N-Capace

ITALIA - 2014
Alla morte della madre, "Anima in pena" intraprende un viaggio tra Terracina e Roma per ripercorrere i luoghi dell'infanzia e tentare di risolvere il conflitto con il padre. Nello struggimento che la sovrasta, Anima in pena si ferma a parlare con anziani e adolescenti li interroga...

CAST

NOTE

- COLLABORAZIONE ARTISTICA: MARCO TECCE.

- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO-DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA E CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LAZIO-FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO.

- MENZIONE SPECIALE DELLA GIURIA E MENZIONE SPECIALE AI PERSONAGGI INTERVISTATI AL 32° TORINO FILM FESTIVAL (2014).

- ELEONORA DANCO È STATA CANDIDATA AL DAVID DI DONATELLO 2015 COME MIGLIOR REGISTA ESORDIENTE.

CRITICA

"(...) la Danco (...) reinventa in chiave comico-fantastica il (...) contesto quotidiano trovando ogni volta una chiave di comunicazione miracolosa. È nell'incontro fra (...) due grandi assi portanti, il viaggio dentro se stessa e quello tra campagne e città, che sta il segreto di questo film insieme lieve e profondo, antico e nuovissimo, ingenuo e sapiente come i personaggi che scova e mette in scena. Accordando le loro voci così diverse fino a disegnare una specie di mappa, geografica e interiore, che disegna i contorni di un mondo - Roma, le periferie, il litorale Pontino - e dei suoi abitanti. In un vertiginoso gioco di specchi che vede l'autrice riflettersi nei suoi personaggi, e viceversa. Come se solo così si potesse cogliere il riverbero di qualcosa che ancora chiamiamo 'anima', ma non appartiene mai a una sola persona alla volta, solo a un insieme." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero',19 marzo 2015)

"(...) non perdetelo (...). Rivederlo a distanza di qualche mese lascia intatta la magnifica sorpresa della prima visione, e anzi spalanca nuovi possibili itinerari di lettura. Perché 'N-Capace' è un film di libertà geometrica, e di continua invenzione, che spiazza Io sguardo nel modo di raccontare, e costruire gli spazi e i rapporti con gli universi di fronte ai quali si pone. E anche se la regista ne è interprete, punto di vista e riferimento narrativo in una scopertissima autofinzione, non è soltanto un film alla prima persona. Danco che dice di essersi ispirata ai surrealisti, a Giotto, a De Chirico e a Buñuel, libera una tensione in cui la cui verità della scrittura visiva passa attraverso la fisicità dei corpi. Una fisicità performativa e di primi piani, di sguardi e di conflitti, con la macchina da presa che incalza i personaggi, e la regista stessa, cercando il punto di rottura di un sentimento fragile nel quale tutto è lecito e ci si può credere, anche che a Terracina ci sono i licantropi. Lei intanto come una maga mescola frasi, imbarazzi e confessioni con umorismo, autoironia, dolorosa consapevolezza. Scompone, ricompone, complici la libera precisione del bel montaggio di Desideria Rayner, e l'eccentricità elettronica delle musiche di Markus Archer (...). Sono storie, vissuti, lei ascolta, non giudica: i suoi personaggi li avvicina con discrezione, nell'inquadratura frontale lascia affiorare la realtà. (...) Questo entrare e uscire dal bordo delle immagini (della vita?) è forse la cifra più forte del film le cui determinate improvvisazioni mettono alla prova le nostre abitudini di spettatori un po' come tutti i personaggi. E però non si può che seguire questa flaneur vagabonda, nuda o vestita di bianco, nei suoi contorcimenti rabbiosi e insieme pieni di malinconia, che infine ci parlano di noi e di un tempo collettivo, in quella forbice tra vecchiaia e adolescenza, lo spazio del possibile e del tutto è accaduto, dei sentimenti palesi e in cui ancora rimane un lato di mistero. Il cinema nasce lì." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 19 marzo 2015)

"Supportata dalle musiche di Markus Acher, di bianco vestita, spesso a letto, brandendo un piccone, la Danco ribalta lo status quo (...) e, soprattutto, (si) chiede che cosa possa fare oggi il cinema: non solo nella forma - dice di ispirarsi a De Chirico, Giotto, Buñuel e Surrealismo - quanto nel riscrivere il mondo, e noi stessi. Tenendo fede al titolo che s'è scelto, 'N-Capace' è incapace a dirsi, ma capacissimo a dirci, e a farci accettare tutto: compreso i licantropi a Terracina. Non perdetelo." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 19 marzo 2015)
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