' è un altro: l'incapacità dell'esordiente sceneggiatore Brad Desch a calibrare personaggi e ritmi di un dramma degli affetti che procede in parallelo su due piani temporali. (...) Con tocco sobrio, Muccino imbastisce il film nella morbida vena intimistica a lui congeniale; Crowe conferisce spessore e sensibilità al suo vulnerato protagonista, la Seyfried dimostra buona maturità a giocare sulle corde drammatiche. Peccato il copione!" (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 1 ottobre 2015)

"I padri occupano da sempre un ruolo speciale nel cinema di Gabriele Muccino. Padri che non hanno ancora visto nascere la propria creatura e già vengono meno alle responsabilità ('L'ultimo bacio'), padri per i quali non è mai troppo tardi rifarsi una nuova vita ('Ricordati di me'), padri separati ma decisi a prendersi comunque cura dei propri figli ('La ricerca della felicità') e a difendere il proprio ruolo nell'ambito di famiglie più allargate ('Quello che so sull'amore'). (...) Che il regista ormai di casa oltreoceano creda davvero ai sentimenti messi in campo in questa nuova avventura cinematografica, è chiaro per tutti coloro che vedranno il film. Passione e onestà sono evidenti in 'Padri e figlie' anche dove la struttura del film orchestra emozioni secondo canoni ben precisi e noti. Questa dolorosa storia d'amore e crescita, abbandono riscatto, malattia e guarigione rappresenta al momento la 'summa' del cinema di Muccino, che qui si fa più pacato e riflessivo, più maturo e adulto, capace di uno sguardo più lucido verso quei meccanismi della vita e dell'essere umano che film dopo film non smettono mai di incantarci." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 1 ottobre 2015)

"Piacerà a chi da sempre ha un debole per Muccino e da almeno un lustro lo vedeva girare a vuoto. Qui gira di nuovo inventivo e spedito. Peccato che vada a mille ogni volta che riesce a mettere Russell Crowe (il babbo) sullo schermo e perda colpi quando deve fidarsi di Amanda Seyfried." (Giorgio Carbone, 'Libero', 1 ottobre 2015)

"Più lacrimoso che toccante mélo familiare dell'ostinato emigrante volontario Gabriele Muccino. (...) La prima parte, nell'89, è passabile; la seconda, ai giorni nostri, disastrosa." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 1 ottobre 2015)
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