Mysterious Skin

USA, OLANDA - 2004
Mysterious Skin
Brian, a otto anni, si risveglia dietro il recinto di casa col naso che sanguina, ma non ricorda come sia successo. Da quel momento la sua vita cambia, comincia ad aver paura del buio, a fare la pipì a letto e ad avere terribili incubi. Anni dopo, all'età di diciotto anni, Brian è convinto di essere stato vittima degli alieni. Neil è un teppista temuto da tutti. Anche lui, diciottenne, ricorda un episodio della sua infanzia, all'età di otto anni, con il suo allenatore di baseball. Entrambi i ragazzi, per un caso del destino, s'incontrano a New York...
  • Altri titoli:
    Pelle misteriosa
  • Durata: 99'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1,85)
  • Tratto da: romanzo di Scott Heim
  • Produzione: GREGG ARAKI, JEFFREY LEVY-HINTE E MARY JANE SKALSKI PER ANTIDOTE FILMS, DESPERATE PICTURES
  • Distribuzione: METACINEMA (2005)
  • Vietato 14
  • Data uscita 3 Giugno 2005

RECENSIONE

di Angela Prudenzi

Autore di culto dedito a raccontare i lati oscuri degli adolescenti, suoi Doom Generation ed Ecstasy Generation, Gregg Araki torna a confrontarsi con un argomento tabù, la pedofilia. E lo fa sì con crudezza ma con una compassione che dovrebbe mettere Mysterious Skin al riparo dal pericolo di essere etichettato come film scandalo. Chi pensasse di farlo farebbe danno a un’opera che indaga con consapevolezza le radici di una delle peggiori piaghe dei nostri tristi anni. Difficile infatti definire in maniera diversa il dramma dei bambini costretti a subire le attenzioni indesiderate da parte degli adulti, come capita ai piccoli Brian e Neil. Protagonisti loro malgrado di una vicenda che li segna per sempre, i due sono mostrati in diverse fasi della vita, dalla comune violenza fino alla definitiva accettazione, anni dopo, dell’accaduto, atto che permette il rimarginarsi delle ferite interiori ma non la scomparsa delle cicatrici. Quelle restano, pesanti, visibili, appena sostenibili. Ma la forza del film oltre che nel definire i diversi percorsi psicologici e di vita che Brian e Neil intraprendono come risposta al dramma vissuto, sta nel descrivere senza emettere giudizi il mondo degli adulti che li circonda. Neil non ha mai conosciuto il padre, vive con la madre che lo ama pazzamente ma non è mai cresciuta, eterna bambina incapace di dare un senso agli atteggiamenti del figlio. Brian al contrario ha una famiglia modello americano che ignora il male, e infatti non comprende cosa tormenti il piccolo diventato improvvisamente taciturno e introverso. Nessuno di loro è veramente colpevole, semplicemente inadeguato. La vicenda ha il suo scioglimento in una notte di Natale, quando dopo tanti anni i due si incontrano di nuovo: Neil trova la forza di piangere sulla sua vita di adolescente perduto, Brian quella di portare alla luce una violenza troppo a lungo rimossa. Insieme si abbandonano alle lacrime, cullati dai canti di Natale. Forse torneranno a vivere, ma nulla sarà più come prima.

NOTE

- PRESENTATO ALLA 61MA MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (2004), SEZIONE "ORIZZONTI".

CRITICA

"Un film duro su un tema scottante come la pedofilia è piombato ieri al Lido nella sezione Orizzonti: 'Mysterious Skin' di Gregg Araki. È la storia di due ragazzini divisi dalla vita che scoprono di avere in comune un tragico destino: quello di essere stati violentati alla scuola primaria da un loro insegnante dai modi gentili. Nessuna scena esplicita, ma la crudezza di una realtà che a volte, nella cronaca, è anche più violenta." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 4 settembre 2004)

"Dopo vari slittamenti di data esce 'Mysterious Skin', il film di Gregg Araki - uno dei narratori più inquietanti e inventivi del nuovo cinema americano - che affronta il delicato argomento della molestia e la violenza sessuale infantile." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 3 giugno 2005)

"Quanto in un film mediocre sarebbe solo morboso sensazionalismo, diventa in 'Mysterious Skin' una discesa agli inferi di implacabile precisione, uno scavo tutto in soggettiva nelle sensazioni e nei sentimenti dei due protagonisti (rapporti con i familiari compresi) così vivido e incalzante da provocare una commozione profonda. Araki, ex-nome di punta del queer cinema, talento pop e visionario qui convertito a un cinema classico duro e tagliente come una spada, ma anche illuminato da improvvisi accessi di pietas , dice di aver deciso di portare sullo schermo il romanzo semiautobiografico di Scott Heim solo dopo aver messo a punto tecniche di ripresa capaci di portarci davvero dentro Neil e Brian. Come 'La pianista' di Haneke, è un film da cui non si esce come si è entrati. Ma vale largamente la fatica." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 3 giugno 2005)
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