Nak-won-eui-bam

COREA DEL SUD - 2020
3/5
Nak-won-eui-bam
Tae-gu, uomo di punta della banda criminale guidata da Mr. Yang, per amore della sorella malata e del nipote vorrebbe rifarsi una vita, ma quando questi ultimi restano vittime di un incidente, di cui era lui il probabile bersaglio, l'uomo decide di vendicarsi mettendosi in grave pericolo. Trovato rifugio sull'isola Jeju, Tae-gu entra in contatto con Kuto e la nipote di questi Jae-yeon, gravemente malata. La situazione si fa sempre più complicata, Jae- yeon e Tae-gu hanno perso il desiderio di vivere, ma ben presto iniziano a provare pietà l'uno per l'altra...
  • Altri titoli:
    Una notte in paradiso
    Night in Paradise
  • Durata: 131'
  • Colore: C
  • Genere: CRIME
  • Produzione: PARK HOON-JUNG PER GOLDMOON FILM, IN ASSOCIAZIONE CON PEPPERMINT&COMPANY

RECENSIONE

di Gian Luca Pisacane

Il cinema sudcoreano non smette mai di sorprendere. Oltre all’acclamato Bong Joon-ho di Parasite (e non solo), che ha rivoluzionato gli schemi dell’industria, i registi di grande talento sono molti. Burning di Lee Chang-dong, per fortuna distribuito in Italia, è uno dei film più potenti degli ultimi anni. Kim ki-duk non ha bisogno di presentazioni, Park Chan-wook è ormai un cineasta di culto… E anche Park Hoon-jung, fuori concorso alla Mostra di Venezia con Night in Paradise, è una vecchia conoscenza cinefila.

Sceneggiatore dell’iconico I Saw the Devil di Kim Jee-woon e di The Unjust di Ryoo Seung-wan, la sua ottima opera seconda New World del 2013 è uno dei più lucidi ritratti criminali degli anni Duemila. In Night in Paradise ne riprende le atmosfere. Il gangster, il bruto, la bella, lo scontro tra fazioni, l’impostazione hollywoodiana che poi sfocia in un realismo estremo, una violenza straripante.

Forse in New World c’era più equilibrio, mentre qui nell’ultima parte la storia sembra andare fuori giri. Ma a colpire è la malinconia disincantata alla Melville, lo sguardo romantico che richiama Kitano. Melville ci insegnava che solo le donne possono chiamare per nome gli uomini. Anche per questo il titolo italiano di Le cercle rouge era I senza nome. Così Hoon-jung costruisce una lady vendetta disperata, centralissima nella vicenda, che ruba la scena al protagonista.

Lui ha cercato di uccidere il boss sbagliato, e si è dovuto nascondere su un’isola, dove lei lo ospita con lo zio. Il melò irrompe nella narrazione con toni rarefatti, tra di loro si crea un’attrazione giocata sulle simmetrie. È la cronaca di due solitudini nella desolazione della giovinezza. Prima mangia lei, e lui digiuna. Poi il contrario. Lei lo respinge, poi è lui a rifiutarla. E si trovano insieme su una panchina, a chiedersi l’un l’altro come stanno, prima di immergersi nel furore della battaglia.

Sullo sfondo si delinea una Corea classista, desolante. Viene rifiutato il progresso, uno striscione chiede di non abbattere i palazzi anche se sono vecchi. La parola d’ordine è fuggire, dal passato, dal presente, dalle proprie colpe. Il grisbì da salvare è la possibilità di vedere un’altra alba.

Night in Paradise è un film d’atmosfera, di chiaroscuri marcati, di brutalità improvvisa, estrema, senza esclusione di colpi. Il gesto, la coltellata, il colpo di pistola vengono ripetuti fino allo spasimo. Le emozioni invece sono trattenute, i sentimenti appena svelati. Straziante, ma con una buona dose di umorismo, Night in Paradise è un brivido in queste notti veneziane.

NOTE

- FUORI CONCORSO ALLA 77. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2020).
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