N-Capace

4/5
N-Capace
Alla morte della madre, "Anima in pena" intraprende un viaggio tra Terracina e Roma per ripercorrere i luoghi dell'infanzia e tentare di risolvere il conflitto con il padre. Nello struggimento che la sovrasta, Anima in pena si ferma a parlare con anziani e adolescenti li interroga...
  • Durata: 80'
  • Colore: C
  • Genere: DOCUMENTARIO
  • Specifiche tecniche: HD
  • Produzione: ANGELO BARBAGALLO PER BIBI FILM IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: DVD: LUCKY RED/MUSTANG ENTERTAINMENT (2017)
  • Data uscita 19 Marzo 2015

TRAILER

RECENSIONE

L’età di mezzo, e forse in medio stat virtus, almeno nella capacità di indagine empatica. Di che cosa è capace oggi un adulto? N-capace è l’opera prima di Eleonora Danco, già nota a teatro, e non solo, quale autore, regista, attrice, performer. Il talento si trasferisce intatto sul grande schermo: regista, sceneggiatrice, attrice di una docu-fiction che prova tra Terracina e Roma a trovare il legame tra vecchi e adolescenti, chi sta per finire e chi non ha ancora iniziato. Supportata dalle musiche elettroniche di Markus Acher, di bianco vestita, spesso a letto ovunque sia, con piccone in città, la Danco chiede innanzitutto alla madre, defunta, il permesso di entrare in acqua, come fanno i bambini desiderosi di bagnarsi nonostante quell’inevitabile “hai appena mangiato”.
Ebbene, in quell’acqua entra il film, che può dirsi riuscito: chiedere ai vecchi delle proprie madri, dei propri padri, chiedere agli adolescenti del sesso, dei gay, del cibo, del primo bacio, chiedersi soprattutto che cosa può fare oggi il cinema, non tanto nella forma – la Danco dice di essersi ispirata a De Chirico, Giotto, Bunuel e Surrealismo – quanto nella poetica. Che cos’è oggi il cinema del reale, se non una sospensione dell’incredulità dell’esistente? La Danco vince qui la sua sfida, accetta che il padre alle domande più “scabrose”, ovvero tutte, non accetti di rispondere, accetta insomma che la verità, l’intimità sia, fino a prova contraria, più facile con chi non conosciamo rispetto a chi ci ha messo al mondo. Lo spettatore si trova a metà strada tra quel padre che non vuole morire e quegli adolescenti che, in un modo o nell’altro, tutti sanno di dover trovare ancora il proprio percorso: N-capace è capace di dirci le ragioni degli uni, i vecchi, e degli altri, i giovani, senza cadere nella mera indagine socioantropologica. E lo fa con gli occhi, la voce, il corpo della Danco, che si apre e incalza a uno stupore da fanciullino, soprattutto laddove sul fine vita, l’aldilà, i santi, la fede riceve risposte immanenti, agnostiche.
E’ questa tensione “trascendente”, quella che il film non abbandona mai nemmeno di fronte a risposte terra terra “mi sono mangiato sei uova”, “le donne sono tutte troie”, “se mi nasce un figlio gay mi ammazzo”, che porta N-capace in territori non riducibili al reportage giornalistico e alla videoarte, non confinabili nella risatina per il folklore, la comicità, il nonsense delle talking heads, non sublimati nell’arte-fazione performativa e teatrale. Ecco così che quando il padre e un altro vecchio rivendicano con assoluta certezza l’esistenza dei licantropi a Terracina, bavosi e desiderosi d’acqua ma non pelosi, non ci stupiamo, anzi, ci crediamo. Ne siamo diventati capaci.
Federico Pontiggia

NOTE

- COLLABORAZIONE ARTISTICA: MARCO TECCE.

- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO-DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA E CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LAZIO-FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO.

- MENZIONE SPECIALE DELLA GIURIA E MENZIONE SPECIALE AI PERSONAGGI INTERVISTATI AL 32° TORINO FILM FESTIVAL (2014).

- ELEONORA DANCO È STATA CANDIDATA AL DAVID DI DONATELLO 2015 COME MIGLIOR REGISTA ESORDIENTE.

CRITICA

"(...) la Danco (...) reinventa in chiave comico-fantastica il (...) contesto quotidiano trovando ogni volta una chiave di comunicazione miracolosa. È nell'incontro fra (...) due grandi assi portanti, il viaggio dentro se stessa e quello tra campagne e città, che sta il segreto di questo film insieme lieve e profondo, antico e nuovissimo, ingenuo e sapiente come i personaggi che scova e mette in scena. Accordando le loro voci così diverse fino a disegnare una specie di mappa, geografica e interiore, che disegna i contorni di un mondo - Roma, le periferie, il litorale Pontino - e dei suoi abitanti. In un vertiginoso gioco di specchi che vede l'autrice riflettersi nei suoi personaggi, e viceversa. Come se solo così si potesse cogliere il riverbero di qualcosa che ancora chiamiamo 'anima', ma non appartiene mai a una sola persona alla volta, solo a un insieme." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero',19 marzo 2015)

"(...) non perdetelo (...). Rivederlo a distanza di qualche mese lascia intatta la magnifica sorpresa della prima visione, e anzi spalanca nuovi possibili itinerari di lettura. Perché 'N-Capace' è un film di libertà geometrica, e di continua invenzione, che spiazza Io sguardo nel modo di raccontare, e costruire gli spazi e i rapporti con gli universi di fronte ai quali si pone. E anche se la regista ne è interprete, punto di vista e riferimento narrativo in una scopertissima autofinzione, non è soltanto un film alla prima persona. Danco che dice di essersi ispirata ai surrealisti, a Giotto, a De Chirico e a Buñuel, libera una tensione in cui la cui verità della scrittura visiva passa attraverso la fisicità dei corpi. Una fisicità performativa e di primi piani, di sguardi e di conflitti, con la macchina da presa che incalza i personaggi, e la regista stessa, cercando il punto di rottura di un sentimento fragile nel quale tutto è lecito e ci si può credere, anche che a Terracina ci sono i licantropi. Lei intanto come una maga mescola frasi, imbarazzi e confessioni con umorismo, autoironia, dolorosa consapevolezza. Scompone, ricompone, complici la libera precisione del bel montaggio di Desideria Rayner, e l'eccentricità elettronica delle musiche di Markus Archer (...). Sono storie, vissuti, lei ascolta, non giudica: i suoi personaggi li avvicina con discrezione, nell'inquadratura frontale lascia affiorare la realtà. (...) Questo entrare e uscire dal bordo delle immagini (della vita?) è forse la cifra più forte del film le cui determinate improvvisazioni mettono alla prova le nostre abitudini di spettatori un po' come tutti i personaggi. E però non si può che seguire questa flaneur vagabonda, nuda o vestita di bianco, nei suoi contorcimenti rabbiosi e insieme pieni di malinconia, che infine ci parlano di noi e di un tempo collettivo, in quella forbice tra vecchiaia e adolescenza, lo spazio del possibile e del tutto è accaduto, dei sentimenti palesi e in cui ancora rimane un lato di mistero. Il cinema nasce lì." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 19 marzo 2015)

"Supportata dalle musiche di Markus Acher, di bianco vestita, spesso a letto, brandendo un piccone, la Danco ribalta lo status quo (...) e, soprattutto, (si) chiede che cosa possa fare oggi il cinema: non solo nella forma - dice di ispirarsi a De Chirico, Giotto, Buñuel e Surrealismo - quanto nel riscrivere il mondo, e noi stessi. Tenendo fede al titolo che s'è scelto, 'N-Capace' è incapace a dirsi, ma capacissimo a dirci, e a farci accettare tutto: compreso i licantropi a Terracina. Non perdetelo." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 19 marzo 2015)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy