OCCHI NELLE TENEBRE

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USA - 1994
OCCHI NELLE TENEBRE
John Hallstrom, detective a Chicago, è incaricato di individuare il killer che dissangua le sue vittime dopo averle uccise. Ha come unica testimone, Emma Brody, una violinista non vedente di un gruppo folk irlandese e coinquilina di una delle vittime. Emma a 8 anni era stata spinta dalla madre contro lo specchio diventando cieca: ora le sono state trapiantate le cornee da poco ma ancora gravi problemi visivi. Nel corso delle indagini Hallstrom scopre che il killer ha ucciso alcune persone che hanno subìto trapianti di organi. L'unico indizio è l'odore di sapone addosso all'assassino, un sapone chirurgico che Emma riconosce durante una visita di controllo dal medico che l'ha operata, e corteggiata senza successo, Ryan Pierce. John ha modo di osservare che un errore sulla cartella clinica (l'interno dell'appartamento sbagliato) ha fatto sì che il killer abbia ucciso un'altra donna al posto di Emma. per cui deduce che l'assassino deve aver accesso alle cartelle cliniche dell'ospedale. Non indifferente al fascino di Emma, indagando, John scopre chi è l'omicida....
  • Durata: 101'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Specifiche tecniche: SCOPE A COLORI
  • Produzione: DAVID BLOCKER
  • Distribuzione: CECCHI GORI GROUP (1995) - MEDUSA VIDEO

NOTE

REVISIONE MINISTERO GENNAIO 1995

CRITICA

"Michael Apted ('Gorky Park', 'Gorilla nella nebbia') congegna un thriller dotato d'una certa originalità impreziosita dal sapiente contributo del direttore della fotografia, il nostro Dante Spinotti, che usa lenti speciali per rappresentare la distorsione dello sguardo di Madeline Stowe. La quale - bellissima, bravissima - è uno dei volti più interessanti e moderni di Hollywood ('L'ultimo dei Mohicani', 'Bad girls'), cinica e sprezzante come una nuova, inquietante Bette Davis." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 17 Gennaio 1995)

"Il regista Michael Apted nonostante i film seri che ci ha dato in passato ('Gorky Park', 'Gorilla nella nebbia', 'Cuore di tuono') qui si è tenuto sempre ai margini del thriller stentando a chiarirci tutti i nessi della storia, e soprattutto, uscendo a fatica, nella rappresentazione dei personaggi, dall'abituale stereotipo del poliziotto che si innamora della donna che vuol proteggere: senza sfumature psicologiche, con attenzioni molto scarse anche alle dinamiche dell'azione, e, appunto, trascurando parecchio quei climi di tensioni e di emozioni che in genere drammi così esigono ed ottengono anche nei telefilm più corrivi. Gli interpreti non aiutano molto (specie se si confrontano con i due tormentati protagonisti degli 'Occhi del delitto'): la protagonista è Madeleine Stowe, vista di recente in 'Bad Girls': ha una o due espressioni soltanto (in genere d'ansia e di paura) per il resto è quasi atona. Il poliziotto è Aidan Quinn, attento a comporsi il carattere di un duro alla maniera solita di Hollywood; un po' ci riesce, ma tarda a convincere." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 18 Gennaio 1995)

"Ma l'incrocio tra i due caratteri, con lite, riappacificazione e risoluzione nei 10 minuti thriller del finalissimo, è abbastanza riuscito, pur non condonandoci i soliti flash back nell'infanzia e luoghi comuni. Aidan Quinn sfodera il suo occhio azzurro da bravo ragazzo e si mette nei panni del poliziotto uso ai miasmi della metropoli. La scenografia morale, intorno, è come catastrofica, sicuramente Occhi nelle tenebre non verrà utilizzato come depliant turistico per Chicago. Caratteristi a posto, espressivi: bravi gli altri, non per circostanza." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 19 Gennaio 1995)
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