Morte a Venezia

MORT A' VENISE

ITALIA - 1971
Morte a Venezia
Nel 1910 Gustav von Aschenbach, un musicista cinquantenne fisicamente logorato e spiritualmente inquieto, giunge da Monaco a Venezia per un periodo di riposo. Nell'albergo di lusso nel quale alloggia, l'artista incontra un giovanetto polacco dai lineamenti efebici, Tadzio, che ai suoi occhi sembra incarnare quell'ideale di bellezza eterea cui ha tentato faticosamente di dare espressione nelle sue creazioni artistiche. Pur senza conoscerlo nè rivolgergli mai la parola, von Aschenbach sente nascere sempre piu' nel suo cuore sentimenti che vorrebbe reprimere. Nel frattempo un'epidemia di colera invade la città lagunare; von Aschenbach decide di ripartire immediatamente alla volta di Monaco, ma un banale disguido relativo alla spedizione del suo bagaglio lo induce a rinviare momentaneamente la partenza. Sulla spiaggia del Lido incontra ancora una volta Tadzio. Mentre è assorto nella contemplazione del giovane, il maturo artista, stroncato dal suo male, muore.
  • Altri titoli:
    DEATH IN VENICE
  • Durata: 135'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANAVISION TECHNICOLOR
  • Tratto da: RACCONTO DI THOMAS MANN
  • Produzione: MARIO GALLLO PER LA ALFA CINEMATOGRAFICA, ROMA, ALFA CINEMATOGRAFICA (ROMA) PRODUCTIONS EDITIONS CINEMATOGRAPHIQUE FRANCAISES (PARIS)
  • Distribuzione: DEAR INTERNATIONAL - WARNER HOME VIDEO (GLI SCUDI)

NOTE

- GIRATO NEGLI STUDI DI CINECITTA' E A VENEZIA.

- DAVID DI DONATELLO 1971 PER LA MIGLIOR REGIA A LUCHINO VISCONTI - NASTRO D'ARGENTO 1972 PER LA MIGLIOR REGIA.

- PRESENTATO ALLA 75. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2018), NELLA SEZIONE 'VENEZIA CLASSICI- RESTAURATI'.

- RESTAURO: CINETECA DI BOLOGNA E ISTITUTO LUCE - CINECITTÀ IN COLLABORAZIONE CON WARNER BROS. E THE CRITERION COLLECTION.

CRITICA

" Il film, una specie di sinfonia tragica, intessuta di temi sommessi e struggenti, solo raramente intervallati da grotteschi richiami folkloristici, risulta un'opera di una compattezza, aderenza ed eleganza stilistica eccezionali. (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 70, 1971)

"Dal capolavoro di Thomas Mann, Luchino Visconti ha tratto un film cupo e ambiguo con pagine di grande suggestione figurativa(che meraviglia toilette e interni) e di una noia epica. Eccellenti gli interpreti, a cominciare dal malinconico cronico Dirk Bogarde, che si muovono pigramente sulle note scandite dalle sinfonie di Mahler". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 16 dicembre 2000)
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