Nomi e Cognomi

ITALIA - 2014
3/5
Nomi e Cognomi
Domenico Riva è uno stimato giornalista che da Milano rientra con la famiglia nella sua terra d'origine: un piccolo paese del Sud Italia. Direttore della più importante testata giornalistica del luogo, attiva un progressivo risveglio della coscienza civile del paese, che negli anni ha tacitamente accettato un pericoloso status quo: loschi traffici travestiti di legalità. Tutto si gioca attorno ai fatti di una discarica abusiva oggetto di mire illecite; Riva e i suoi, faranno il loro lavoro: raccontare i fatti.
  • Durata: 99'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: CORRADO AZZOLIN IPER DRAKA PRODUCTION
  • Distribuzione: DRAKA DISTRIBUTION (2015)
  • Data uscita 14 Maggio 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Massimo Giraldi
Domenico Riva, stimato professionista della carta stampata, da Milano rientra con la famiglia in un piccolo paese del Sud Italia, sua terra d'origine. Alla direzione del quotidiano locale, prova ad attivare un progressivo risveglio della coscienza civile del luogo, dove negli anni si è sedimentata una poco simpatica assuefazione alla presenza del malaffare. Coadiuvato da una giovane redazione, Riva batte con frequenza il tasto della necessità di un impegno al servizio della verità. Il primo impegno è mettere a nudo la corruzione che corre dentro la costruzione della nuova discarica. Più volte avvertito di cambiare strada, Riva insiste, il giornale perde i finanziamenti e chiude. Per niente scoraggiato, Riva raduna la redazione a casa propria per continuare a fare uscire la testata che ora si chiama "Nomi e cognomi". La situazione però si fa sempre più tesa, la moglie Anna è andata via con le due figlie, nel timore di un evento che di lì a poco diventa triste realtà. Riva viene ucciso per strada.

Sebastiano Rizzo comincia nel 1999 come attore di teatro, gira un corto nel 2012, alcuni videoclip, è nel cast di molte serie televisive. Avendo girato un doc sulla tragica vicenda di Giuseppe Fava, aveva pensato di dedicare a lui l'intero film. Poi il peso del copione si è equilibrato su un maggiore coinvolgimento del ruolo dei giornalisti vittime dell'attaccamento alla verità. Sud Italia dunque, ma senza eccedere in personalizzazioni. L'argomento ingloba una larga fetta del cinema di denuncia sociale italiano dagli anni '50 fino agli '80 di Peppino Impastato e di Giuseppe Siani. Cinema che non si arrende, che lotta contro gli schemi consolidati. E giornalismo che recupera il mito della stampa libera e barricadiera. Bisogna dire che è sempre da elogiare il ritorno su certe situazioni che, per quanto di finzione, lasciano sgomenti di fronte all’esistenza di una 'frontiera' culturale chiusa e difficile da abbattere. Il mito del giornalista corsaro magari non sarà più di attualità ma è bello che un film se ne occupi, che i titoli di coda ricordino nomi di uomini ammazzati per poter svolgere il loro lavoro. "Un risarcimento" lo ha definito Enrico Lo Verso, che qui è un Riva deciso e convinto. La materia è intensa e forse non sempre dosata a dovere.

Qualche passaggio un po' semplice, qualche ingenuità, qualche ripetizione ma Lo Verso e la Cucinotta (la moglie) restituiscono bene i dolori del contrasto tra vita pubblica e privata. Un'opera prima imperfetta e proprio per questo incoraggiante.

NOTE

- REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DI APULIA FILM COMMISSION E CON IL PATROCINIO DI: REGIONE PUGLIA-ASSESSORATO ALLE RISORSE AGROALIMENTARI E COMUNE DI GIOVINAZZO-ASSESSORATO ALLA CULTURA.

CRITICA

"Si chiude con le parole di Anna Politovskaja un film che omaggia i giornalisti morti per mano della mafia. (...) Pellicola lodevole nelle intenzioni, troppo simile, però, a una fiction televisiva." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 14 maggio 2015)

"Dedicato ai valorosi giornalisti italiani caduti nell'esercizio della professione, il film di Sebastiano Rizzo è generoso ma anche parecchio ingenuo. Troppo perfetto il protagonista, che non ha un attimo di cedimento davanti alle continue minacce della mafia locale. Così come è 'di repertorio' il suo rapporto con la moglie impaurita e le figlie, che si sentono trascurate dal padre a causa del lavoro. Per accennare appena alle scene girate al rallenti ogni volta che c'è da sottolineare la drammaticità degli eventi." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 14 maggio 2015)

"Piacerà a chi riesce ancora ad apprezzare i film del filone antimafia, quando tra le pieghe di un racconto riescono a inserire anche personaggi e osservazioni non banali (come 'la mafia è in guerra, noi no')." (Giorgio Carbone, 'Libero', 14 maggio 2015)

"Dedicato, nei titoli di coda, ai giornalisti eliminati per la tenacia di cronaca e la rettitudine davanti alle mafie d'Italia, da Peppino Impastato a Giancarlo Siani. (...) E' un film onesto che soffre di schematismo, un po' bisognoso d'iniezioni di sceneggiatura." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 15 maggio 2015)
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