MUNDO GRUA

MUNDO GRUA

ARGENTINA - 1999
MUNDO GRUA
TRAMA BREVE
Rulo, cinquanta anni, lavora in un cantiere edile come operaio addetto alle gru anche se alle spalle ha un passato da famoso musicista rock. Licenziato dal cantiere - e con l'obbligo di mantenere il figlio di 19 anni che ha intenzione di seguire le orme paterne nel campo della musica - Rulo lascia Buenos Aires e trova lavoro a duemila chilometri dalla capitale. Ma anche qui il cantiere chiude e Rulo torna nella sua città dove deve ricominciare tutto da capo.

TRAMA LUNGA
Arrivato ai cinquanta anni, Rulo è afflitto da obesità e, soprattutto, dal fatto di essere disoccupato e di dover mantenere la madre e un figlio diciannovenne. Venti anni prima, nei Settanta, era stato bassista in un gruppo rock che aveva raggiunto una certa notorietà in Argentina. La realtà di oggi è più miserevole. Rassegnatosi all'idea di doversi impiegare come operaio, si presenta in una ditta, ma all'ultimo un altro gli porta via il posto. L'amarezza è in parte alleviata dagli incontri con Adriana, quasi coetanea, proprietaria del chiosco dove lui consuma il panino quotidiano. Con lei comincia una timida storia d'amore, che però si interrompe quando Rulo è costretto ad accettare una proposta di lavoro, che lo destina però a duemila chilometri da Buenos Aires. Giunto nella località dove si lavora alla costruzione di un acquedotto, Rulo viene assegnato in una stanza insieme ad altri operai occasionali di varia provenienza. Gli orari sono duri, il luogo mette tristezza, la paga non sempre arriva con puntualità. Rulo non sta bene di salute e ben presto capisce di non potercela fare. Quando decide di rinunciare, sa che il ritorno nella capitale significa dover fare i conti con una vita tutta da inventare.
  • Durata: 90'
  • Colore: B/N-C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: LITA STANTIC, PABLO TRAPERO
  • Distribuzione: LUCKY RED (2000) / DISTR. DNC VISUALMIND

CRITICA

"Mondo Grua è un film da andare a vedere non perché è un film argentino e bisogna incoraggiare le cinematografie lontane, ma perché chi sta dietro alla mdp sa di cosa sta parlando, non compromette l'idea di sceneggiatura anteponendo vezzi stilistici e pesantezze ideologiche alla chiarezza di campo. E soprattutto sceglie un preciso punto di vista (...). Un'elegia del leggero permanere in una vita pesante". (Raffaella Giancristofaro, 'Duel', 1 marzo 2000).

"Con lo stile dell'inchiesta televisiva, Trapero registra alcuni momenti nella vita senza entusiasmi di Rulo, evita accuratamente ogni predica moralistica e ogni sottolineatura ideologica, ma in questo modo riesce a farci aprire gli occhi di fronte a una realtà lontana (e non solo perchè dall'altra parte dell'Atlantico). L'affetto con cui descrive il suo non-eroe perdente e rasssegnato unito all'ironia con cui ci trasmette la sua carica vitale e umanissima finiscono per farci riflettere invece che rassegnarci. E a lasciare in noi spettatori la voglia di capire piuttosto che di compiacerci della nostra gratuita indignazione. (Paolo Mereghetti, Io donna 17 giugno 2000).
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