Mine

USA, ITALIA - 2016
3/5
Mine
Afghanistan. Mike Stevens è un soldato sta tornando al campo base dopo una missione, ma inavvertitamente poggia il piede su una mina antiuomo. Non può più muoversi, altrimenti salterà in aria. In attesa di soccorsi per due giorni e due notti, Mike dovrà sopravvivere non solo ai pericoli del deserto, ma anche alla terribile pressione psicologica della tutt'altro che semplice situazione.
  • Durata: 106'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Produzione: PETER SAFRAN, IN COPRODUZIONE CON PATRIZIA FERSURELLA, PASQUALE POZZESSERE, ISAAC TORRÁS, ANDREA CUCCHI PER MINE CANARIAS AIE, SUN FILM, ROXBURY, IN COLLABORAZIONE CON MERCURIO DOMINA
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES
  • Data uscita 6 Ottobre 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
L’eroe della storia è un soldato americano di stanza in Medio Oriente (Armie Hammer, dignitoso). Nella lunga sequenza di apertura lui e il suo commilitone (Tom Cullen) sono di vedetta su una montagna in attesa che lì sotto capiti qualcosa. E' una sequenza molto leoniana: può succedere di tutto, non succede (quasi) nulla.

Mentre batte la ritirata l'eroe finisce in un campo minato nel bel mezzo del deserto. Più precisamente è il suo anfibio sinistro a calpestare una mina antiuomo nascosta sotto la sabbia: se solleva il piedone è spacciato.

Tutto il film è una variazione sul tema: “E ora?”, inframezzata da flashback, proiezioni e deliri direttamente e indirettamente causati dall’esposizione al sole, l’arsura e altre varie ed eventuali catastrofi biochimiche.
Lo dirigono due giovani italiani - Fabio & Fabio: Guaglione e Resinaro - in trasferta a Hollywood.

I due avevano già firmato True Love, un thriller tutto in interni, basato anche questo sulla doppia articolazione dell'immagine, che è sempre denotativa e connotativa insieme. Secondo un principio di azione (esteriore) e reazione (interiore). A un primo livello la scena del film è anche teatro metaforico delle trasformazioni in atto nell'animo del protagonista. A un ulteriore livello il cul de sac narrativo in cui si trova il personaggio rimanda facilmente ad altri tipi di impasse: ad esempio a quello di ogni spettatore impossibilitato a interferire sugli eventi che gli scorrono davanti.

Fabio & Fabio dimostrano di saper lavorare bene con la narrativa di genere - più survival che war movie - riuscendo a costruire n variazioni a partire da un'idea fondamentalmente banale. Non tutte le variazioni sono buone e non sempre garantiscono la suspense, ma va apprezzato l'esercizio sulla temporalità cinematografica, sui meccanismi di dilatazione e di attesa.

A convincere meno semmai è proprio il registro riflessivo, quel binario metaforico (a partire dalla location, il deserto, luogo dell'anima) su cui gli autori si spostano in maniera rigida e a tratti grossolana, imponendo più che suggerendo determinati link allo spettatore, con un sovraccarico emotivo e sensoriale (gli archi e le percussioni superano abbondantemente la soglia-decibel del pudore) che infastidisce un po'. Come se Fabio & Fabio volessero fare gli americani oltre il dovuto. Peccati di gioventù, probabilmente.

NOTE

- REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DI: MIBACT E ICAA.

- ARMIE HAMMER E FABIO GUAGLIANONE FIGURANO ANCHE TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI.

- CANDIDATO AI DAVID DI DONATELLO 2017 PER: MIGLIOR REGISTA ESORDIENTE ED EFFETTI DIGITALI.

- CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO 2017 PER: MIGLIORI REGISTI ESORDIENTI E MONTAGGIO.

CRITICA

"'Mine' (si può leggere come plurale di bomba in italiano o come 'mio' in inglese) dei milanesi Resinaro e Guaglione ricorda molto 'Buried' di Cortés (...). Il produttore Peter Safran, d'altronde, è lo stesso. (...) Poteva essere una missione suicida e invece i nostri due trentenni hanno realizzato un film da esportazione più intimo che politico (zero informazioni su quale guerra Mike stia combattendo), ma decisamente esplosivo. Lode a Resinaro e Guaglione." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 6 ottobre 2016)

"Piacerà a chi ama certe immobilità (cioè rimanere incollato al sedile, quando la tensione è tale che non ti permette di andare a vuotare la vescica). (...) 'Mine' mantiene quel che promette (tanta suspense). E lo fa senza barare (molti flashback, però mai gratuiti)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 6 ottobre 2016)

"Che sfiga mettere il piede su una mina. Doppia, se il film è identico, nella trovata iniziale, a un altro (il recentissimo francese 'Passo falso'). (...) E poi che musica assordante. Al confronto gli scoppi sono una nenia celestiale." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 6 ottobre 2016)

"(...) un'opera claustrofobica nel deserto, sceneggiatura solida, suspense quasi costante (cede nel finale), tema militare eterno (le conseguenze dei campi minati), ambientazione attuale (Afghanistan). (...) Hammer (...) tiene botta. Ambizioni metafisiche." ('Nazione-Carlino-Giorno', 7 ottobre 2016)
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