Natale in India

ITALIA - 2003
L'ingegner Fabio Detassis, indagato per traffici illeciti, trova sempre nuovi espedienti per rinviare i processi a suo carico e a farne le spese sono i giudici di turno. Questa volta tocca al giudice Enrico Paci, per il quale Detassis ha in mente un piano diabolico: coglierlo in una situazione equivoca in compagnia di Giovanna, una donna che l'ingegnere fa passare per sua moglie, ma che in realtà è la compagna del suo avvocato, Gennaro Pedici. Riuscito nel suo intento, Detassis parte per una vacanza in India in compagnia della 'vera' moglie Silvia e del figlio Nelson, un ragazzo molto civile ed onesto e perfetto opposto del padre. Per ironia della sorte, anche il giudice Paci, cultore di yoga e spiritualismo, decide di passare le sue vacanze in India, dove si reca insieme al figlio Costantino, un ragazzo sveglio e furbo, anche lui esatto contrario del padre. Poiché sono ospiti dello stesso albergo, Detassis si fa raggiungere da Pedicini e la fidanzata per continuare lo stratagemma inizato a Roma, finzione che è costretto a mettere in atto anche sotto gli occhi della ignara Silvia, che non sa nulla dei complotti del marito. Le loro tragicomiche vicende si incrociano con quelle di due maldestri circensi, Bruno e Max, e con quelle di Vomito, un rapper trasgressivo giunto nell'esotica località insieme al suo agente Tony. A complicare ulteriormente le cose, nei protagonisti si insinua il dubbio che i rispettivi figli potrebbero essere stati scambiati nelle culle appena nati a causa di un black-out...

CAST

CRITICA

"'Natale in India', stesso cast, stessi sceneggiatori (di 'Merry Christmas', 2001, e 'Natale sul Nilo', 2002) doveva essere la stessa cosa. Una forza produttiva di 800 sale, effetti speciali, veri esterni in India, una nuova bellona, Giulia Montanarini, qualche apparizione eccellente. Il tutto spalmato in uno dei Natali cinematografici più terrificanti che l'Italia ricordi. Insomma... al Cineland di Ostia, una delle più grandi multisale italiane, patria indiscussa di Enzo Salvi, il pubblico era più che ben disposto. Ma, a parte le giuste ovazioni a ogni entrata del suo beniamino, non si è divertito molto. Boldi e Christian, stavolta, recitano insieme quasi per tutto il film. Biagio Izzo ha un ruolo di puro contorno. Deve portare in giro la statuaria, ma inespressiva, inutilmente televisiva Montanarini, ma non ha contatti con gli altri comici. I Fichi, come al solito, sono esterni alla storia. Ma anche Enzo Salvi, che un tempo doveva svecchiare Boldi, viene limitato a pezzi isolati dove ha come spalla il terrificante Paolo Conticini (ma perché?) o è costretto a sdoppiarsi per poter avere un adeguato partner comico. Già questa impostazione a scatole non comunicanti dei comici è una palla al piede micidiale per un corretto funzionamento di un film corale, ma è, presumo, dopo vent'anni di film natalizi miliardari, un'imposizione produttiva. A questo si aggiunga una sceneggiatura faticosa, con meccanismi narrativi antichissimi, a cominciare da quello di partenza, con Boldi e Christian che si scambiano i figli, ma pensiamo anche alla finta moglie esibita da Christian. Con questi paletti, Neri Parenti, l'unico regista in Italia che sappia ancora girare una gag visiva, ha fatto quello che era possibile. Ha costruito un gran numero per Enzo Salvi (?). Ha seminato una buona dose di guest star per ravvivare un po' la serata, da Giorgino che legge il tg a Albertino, da Carlo Vanzina a Pingitore che, al Bagaglino, sceglie le sue nuove soubrette e si vede davanti la prosperosa Montanarini. Ha offerto ai Fichi delle buone situazioni visive a cominciare dalla scena al circo di Moira Orfei. Ma, alla ricerca di gag e di risate, ha veramente esagerato con le scene di cacca o di corsa al bagno. (?) Il risultato è così un panettone non sempre digeribile dove gli ingredienti, stavolta, rischiano di provocare effetti non proprio graditi in sintonia col film. Anche perché le gag sembrano solo voler coprire i difetti di partenza e Neri Parenti è un regista troppo esperto per non accorgersi di qualche cattivo funzionamento comico. Boldi e Christian, sui quali poggia l'intero film, non sono divertenti come un tempo, forse perché appesantiti da troppi meccanismi narrativi che dovrebbero mandare avanti il film. Izzo si limita a qualche smorfia. Le bellone sono invedibili. I Fichi d'India, che al terzo film nessuno dei comici maggiori sembra voler avvicinare, alla fine ne escono non male nella loro clownerie da circo. Enzo Salvi è il solito eroe che riesce a farci ridere anche nelle situazioni più impossibili, cioè senza una spalla valida. Ma il problema maggiore è che la formula, che l'anno scorso sembrava perfetta, sembra adesso improvvisamente logora e non è chiaro come Neri Parenti, il suo produttore Aurelio De Laurentiis, gli sceneggiatori e i comici, la possano riproporre l'anno prossimo senza un minimo cambiamento ." (Marco Giusti, 'il Manifesto', 21 dicembre 2003)

"Divertente. Diciamo meglio che qualche battuta azzeccata non manca, sia pur della specie più infantile. Tramaccia buttata lì senza troppo curarsi di dettagli e raccordi sfilacciati. E via al solito gioco degli equivoci. In India, è tanto per far finta di cambiare ma potrebbe essere ovunque. Che 'faccina' attribuire? Quella triste, per forza, tanto loro se ne fregano altamente, anzi non hanno tempo di leggere le recensioni. Troppo occupati a contare i soldi fatti col minimo sforzo." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 27 dicembre 2003)
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