Miral

ITALIA, INDIA, ISRAELE, FRANCIA - 2010
Miral
La giovane palestinese Miral cerca nell'istruzione la possibilità di sfuggire all'emarginazione cui il suo popolo è condannato nella sua stessa patria. Accolta nell'orfanotrofio di Hind Husseini - benefattrice appartenente a una delle più importanti famiglie palestinesi di Gerusalemme, che dal 1948 decise di prendersi cura di coloro che gli esiti cruenti della nascita dello Stato d'Israele avevano lasciato senza genitori né mezzi di sussistenza, ponendo la sua attenzione soprattutto sulle nuove generazioni di donne che, più istruite e consapevoli, rappresentavano per lei la speranza della futura nazione palestinese - si troverà a dover combattere un grave conflitto interiore che la porterà ad abbandonare la sua terra.
  • Durata: 112'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: romanzo "La strada dei fiori di Miral" di Rula Jebreal (ed. BUR)
  • Produzione: PATHE', ER PRODUCTIONS, EAGLE PICTURES, INDIA TAKE ONE PRODUCTIONS, CANAL+, CINECINEMA
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES
  • Data uscita 3 Settembre 2010

TRAILER

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 67. MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (2010).

CRITICA

"Con le consuete camere a mano e la sua poetica un po' naif, Schnabel ('Basquiat', 'Lo scafandro e la farfalla', 'Prima che sia notte') questa volta affronta qualcosa che lo tocca profondamente. Ebreo newyorkese, di tendenze decisamente liberal, da alcuni anni vive una storia d' amore con la giornalista palestinese Rula Jebreal a lungo attiva in Italia, dove è giunta con una borsa di studio dopo la fine dei corsi all'Al Tifi. Dal libro in gran parte autobiografico di Rula 'La strada dei fiori di Mirai', Schnabel ha elaborato un film non perfetto, certo, spesso semplicistico, ma di grande passione. Dove emergono figure magnifiche di donne e la grande, illuminante, idea che solo l'istruzione - la più estesa possibile - può aiutare a risolvere i conflitti. (...) Che sia un racconto di donne, ovviamente non è un caso. (...) E' vero, i difetti di 'Miral' sono infiniti (il più brutto, l'uso della lingua inglese anche nei dialoghi tra arabi) e il punto di vista ebraico è di debole entità, tanto da rendere squilibrata la relazione nel conflitto. Ma non bisogna dimenticare che il film narra di una vita, della vita di una piccola donna che può essere la stessa Jebreal, ma non solo. Come lei, intorno a lei, migliaia di bambine in ogni parte del mondo vivono destini più grandi di loro. Il film dice anche che a volte, per cambiare il destino di un essere umano, basta che qualcuno ti allunghi una mano, che qualcuno non volti lo sguardo davanti alla tua disgrazia. La tolleranza e l'amore possono tutto questo. Ed entrambi i sentimenti vengono amplificati da una buona istruzione. Un concetto tanto semplice, quanto vero. Miral lo trasforma in una bella storia che sboccia nel cuore del conflitto israelo-palestinese. Sarà banale, ma a noi ha profondamente commosso." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 3 settembre 2010)

"Se i grandi temi facessero le grandi opere, 'Miral' (concorso) sarebbe un'impresa eroica. Se le buone cause facessero i buoni film sarebbe anche un capolavoro perché tutto ciò che afferma e ribadisce scena dopo scena è vero, giusto, sacrosanto. Con le armi non si risolve niente. L'unica libertà è nell'istruzione. Fra israeliani e palestinesi ci sono più somiglianze che differenze, eccetera. Lo diceva il libro della Jebreal da cui è tratto il film, 'La strada dei fiori di Miral'. (...) Eppure proprio questa disinvoltura rende il film sommario e insoddisfacente anche quando mostra la brutalità della polizia israeliana, le lotte fratricide in seno all'Olp, il vicolo cieco del terrorismo. Dopo tutti i grandi film israeliani di questi anni, un vero passo indietro." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 3 settembre 2010)

"Nei titoli di testa di 'Miral', utopia su una possibile fratellanza ebreo-palestinese, campeggiano nomi inaspettati: i fratelli Weinstein, ebrei-americani già padroni della Miramax, noti squali della New Hollywood; e il tunisino Tarak Ben Ammar, compagno di avventure di Silvio Berlusconi dai tempi di All Iberian. (...) Tutto questo sarebbe secondario se 'Miral' non fosse di rara bruttezza. Siamo quindi di fronte a un percorso ad ostacoli, giornalisticamente parlando: un film prodotto da personaggi discutibili, che propugna valori assolutamente indiscutibili (la tolleranza, il rispetto per le donne, il sogno di un Medio Oriente pacifico dove ebrei e palestinesi possano coesistere) in modo, però, artisticamente risibile. Atteniamoci a quest'ultimo punto, che ci compete. (...) Scritto malissimo, il film è girato forse peggio, con stile inutilmente 'poetico' e sfondoni clamorosi. Hiam Abbass e Willem Dafoe si incontrano nel 1947 e si rivedono nel 1967, assolutamente identici: nessuno dei due è invecchiato di un giorno. I palestinesi, anche i più poveri, parlano tutti inglese: 'Miral' è un film in cui la correttezza politica e la predicazione ideologica, per quanto nobile, si traducono in colonialismo hollwyoodiano della peggior specie." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 3 settembre 2010)

"Julian Schnabel riuscì a farci palpitare noi cinici a tendenza ipocondriaca, con un debole per 'Le invasioni barbariche' di Denys Arcand: una festa con canne, amici e champagne, poi staccatemi la spina per la sorte di un giovanotto che muoveva solo la palpebra sinistra e con quella scrisse 'Lo scafandro e la farfalla'. Non commuove con 'Miral'. Colpa della musica, melensa come in una soap. Della fotografia sfumata alla David Hamilton. Della sceneggiatura di Rula Jebreal, scritta con il senno di poi. 'Miral', all'idea di due popoli due stati commenta: «Perché noi palestinesi e gli ebrei non possiamo vivere d'amore e d'accordo in un solo stato, come a New York?»." ('Il Foglio', 3 settembre 2010)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy