Monolith

ITALIA, USA - 2016
3/5
Monolith
Sandra è fuori dalla sua Monolith, la macchina più sicura al mondo, costruita per proteggere i propri cari da qualsiasi minaccia, mentre suo figlio David, di soli due anni, è rimasto chiuso dentro. Intorno ci sono solo miglia e miglia di deserto e Sandra è disperata perché deve trovare il modo di aprire quella corazza di acciaio e liberare il suo bambino. Pur di riuscirci è pronta a tutto, anche a mettere a rischio la sua stessa vita, ma è sperduta nel nulla, senz'acqua, con scarsissime possibilità di riuscita e alla mercé di animali feroci. Riuscirà il coraggio di una madre ad avere la meglio sulla corazzata Monolith?
  • Altri titoli:
    Trapped Child
  • Durata: 83'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Specifiche tecniche: PANASONIC VARICAM 35, /I SCOPE/AVC-INTRA (4K), D-CINEMA (1:2.35)
  • Tratto da: omonimo graphic novel di Roberto Recchioni e Mauro Uzzeo, disegnato da Lorenzo "LRNZ" Ceccotti
  • Produzione: LORENZO FOSCHI, DAVIDE LUCHETTI, CLAUDIO FALCONI, GUY MOSHE, MATTHEW G. ZAMIAS PER SKY ITALIA, LOCK AND VALENTINE, SERGIO BONELLI EDITORE
  • Distribuzione: VISION DISTRIBUTION (2017)
  • Data uscita 12 Agosto 2017

RECENSIONE

di Gianluca Arnone

Il primo titolo in listino della neonata Vision Distribution, il braccio distributivo Sky per il cinema, contiene anche le sue istruzioni per l’uso. Un cinema di genere, possibilmente italiano, non necessariamente in commedia, capace di dialogare – oltre che con il pubblico – con tutti i segmenti dell’industria culturale. Qui in particolare si segnala la fratellanza con il fumetto, sviluppato in parallelo da Roberto Recchioni e Mauro Uzzeo, illustrato da Lorenzo “LRNZ” Ceccotti ed edito da Sergio Bonelli Editore.

Monolith è dunque un interessante esperimento italiano di crossmedialità affidato – ed ecco un’altra peculiarità crediamo della proposta Vision – a un filmmaker giovane ma già collaudato come Ivan Silvestrini (2Night).
Il quale si diverte a realizzare un thriller artigianale e citazionista, evidentemente sintonizzato con l’estetica tipicamente simbolica ed essenziale del graphic novel.

Monolith è anche l’auto iper-accessoriata che dà titolo al film, un’auto a prova di proiettile, controllata da un robot logorroico tipo Siri, dal design tozzo e gommoso. Un mix tra un blindato, la Supercar guidata da Hasselhoff e l’Hal 9000 del 2001 kubrickiano (a cui anche il “monolite” fa riferimento). Al suo interno viaggiano una giovane donna e il suo figlioletto, lei ex cantante convertita alla maternità con qualche problema di autostima e di ansia generalizzata. Viaggiano attraverso il west americano (California) in direzione L.A., la città del cinema, finché un contrattempo non li pianta nel bel mezzo del deserto: lei fuori dall’abitacolo e il bimbo chiuso al suo interno ermeticamente.

C’è tutta una prima parte in modalità Locke – dentro l’autovettura, chiamate e chiamate – solo che alla sceneggiatura non c’è Steven Knight e al volante manca decisamente Tom Hardy, per quanto la bella e volenterosa Katrina Bowden faccia il possibile per trasmettere emozioni non sintetiche; e una seconda più movimentata, con l’eroina che cerca in tutti i modi di domare la macchina infernale e di rientrare in possesso del veicolo.

Tra velleità carpenteriane e una non sgradevole declinazione del cinema d’azione in chiave femminile, Monolith si lascia guardare forte anche di una durata contenuta (80 minuti scarsi) e di un apparato simbolico minimal ma efficace, che gioca con la ferraglia e le reliquie della mitologia americana – lo spazio del deserto e della frontiera e il “No Trepassing” del tempo, che una macchina piantata e un aereo abbandonato evocano con estrema semplicità – adattandole a una storia privata, intima anzi. Un’essenzialità di progetto e di sviluppo che finisce anche per esserne il limite, dove la durata maschera solo in parte una dilatazione narrativa non sempre giustificata dagli eventi (tradotto: succede poco).

Un divertissement cinefilo e un curioso tentativo di ridefinire gli steccati del prodotto italiano: cinema che fa di necessità virtù.
A metà agosto va bene così, in attesa di rivedere quello che di virtù faceva necessità.

NOTE

- CANDIDATO AL DAVID DONATELLO 2018 PER: MIGLIORI EFFETTI DIGITALI.

CRITICA

"Filosofico d'ispirazione e fantascientifico di realizzazione, 'Monolith' è il titolo sfida-estate del cinema italiano (...). Pur premiando il coraggio ideativo - e anche l'uscita controcorrente in piena desertificazione delle sale - va detto l'esperimento manifesti qualche perplessità nel suo complesso, lasciando intravedere ottime intenzioni solo parzialmente soddisfatte. Neppure è sufficiente abbandonarsi all'estetica dell'incubo (una madre in preda al delirio psico-fisico, somma del terrore per la sorte del figlio e delle proprie effettive condizioni disumane e di solitudine) per non accorgersi della narrazione spigolosa e affrettata, confortata - forse - dalla coerenza all'impervio terreno desertico affrontato dal super-suv." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 6 agosto 2017)

"E se un monolite nero segnasse l'inizio di una nuova era? Non parliamo di '2001: Odissea nello spazio' ma di un piccolo gioiello cinematografico nostrano travestito da action-thriller hollywoodiano (...). Nel capolavoro fantascientifico di Kubrick il monolite è un glaciale rettangolo, simbolo statico della presenza aliena. In 'Monolith' di Ivan Silvestrin, il termine descrive invece una macchina avveniristica, costruita da noi esseri umani, tra il suv iperaccessoriato e un piccolo cingolato militare. (...) Partorito come soggetto dalla mente esplosiva del fumettista Roberto Recchioni (...), il progetto è stato poi espanso in sceneggiatura grazie all'apporto dell'eclettico scrittore e animatore Mauro Uzzeo, il regista Silvestrin, Stefano Sardo ed Elena Bucaccio. Una squadra nutrita, cui è da aggiungere il disegnatore Lorenzo Ceccotti (la tenebrosa Monolith l'ha disegnata lui), per una trama che più scarna non si può (...). Girato quasi interamente nel deserto cromaticamente variopinto dello Utah, il film sembra un omaggio a 'Duel' di Spielberg laddove la lotta tra auto e camion diventa qui la guerra dichiarata tra madre frustrata e intelligenza artificiale femminea (nome demoniaco: Lilith) al comando della supermacchina Monolith. (...) Il film di Silvestrin ha due interessanti livelli di lettura. Esteriormente è un action thriller sulla sopravvivenza dove una madre non naturale (Niven, infatti, la chiama sempre e solo Sandra) deve vincere contro il sole, la notte, cervi, coyote e disidratazione. Da un punta di vista più interiore è un dramma sulle paranoie di una ex ribelle a tratti convinta di essere prigioniera di un maschio sfuggente, dominante e, indirettamente, persino omicida." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 11 agosto 2017)

"Ivan Silvestrini sembra ossessionato dalle auto. Se a primavera abbiamo visto '2 night', i cui personaggi praticamente non uscivano dall'abitacolo di una macchina, in 'Monolith' il veicolo diventa una trappola potenzialmente mortale, una prigione senza via di fuga. (...) Sviluppato parallelamente a un fumetto della Bonelli, 'Monolith' ha un soggetto abbastanza forte da tenere desta l'attenzione. Ma quello è anche il suo limite, perché la materia risulta scarsa per un lungometraggio e (incluso un episodio inutile con un gruppo di antipatici giovani e qualche incubo) finisce per diluirsi eccessivamente. Resta interessante lo scontro tra intelligenza umana e intelligenza artificiale e le riprese del paesaggio, effettuate con l'aiuto di droni, sono suggestive." (Roberto Nepoti, 'Repubblica Robinson', 13 agosto 2017)

"Uno spunto semplice, quasi da cortometraggio, ideato da Roberto Recchioni (...). L'idea di resuscitare il B-Movie con un film rapido, a basso budget, è encomiabile, anche se oggi le modalità di fruizione sono fatalmente più la tv e le piattaforme in streaming che il grande schermo. Il film, di produzione italiana ma girato nel deserto dello Utah, cerca un ritmo efficace, anche a costo di una certa rozzezza della regia e dei passaggi narrativi e alla fine arriva faticosamente all'ora e venti." (Emiliano Morreale, 'L'Espresso', 13 agosto 2017)

"Positivo debutto cinematografico per Sergio Bonelli Editore e Vision Distribution. Un'idea italiana interessante, sviluppata all'estero. Un ibrido, come questo film, a metà tra fumetto e cinema, che potrebbe diventare un cult." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 17 agosto 2017)
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