Nessuno mi pettina bene come il vento

ITALIA - 2014
2/5
Nessuno mi pettina bene come il vento
Arianna, una scrittrice con alle spalle un matrimonio fallito e che vive quasi isolata in una località balneare, riceve la visita di una giornalista che deve intervistarla. La donna è accompagnata dalla figlia 11enne Gea, che dopo dovrà accompagnare dalla nonna. Mentre la madre conduce l'intervista, Gea fa un giro nella zona ed entra in contatto con Yuri, un adolescente del posto. Giunte al momento di andare via, Gea rifiuta di essere portata dalla nonna, così Arianna si offre di ospitarla per qualche giorno. L'interazione tra la scrittrice e la ragazzina, appartenenti a due generazioni tanto lontane e diverse tra loro, e il difficile rapporto che Gea instaura con i ragazzi del posto, permetteranno ad Arianna di ritrovare una parte di sé e a ridefinire con il proprio sguardo sul mondo, le sue paure verso l'ignoto, verso ciò che non conosce e soprattutto non capisce.
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: MATTEO LEVI PER 11 MARZO FILM IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: ACADEMY TWO
  • Data uscita 10 Aprile 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Alessandra De Tommasi
Nessuno mi pettina bene come il vento, la pellicola di Peter Del Monte, prende in prestito un aforisma di Alda Merini come titolo ideale per mettere in scena la parabola di una scrittrice, Arianna (Laura Morante), che si è volontariamente esiliata in una deliziosa località marittima sbattendo in faccia la porta al mondo esterno. Delusa e disincantata dalla vita, racconta storie e scrive libri prendendo le debite distanze dall'umanità, fino a quando una ragazzina, Gea (l'esordiente Andreea Denisa Savin), non fa breccia nel suo cuore. Figlia della giornalista che va ad intervistarla, decide di rimanere qualche giorno a casa della donna anziché seguire uno dei genitori. Ribelle, polemica ma anche arguta e brillante, la piccola “peste” mina le certezze della protagonista con osservazioni caustiche e domande dirette.
La causa scatenante del confronto è rappresentata da un gruppo di teppistelli che turbano la quiete del vicinato “occupando” la piazzetta sotto casa di Arianna. Questo scontro che si alimenta dai reciproci pregiudizi è il fulcro di tutta la vicenda: si parte dalla solitudine dei vari personaggi per approdare in collisioni di rotta tra loro piuttosto drammatiche.
Il film ha l'ambizione di scomporre la società in piccoli pezzi e di analizzarne le anomalie nei rapporti umani più diversi e problematici: vorrebbe scavare a fondo nei labirinti dell'anima ma si perde ben presto in dialoghi poco credibili e situazioni quasi grottesche. Alza un enorme polvere e prova a porsi mille interrogativi senza essere in grado di trovare un equilibrio nella narrazione. Lascia in sospeso, in maniera astratta, qualsiasi spunto senza approfondirlo.
Il tentativo è lodevole, ma il risultato non convince: il ritmo troppo sincopato amplifica l'incapacità di instaurare un vero legame emotivo tra lo spettatore e il personaggio, togliendo fluidità e naturalezza alla storia. Le interazioni, mai esplorate fino in fondo, scivolano spesso in una forzatura e non si arriva mai a capire le motivazioni alla base di un comportamento.
In questo caso il non detto gioca un brutto scherzo, anche se parte da uno spunto interessante, la convivenza forzata tra due figure femminili complicate.

NOTE

- FILM DI INTERESSE CULTURALE NAZIONALE REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI-DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA, REALIZZATO CON IL SOSTENGO DELLA REGIONE LAZIO FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO.

CRITICA

"Con un verso di Alda Merini l'introverso Peter Del Monte torna con un match tra una scrittrice solitaria che vive al mare e una ragazzina che capita per caso. Laura Morante sappiamo quant'è brava, ma Andreea Denisa Sàvin è una rivelazione per come anticipa la donna insoddisfatta che sarà. Intorno legami sbagliati, rivalità generazionali, qualche banalità sociologica ma anche gran voglia di introspezione, espressivi silenzi." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 10 aprile 2014)

"Con un titolo che è un aforisma di Alda Merini, il veterano Peter Del Monte torna a proporre il suo cinema rarefatto, dove lunghe inquadrature fotografano il malessere dei personaggi e gli stati d'animo contano più delle situazioni, che spesso restano irrisolte. Un cinema non d'immediato consumo - ovvio - ma di cui c'è bisogno e per il quale sarebbe giusto rimanesse spazio tra un supereroe e un comico tv prestato al cinema." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 10 aprile 2014)

"Una casa sul mare, tre solitudini (e altre di contorno), un film in cui conta non ciò che si vede ma ciò che accade dentro (e tra) i personaggi. (...) Meno divagazioni, comprimari più credibili, e sarebbe stato un gran film. Non mancano bei momenti, manca un tessuto connettivo. Basta con l'esilio, i registi tornino a prendere il tram." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 10 aprile 2014)

"L'intellettuale chiusa nella torre d'avorio e la bambina difficile, «vittima» di una famiglia scoppiata. Un incontro tra due disagi, due solitudini in riva al mare (siamo a Santa Marinella) che, da manuale, porteranno al reciproco cambiamento. Peter Del Monte, navigato autore dallo sguardo personale, torna alla regia dopo sette anni di «silenzio» (...) con un film malinconico e «invernale», stridente già dal suo incipit: una giornalista, separata e nevrotica, va a fare un'intervista a una celebre scrittrice con la figlia undicenne. (...) Atmosfere rarefatte e insistiti paesaggi marini non bastano, però, ad armonizzare il peso di verbosi dialoghi e personaggi troppo vicini allo stereotipo. A cominciare dalla scrittrice (la sempre bella Laura Morante), così «didascalicamente» di sinistra, da aver lasciato un marito politico in Francia ed essersi ritirata dalla vita sociale per scrivere il suo nuovo romanzo su Anna Kuliscioff. Passando per le catastrofiche insicurezze della madre della ragazzina (lei brava, sì, l'esordiente rumena Piatra Neamt) e proseguendo col ragazzo sedicenne (Jacopo Olmo Antinori), solitario e un po' borderline anche lui, figlio di una russa che «viaggia» tra video porno e night club. La bellezza del titolo, 'Nessuno mi pettina bene come il vento', è «rubata» da un aforisma di Alda Merini." (Gabriella Gallozzi, 'L'Unità', 10 aprile 2014)

"Malinconica commedia, più goffa che toccante, di un'assurdità siderale. (...) Incomprensioni, chiacchiere, metafore, banalità e mille sbadigli." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 10 aprile 2014)
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