Nowhere Man

BELGIO, OLANDA, LUSSEMBURGO, NORVEGIA - 2008
Nowhere Man
Tomas è un 40enne con una moglie graziosa e una carriera invidiabile. La sua vita sembra perfetta, ma in realtà l'uomo sente che la sua felicità è minacciata dalla mancanza di stimoli. Così, per sfuggire alla noia sogna di sparire e di riapparire in un'altra realtà. Poi, in un giorno di primavera, arriva l'occasione per mettere in pratica il piano che aveva organizzato da tempo. Inscena la sua morte e parte alla volta di un'isola dei Caraibi. Ben presto, però, diventerà consapevole che forse era meglio non abbandonare la strada vecchia per la nuova...
  • Altri titoli:
    (n)iemand
  • Durata: 96'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: LE PARTI PRODUCTION, CIRCE FILMS, FRILAND, TARANTULA PRODUCTION

NOTE

- PRESENTATO ALLA 5. EDIZIONE DELLE 'GIORNATE DEGLI AUTORI - VENICE DAYS', VENEZIA 2008.

CRITICA

"'Nowhere man' è firmato da una regista ironica, originale e raffinata, qual è la belga fiamminga Patrice Toye che già s'era fatta notare una decina d'anni fa per 'Rosie, il diavolo nella mia testa', film figlioccio dei Dardenne, ma già con spunti profondamente diversi. Ora questa cineasta sensibile e dalla carriera prevalentemente televisiva sperimenta un modo e un modulo narrativo diverso e in qualche modo opposto, raccontando la debolezza maschile e umana con un acume davvero notevole. (...) Un film naturalmente femminista che vede una delle poche registe qui al Lido lanciarsi in un romanzo di formazione e decostruzione dell'identità, con uno stile narrativo che sprizza talento e bravura. Patrice Toye, infatti, impernia sul suo 'uomo senza qualità' dall'incomunicabilità che rasenta Antonioni, ma che ha uno spirito molto più leggero, un ritratto di una società mediocre e di un'umanità perennemente insoddisfatta fatta di inquadrature sobrie e dialoghi mai eccessivi, anche quando la tentazione di andare oltre si fa forte persino per lo spettatore. Ecco che così esce fuori un film delicato e persino divertente, un gioiello che pur non essendo un capolavoro mostra un'insieme tecnico, interpretativo e registico di grande potenzialità e forza". (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 28 agosto 2008)

"La parte più libera del film è proprio quella girata ai tropici, tra scazzottature e ubriacature e senso di disfatta. Quelle più artefatte sono le zone visionarie del film, dopo lo sgonfiaggio dell'utopia, del sogno infranto che ci sia a disposizione, per tutti, una seconda chance. Ci si ritrova a corto di idee visuali quando si inganna la marcia consolatoria e predicatoria, tipo: tutti gli snodi narrativi della nostra vita passata sono aperture a una seconda vita, dunque è proprio quel che si è fatto ad essere stato il nostro meccanismo di fuga continua. Mah. Ripensando a Luis Buñuel e a 'Bella di giorno' e ripensando alla sua doppia vita, di gran dama e prostituta estrema, contemporaneamente vissuta, sembra si siano fatti dei bei passi indietro..." (Roberto Silvestri, 'Il manifesto', 31 agosto 2008)
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