Natura contro

ITALIA - 1988
Una giovane giornalista, Gemma, alla caccia di uno scoop importante, incontra a Miami tre suoi amici, amanti dell'avventura e pieni di risorse, e si unisce a loro per raggiungere le foreste dell'alta regione amazzonica, e cercarvi le tracce dello scienziato professor Korenz, di cui è stata allieva, scomparso da qualche tempo in quelle zone selvagge. Dei tre uomini del gruppo uno è un valente biologo, il secondo un buon pilota di aerei e il terzo è uno sportivo pieno di coraggio. Essi, ascoltando una registrazione su nastro casualmente capitata nelle loro mani, si sono convinti che il professore sia ancora vivo, e vogliono fare il possibile per ritrovarlo. Korenz è scomparso durante la sua ultima spedizione alla ricerca della perduta civiltà degli Imas, un mitico popolo rimasto incontaminato dalla "civiltà" dei bianchi. Preso un piccolo e maneggevole aereo anfibio, i tre raggiungono la regione dell'alto Rio delle Amazzoni, e qui, spostandosi di villaggio in villaggio fra le tribù degli indios, cercano le tracce dello scienziato. L'affascinante natura selvaggia del paese procura al piccolo gruppo difficoltà e pericoli di ogni genere, ma essi vivono un'esperienza unica e veramente magica. Studiando i costumi di popoli a loro sconosciuti scoprono perché i guerrieri di alcune tribù tagliano la testa dei nemici uccisi: essi credono infatti che possono così impossessarsi dello spirito del morto, e fanno poi ridurre, mediante un antico procedimento, quelle teste a proporzioni così piccole da poterle portare al collo come ornamenti. Poi i quattro amici assistono e partecipano alla caccia delle scimmiette che vengono addormentate con frecce coperte di droga per essere esportate per esperimenti. In seguito partecipano ad una caccia ben più pericolosa: quella ai grandi serpenti anaconda. Nel frattempo Gemma, mentre cammina nell'acqua bassa e torbida, viene morsa da un piccolo serpente dal veleno mortale e il suo amico biologo, conoscitore della fauna locale, capisce subito che neanche l'amputazione della gamba colpita potrebbe salvarla. Interviene allora uno stregone che, con magici riti, dice di aver fatto passare il veleno nel corpo di un vecchio indigeno, che già stava in punto di morte. Incredibilmente, infatti, di lì a poco Gemma torna in perfetta salute. Dopo tante ricerche, i quattro giovani pensano di aver finalmente trovato il popolo degli Imas, e quindi sperano di aver notizie del professore Korenz. Ma si scontrano subito con un feroce gruppo di cercatori d'oro, i quali credono evidentemente alla leggenda per cui gli Imas sarebbero in possesso di un antico e immenso tesoro in oro, quello dell'Eldorado, e, non trovandone traccia, hanno ucciso barbaramente tanti indios innocenti, i cui corpi martoriati sono abbandonati dovunque nella foresta. I quattro amici combattono coraggiosamente contro i crudeli assassini, sconfiggendoli. All'improvviso, poi. si trovano davanti il professor Korenz in persona. Questi racconta loro che gli abitanti di quel villaggio non sono in realtà i famosi Imas, e neanche i loro discendenti ma solo una imitazione di quel favoloso popolo, che egli aveva cercato di far rivivere, insegnando agli indios a ritrovare le origini del propria civiltà. Confessa anche di essere stato molto tentato di fingere d'aver fatto veramente una scoperta così importante per procurarsi con l'inganno una gloria non meritata. Ha saputo però resistere alla tentazione e ora riparte con Gemma e col pilota verso il mondo "civile". Gli altri due giovani vengono abbandonati invece a terra, in mezzo agli indios, ma non si disperano troppo, perché, in fondo, ciò che tutti cercavano era l'avventura.

CAST

CRITICA

"Questo film di Antonio Climati sta in bilico fra il documentario e lo spettacolo d'avventura, e poichè il regista è un valido documentarista, il primo genere è senz'altro quello che gli riesce meglio: sono infatti assai belle le immagini della natura selvaggia e la fotografia è sempre suggestiva. Alcune scene risultano di grande efficacia, come quella della caccia alle scimmie o della lotta fra il caimano e l'anaconda. L'autore vuole certamente dire che non si deve violentare la natura, della quale esalta la bellezza, e denuncia pure la disonestà di certi imbonitori, che cercano di mettersi in luce con false notizie di scoperte e ritrovamenti. C'é poi una chiara condanna della crudeltà contro popolazioni inermi e pacifiche, decimate per cupidigia da 'conquistatori' civilissimi. Ma purtroppo manca al film la forza necessaria perché il messaggio possa essere efficace." ('Segnalazioni Cinematografiche' vol. 197, 1989)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy