Oltre la notte

Aus dem Nichts

GERMANIA, FRANCIA - 2017
1,5/5
Oltre la notte
La vita di Katja crolla improvvisamente quando il marito Nuri e il figlio Rocco muoiono in un attentato dinamitardo. Gli amici e la famiglia cercano di darle il supporto di cui ha bisogno e Katja riesce ad andare avanti fino al giorno del funerale. Tuttavia, le lungaggini nella ricerca degli attentatori e le ragioni dietro la morte insensata dei suoi cari non rendono semplice la superazione del lutto, aprendo ferite e dubbi. Danilo, un avvocato e migliore amico di Nuri, decide di rappresentare la donna nel processo contro i due sospetti: una giovane coppia appartenente alla scena neo-nazista. Il processo spinge Katja al limite e non c'è un'alternativa: vuole giustizia.
  • Altri titoli:
    In the Fade
  • Durata: 106'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP (1:2.39)
  • Produzione: NURHAN SEKERCI-PORST, FATIH AKIN, HERMAN WEIGEL PER BOMBERO INTERNATIONAL, WARNER BROS. FILM PRODUCTIONS GERMANY, IN COPRODUZIONE CON MACASSAR PRODUCTIONS, PATHÉ PRODUCTION, DORJE FILM, CORAZÓN INTERNATIONAL
  • Distribuzione: BIM (2018)
  • Data uscita 15 Marzo 2018

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
La vita della tedesca Katja (Diane Kruger) va in pezzi quando il marito di origini turche Nuri e il loro piccolo figlio Rocco vengono ammazzati in un attentato di matrice neonazista. Katja è straziata, nondimeno la sua testimonianza contribuisce all’individuazione dei presunti colpevoli, che finiscono sul banco degli imputati. Assistita dall’avvocato Danilo, Katja vuole e chiede giustizia, ed è disposta a tutto per ottenerla…

Alle regia Fatih Akin, che ha preso diretta ispirazione da una serie di omicidi xenofobi recentemente perpetrata dal movimento neonazista National-sozialistischer Untergrund, è In the Fade, in lizza per la Palma d’Oro. Lo sappiamo, almeno, dal precedente The Cut, sul genocidio armeno (2014), che Akin ha perso smalto e molto altro, purtroppo si conferma bassi, forse infimi, livelli: moralmente discutibile, ammesso non siate fautori della legge del taglione; cinematograficamente – ed è l’unica cosa che conta davvero – imbelle, con stereotipi, incongruenze, colpi di scena citofonati plurimi.

Diane Kruger, poverina, non ce la fa, è bella ma non balla, non trasmette quasi nulla e ha un buffo problema con gli occhiali: li usa solo quando guida, appena spegne il motore se li leva subito, manco il cane di Pavlov.


Costruito come court drama prima e revenge movie dopo, ha tempi e modi della fiction tv: introspezione al lumicino, sottigliezze non previste, sottotesti assenti. Non bastasse, l’ultima parte in Grecia - che non sveliamo - è al di là del bene e del male, e… segnatevi questa battuta: “Non penso sia una coincidenza”.

Purtroppo, due indizi, The Cut e In the Fade, fanno una prova: c’era una volta Fatih Akin. Quello bravo, almeno.

NOTE

- REALIZZATO CON IL SUPPORTO DI: FILMFÖRDERUNG HAMBURG SCHLESWIG-HOLSTEIN, GERMAN FEDERAL FILM FUND, FEDERAL GOVERNMENT COMMISSIONER FOR CULTURE AND THE MEDIA (BKM), FILM- UND MEDIENSTIFTUNG NRW, GERMAN FEDERAL FILM BOARD; IN COLLABORAZIONE CON: CANAL+, CINÉ+.

- PREMIO PER LA MIGLIORE INTERPRETAZIONE FEMMINILE (DIANE KRUGER) AL 70. FESTIVAL DI CANNES (2017).

- GOLDEN GLOBE 2018 COME MIGLIOR FILM IN LINGUA STRANIERA.

CRITICA

"Il nuovo film del 44enne autore turco di Amburgo ci porta nell'epicentro morale di quella sensazione internazionale d'attualità che è paura generica per un terrorismo frutto di razzismo, xenofobia, omofobia, odio tout court in un mondo sempre sull'orlo di tragedie. (...) il film di Fatih Akin inquadra il dolore di Diane Kruger, bravissima nella misura interiore nel trasmetterci dubbio e disperazione, desiderio di vendetta e perdono, dovendo difendersi da accuse che minano la sua credibilità. (...) dall''action' al 'court movie', un po' prolisso prima del teso finale, il film (...) si destreggia, in equilibrio alterno, in tre capitoli sull'elaborazione del lutto e sul conflitto tra le proprie ragioni e le leggi di uno stato che dovrebbe difenderle, trascinando la suspense in un finale che ti obbliga ad usare testa e pancia, da non confondere con i vari giustizieri in giro sugli schermi." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 15 marzo 2018)

"(...) si gioca sul sicuro, a costo anche di alcune semplificazioni di sceneggiatura, che in film come questo si avvertono particolarmente. Il copione tenderebbe a sfumare, ma d'altro canto l'identificazione con lei, bionda eroina, è richiesta come condizione necessaria al funzionamento della suspense: insomma i personaggi, appena tratteggiati, sono più che altro funzionali alla trama. E molto del film poggia in definitiva sulle spalle di Diane Kruger, bionda madre dolorosa e poi ipnotica vendicatrice, che con questo ruolo ha vinto il premio per la miglior attrice al festival di Cannes. Come in altri film del regista, gli sviluppi della storia vanno in una direzione che non si prevedeva, cambiando ritmo e a volte genere. A volte questo fa l'originalità del film ('La sposa turca', il suo migliore), a volte lo sfilaccia ('Soul Kitchen'). Qui si passa dal mélo al processuale a una sorta di film d'azione, e l'effetto è di un incanalamento su binari prevedibili, soprattutto nella fase processuale. Più interessante la parte fiale, meno dialogata, secca: e però (senza rovinare la sorpresa) il finale è stato anche la scelta più discussa dal punto di vista ideologico. È da segnalare comunque lo sguardo che il film getta sui legami trasversali tra movimenti di estrema destra in Europa, poco raccontati dal cinema di finzione: un mondo che si intravede appena, ma fa comunque rabbrividire." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 15 marzo 2018)

"Ispirato a uno dei tanti eventi di violenza xenofoba accaduti di recente in Germania, il film 'Oltre la notte' è una tragedia in tre atti condotta sul filo della suspense; o, se si vuole, un thriller impregnato del dolore di un lutto impossibile da elaborare. Nella vicenda il motivo dell'estremismo di destra dilagante nell'intera Europa è centrale, ma il cineasta germanico di origine turca Fatih Akin evita la trappola del film a tesi assorbendo l'elemento socio/politico all'interno di un convincente tessuto drammaturgico. (...) lungi da soluzioni stile giustiziere della notte, l'ultimo atto termina su un malinconico litorale ellenico in un modo che noi, al contrario di altri, abbiamo trovato coerente, moralmente sofferto e femminile nel senso ampio della parola. Tornata a girare in patria dopo anni di trasferta hollywoodiana, Diane Kruger ha perfettamente compreso il sentimento di perdita e annientamento che divora il personaggio; e ha incarnato una Katja fragile come chi ha perso tutto e forte come il samurai tatuato sulla sua pelle con un'intensità che le ha assicurato meritati premi a Cannes e ai Golden Globe. Nella livida fotografia di Rainer Klausmann e sul rock intriso di tristezza di Joshua Homme, Akin gioca una regia di calibrata essenzialità." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 15 marzo 2018)

"(...) è un film sulla Germania di oggi, sui neonazisti sovranisti di Nus che agiscono senza che lo stato o le istituzioni sembrino avere la volontà di fermare la loro delirante campagna di attacco contro migranti e stranieri. Ma Fatih Akin che ambienta la storia nella sua Amburgo ispirandosi a dei fatti di cronaca (una serie di omicidi commessi da Nsu tra il 2007 e il 2011 di non tedeschi) rende la sua protagonista speculare a loro: la vendetta della vittima superiore in quanto tale a ogni stato di diritto. Inquietante." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 15 marzo 2018)

"(...) thriller processuale fuori dai tempi e dalle regole di genere, croce e virtù nello stesso tempo. (...) un film 'borderline' tra il rifiuto di canoni di fiction (l'autore vuole farsi sentire) e la fiction di sceneggiatura su eventi reali che preoccupano tutta l'Europa." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 15 marzo 2018)

"Piacerà soprattutto per Diane Kruger, una bellona che per diventare bravissima non ha dovuto aspettare di non esser più «la più bella del reame»." (Giorgio Carbone, 'Libero', 15 marzo 2018)

"Il film di Akin, dopo un inizio promettente, perde di ritmo durante il lungo e poco appassionante processo, finendo per smarrire la sua centralità, fino al riabilitativo finale." (A.S., 'Il Giornale', 15 marzo 2018)

"Ambientato per lo più ad Amburgo e ispirato agli omicidi xenofobi commessi a partire dal 2000 dal gruppo neo-nazista Nsu, il film pone un dilemma morale al quale lo spettatore non potrà sottrarsi - cosa fareste voi al posto di Katja? Siamo tutti potenziali giustizieri? - ma al tempo stesso prende alla gola il pubblico e lo trascina verso un finale troppo rischioso e ambiguo, che non lascia scampo. Come se chi guarda, emotivamente ostaggio della terribile vicenda, non fosse davvero libero di immaginare altre vie di uscita." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 16 marzo 2018)
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