Mineurs

BELGIO, ITALIA - 2007
Quattro bambini in Lucania nel 1961. Armando ed Egidio sono di estrazione popolare, Mario è invece il figlio del medico del paese, mentre Vito è figlio di Giovanni, scultore e restauratore. Il luogo dove tutti si ritrovano è la classe a scuola perché il maestro Fernando è un vero buon maestro che educa alla coscienza etica e alla consapevolezza critica e storica. Molti in paese sono gli uomini emigrati per lavorare nelle miniere in Belgio e alcuni sono tornati colpiti dalla silicosi. Anche Armando ed Egidio sono destinati a partire. Armando, con la madre Vitina, va a ricongiungersi ai fratelli e al padre. Egidio parte con l'intera famiglia. In Belgio mentre gli adulti faranno i conti con lo sfruttamento e le difficili condizioni di vita, i ragazzi dovranno trovare il modo di integrarsi nella nuova scuola.

CAST

NOTE

- GIRATO NEL LIMBOURG (BELGIO) E IN BASILICATA.

- PRESENTATO IN CONCORSO AL 37MO GIFFONI FILMFESTIVAL (2007).

CRITICA

"Fulvio Wetzl dirige un film emozionante, denuncia il razzismo, testimonia la fatica. Commuove, un po' al passo di fiction, ma con un dosaggio forte civile e uno straordinario gruppo di ragazzini accanto a Franco Nero e a Valeria Vaiano. Adamo (e chi se no?) nella colonna sonora, finale di cinema al quadrato con la citazione del film di Meyer girato nel '60 nel Borinage "Deja s'envole la fleur maigre" ('Già vola il fiore magro', n.d.r.). Dice uno dei ragazzi: "Si può scrivere una poesia su qualsiasi cosa e fare un film su di noi". Più verità che retorica, promesso." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 1 febbraio 2008)

"'Mineurs' (che in francese vuol dire sia minatori che minori) nasce dall'incontro magico tra uno sguardo (quello degli autori) ed una terra (la Lucania) che tanto sembra aver bisogno di essere finalmente raccontata. E non solo dal cinema. Il risultato di questo incontro (che, per quanto possa apparire paradossale, è sempre più raro come starebbe a dimostrare l'enorme quantità di cinema impersonale che pullula nelle nostre sale) è un capolavoro di maieutica in cui la storia e i personaggi che la popolano sembrano erompere dal suolo come le gemme di una primavera quieta e violenta al tempo stesso. Guardare 'Mineurs', da questo punto di vista, è come guardare un fiore che sboccia sotto i nostri occhi con la naturalezza di un racconto che si dipana secondo le coordinate di una narrazione piana e fin troppo classica, ma anche con l'urgenza di dire qualcosa che ci dovrebbe stare molto a cuore. (...) 'Mineurs' non è solo il film che spezza un tacito veto e ci racconta senza infingimenti di quando eravamo noi italiani ad essere migranti, ma è anche e soprattutto un commosso documentario sulla sua stessa realizzazione, la cronaca non scritta, non detta eppure incredibilmente "filmata" della scoperta numinosa di luoghi, di una storia e della loro verità." (Alessandro Izzi, 'Close Up', febbraio 2008)

"Fulvio Wetzl affronta il tema slanciandosi verso il lirismo. Con toccante sobrietà, però, evitando vigorosamente la lacrima facile. La regia intaglia la piccola comunità meridionale nella sua anima semplice, reggendo le pagine di Corrado Alvaro o Carlo Levi, fermandosi sulle sacre opere artigianali, sui riti in chiesa, sulle processioni invocanti; e su ciò che, ancora in quel tempo, restava dell'austera civiltà contadina. Il pellegrinaggio, verso la salvezza dal sottosviluppo, culmina nei vagoni ferroviari, dove la confidenza fra gli umili risuona al canto Terra mia di Salvatore Adamo. E' perfetto l'equilibrio fra il diario scolastico alle Elementari, dove l'eroico maestrino del Sud declama i versi di Giosué Carducci o traccia le parallele della geometria euclidéa, e le nebbie del paesaggio belga, quando l'aria tossica della cava estrattiva insidia i doppi turni degli operai, fino all'esplosione del grisou. La fabbrica, dunque: altro argomento che affiora, per di più sullo sfondo del capitalismo "non ancora" europeo. Franco Nero e la cosceneggiatrice Valeria Vaiano sono gli Acucella: intenso il primo, diremmo commosso, come sempre gli accade negli ultimi tempi, aiutando col suo carisma il cinema indipendente; fiera nel suo ardore familiare, lei, la Vaiano, attrice calcata nello stampo illustre di Virginia Balestrieri o, per non andare troppo indietro, di Regina Bianchi. I bambini, tutti, sono adorabili; le luci di Ugo Lo Pinto esemplari. Ci entusiasma quello sguardo conclusivo sul Borinage, che fu culla creativa di un altro maiuscolo poeta dell'Uomo in lotta, Joris Ivens." (Gregorio Napoli, 'Il Giornale di Sicilia', 1 febbraio 2008)
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