Netemo sametemo

GIAPPONE - 2018
2,5/5
Netemo sametemo
Asako ha 21 anni e vive ad Osaka. Si innamora di Baku che ha uno spirito libero e improvvisamente scompare. Due anni dopo, Asako, che si è trasferita a Tokyo, incontra Ryohei. Sembra proprio come il suo ex-ragazzo, Baku, ma ha una personalità completamente diversa. Ryohei è un impiegato, con una personalità sincera...
  • Altri titoli:
    Asako I & II
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: romanzo omonimo di Tomoka Shibasaki
  • Produzione: C&I ENTERTAINMENT

TRAILER

RECENSIONE

di Emanuele Rauco

L’amore è la più irrazionale e incomprensibile delle pulsioni umane e bisogna essere comprensivi con chi ci finisce dentro. Alla fine della fiera, Asako I & II – il film di Ryusuke Hamaguchi in concorso al festival di Cannes – è un racconto morale sotto forma di film romantico in cui l’interesse sta nel dissidio tra la storia narrata e il tono che il regista utilizza.

Perché di suo il film racconta una storiella al confine della stupidaggine: una ragazza s’innamora di un ragazzo bello e tenebroso, ma dopo un po’ sparisce. Qualche anno dopo si incontrano di nuovo, ma lui non è quel ragazzo, ma un altro identico al primo. Il loro amore dura finché il primo ragazzo diventa famoso e si ripresenta da lei: che fare? Assieme a Sachiko Tanaka, Hamaguchi adatta un libro di Tomoka Shibasaki traendone un film sentimentale che galleggia tra melodramma irrazionale e commedia di caratteri, tra Hong Sang-soo e amour fou.

Quello che incuriosisce di Asako I & II è il modo in cui Hamaguchi decide di raccontare, le scelte narrative e stilistiche: lunghi dialoghi comuni e banali intervallati da piccoli misteri che spostano l’attenzione dello spettatore, snodi apparentemente vacui e casuali che anticipano dei crescendo inaspettati. Hamaguchi coltiva un curioso senso di spaesamento nel fondo di una normalità fin troppo esibita e di un’ingenuità poco credibile da parte dei suoi personaggi e questo spaesamento ricorda da vicino il tono del sogno (come dice anche Asako parlando col vecchio amante), quel modo di confondere le acque rimanendo limpido e chiarissimo proprio del “racconto onirico”.

È un film del tutto scombinato, che non sai mai dove voglia andare a parare, che non gioca fino in fondo coi propri elementi costitutivi né cerca davvero l’emozione dello spettatore, ma lavora di continuo e in modi anche incomprensibili ma affascinanti sulle pieghe della narrazione, sui risvolti inconsueti nell’approccio ai personaggi e alle loro azioni. E alla fine lascia di certo con un nulla di fatto ma anche con un senso di tenerezza e curiosità nei quali si sente la mano di un regista vero, anche se sconclusionato.

NOTE

- IN CONCORSO AL 71. FESTIVAL DI CANNES (2018).
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy