Ouija

USA - 2014
Ouija
Un gruppo di amici entra in contatto con una diabolica potenza dell'aldilà: quello che era iniziato come un semplice gioco scatena un demonio che solo loro possono fermare. Dopo l'improvvisa morte di Debbie, infatti, la sua amica d'infanzia di Laine e Pete, il ragazzo di Debbie, trovano nella stanza della ragazza una vecchia tavoletta 'Ouija'. I due decidono di usarla per salutare la defunta, ma la curiosa Laine comincia a porre domande incappando nel mistero della morte di Debbie e nello spirito che abita la tavoletta, che si fa chiamare DZ. Da quel momento una serie di cose sempre più bizzarre hanno inizio e quando Laine, la sua sorellina Sarah, l'amica Isabelle e Trevor, il ragazzo di Laine, scavano sempre più a fondo nella storia della casa di Debbie, scoprono che lei non è stata la prima vittima del gioco e non sarà l'ultima...
  • Durata: 89'
  • Colore: C
  • Genere: HORROR
  • Produzione: MICHAEL BAY, ANDREW FORM, BRAD FULLER, JASON BLUM, BENNET SCHNEIR PER PLATINUM DUNES, BLUMHOUSE PRODUCTIONS, HASBRO
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY (2015)
  • Data uscita 8 Gennaio 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone

Ouija è una tavola sulla quale sono disegnate tutte le lettere dell’alfabeto, i numeri dallo 0 al 9, un “sì” ed un “no” ed altri simboli. Abbinata ad un indicatore mobile chiamato “planchette”, viene utilizzata durante le sedute spiritiche per interagire con gli spiriti.
Fu inventata da due uomini d’affari, Elijah J. Bond e Charles Kennard, alla fine dell’ottocento e messa in commercio all’inizio del ventesimo secolo. Nel 1991 i diritti di sfruttamento commerciale passarono alla Hasbro. La Hasbro è la stessa casa di produzione dei Transformers, che sono stati portati al cinema da Michael Bay. Michael Bay è il produttore, insieme al Re Mida dell’horror Jason Blum, della ghost-story Ouija, che è piatta, commerciale e inverosimile come la tavoletta da cui prende il nome.
L’oggetto finisce nelle mani di un’adolescente che ne fa un uso improprio: lei passerà a miglior vita, altri trasmigheranno in questa, e a pagare il conto di questo fantasmatico via via saranno alcuni sventurati.
Progetto usa e getta, che rimesta nel merchandising e nelle cantine spettrali dell’horror nipponico, Ouija è opera di Stiles White, regista alle prime armi e si vede. Ma il problema non è solo lui.Limitiamoci ad alcune brevi considerazioni.
1) Più l’horror si allontana dal dubbio, più perde efficacia: Ouija non funziona non perché ci domanda di credere ai fantasmi, ma perché ci fornisce anche le risposte. I fantasmi esistono, ok; hanno una forma spaventosa, ok; possono farci del male, ok; ma devono sempre essere dei poveri sfigati che hanno subito qualche torto da vivi? L’espediente della giustificazione oltre a non essere nuovo (come se l’imprevedibilità non fosse una prerogativa del genere), è pure rassicurante.
2) Da quando ha smesso di essere una cosa seria, ovvero da quando ha rinunciato ad avere una caratura politico-sociale, l’horror è diventato autoriflessivo, puntando ora sull’ironia (Scream di Wes Craven dovrebbe dirci qualcosa), ora sul proprio potenziale simbolico (tutto il filone del post-horror esaspera il discorso metaforico sul “medium”, nel duplice significato di cinematografo e di portale con il mondo dei morti): Ouija sposa la seconda opzione sortendo gli effetti della prima.3) L’horror mainstream non è di per sé sbagliato. Con Le verità nascoste Zemeckis ha dimostrato che si possono realizzare horror mainstream persino intelligenti. Semplicemente Ouija non è Le verità nascoste.
4) La paura è una scienza esatta, e una buona drammaturgia il suo teorema. I tonfi, le porte che cigolano e le apparizioni improvvise si chiamano invece “colpi bassi”. La differenza è che la prima ti entra dentro, i secondi evaporano dopo un secondo.
5) Scegliere determinati attori per la semplice ragione che somigliano ad altri attori già affermati (Olivia Cooke pare Jessica Alba con qualche anno di meno, Douglas Smith sembra un Michael Shannon in erba, ecc…), equivale a desiderare un cane e comprarsi un peluche.6) Incassare tanti soldi (in America oltre 50 milioni di dollari) non significa necessariamente farsi un’ottima reputazione.

NOTE

- LA REGIA ERA STATA INIZALMENTE AFFIDATA A MCG.

- JULIET SNOWDEN FIGURA ANCHE TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI.

CRITICA

"Prima o poi era inevitabile che la tavoletta usata nelle sedute spiritiche fosse riciclata in un film. Ti chiedi se sia una strategia di marketing (ma ha senso promuovere le vendite di un oggetto che ammazza la gente?) e intanto ti annoi, benché la rumorosa colonna sonora ce la metta tutta per non farti abbassare l'attenzione. Posto che l'oggetto del titolo è un'entità omicida, nessun dubbio che farà una serie di vittime tra gli evocatori dell'occulto. Se il regista Stiles White non è dei peggiori, gli tocca una sceneggiatura povera di originalità e dallo sviluppo prevedibile: dove, al massimo, puoi giocare e prevedere chi sarà a lasciarci le penne, e in che ordine. La buona notizia è la durata: un minuto meno di 90." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 8 gennaio 2015)

"L'avevamo vista ne 'L'esorcista' (1973) quando madre e figlia provavano a giocarci senza riuscirci perché il demone Pazuzu, già molesto, non voleva. La tavoletta 'Ouija', nata con il movimento spiritista in Usa a fine '800 per contattare i fantasmi dell' aldilà, è un giocattolo molto diffuso negli Stati Uniti e Inghilterra. Passato sotto la proprietà Hasbro nel 1991 (gli stessi di 'Transformers', 'Monopoli' e 'G.I. Joe'), il gioco è ora diventato un filmetto horror per adolescenti prodotto dal genietto della paura a zero budget Jason Blum (esploso con 'Paranormal Activity') con l'aiuto di Michael Bay. (...) Bravissima la giovane Olivia Cooke (21 anni) come protagonista trafelata e sensibile (...) e non male i due riferimenti al grande Argento di 'L'uccello dalle piume di cristallo' (e se la vittima fosse il carnefice?) e 'Suspiria' (acrobatica impiccagione). Non memorabile ma ben realizzato. Stroncato in Usa, ha incassato bene. Non ci vuole la tavoletta Ouija per prevedere un sequel." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 8 gennaio 2015)

"Piacerà a chi è solito aprire l'anno con un bell'horror. 'Ouija' è in grado di satollare gli appassionati. Parola di americani (in Usa il film ha fruttato dieci volte il suo budget). Il regista è all'esordio, ma non proprio un novellino del terrore (gli FX di 'Intervista col vampiro' erano roba sua)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 8 gennaio 2015)

"Massacro (...) rimandato ai minuti finali, creando una buona cornice di attesa, vanificata da una totale mancanza di originalità. E, nei fessi protagonisti, di ogni plausibile buon senso." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 8 gennaio 2015)
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