Marguerite

FRANCIA, REPUBBLICA CECA, BELGIO - 2015
4/5
Marguerite
1921, inizio dell'epoca d'oro degli anni Venti, non lontano da Parigi. E' un giorno di festa al castello di Marguerite Dumont. Come ogni anno, diversi amanti della musica si riuniscono in casa della proprietaria per una grande causa. Nessuno sa molto su questa donna eccetto che è ricca e che ha dedicato tutta la vita alla sua passione: la musica. Marguerite canta con tutto il cuore, ma in modo terribilmente stonato. Alla stessa stregua di Castafiore. Marguerite ha vissuto la sua passione in una bolla, e il pubblico ipocrita, che arriva per prendersi gioco di lei, si comporta facendole credere che la diva sia lei. Quando un giovane giornalista in modo provocatorio decide di scrivere un articolo sulla sua ultima performance, Marguerite comincia a credere ancora di più nel suo talento. Prende così il coraggio di cui ha bisogno per seguire il suo sogno. Nonostante la riluttanza di suo marito e con l'aiuto di un cantante che era stato un divo nel passato, decide di esercitarsi per esibirsi nel suo primo recital di fronte ad un pubblico di sconosciuti.
  • Durata: 127'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: SCOPE
  • Produzione: FIDÉLITÉ FILMS, IN COPRODUZIONE CON GABRIEL INC., FRANCE 3 CINÉMA, SIRENA FILMS, SCOPE PICTURES, JOUROR CINÉMA, CN5 PRODUCTIONS, IN ASSOCIAZIONE CON MEMENTO FILMS DISTRIBUTION
  • Distribuzione: MOVIES INSPIRED
  • Data uscita 17 Settembre 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Sul suo volto la bellezza è un tesoro sfiorito, ma la voce non l’ha mai tradita. Lei in effetti non ha mai saputo cantare. Si è sempre creduta una grande soprano – o al limite una mezzo soprano, deve ancora capirlo - cullata in questa confortevole menzogna da una corte di meschini turiferi (dal marito, un nobile decaduto che ha venduto il suo titolo alla ricchezza materiale di lei, agli artisti frustrati e in rovina che vogliono spillarle denaro). Quella fama che si era sempre immaginata, immortalandola persino in un fotoritocco ante litteram in cui appare agghindata con costumi di scena è una cosa patetica ma non ridicola. Suscita compassione. Soprattutto quando poi arriva l’inevitabile resa dei conti. La scoperta di essersi – ed essere stata - sempre ingannata.
Non è difficile scorgere in Marguerite, questa storia ambientata negli anni '20 e ispirata alla vicenda dell’ereditiera Floence Foster Jenkinses a suo modo degna ed esemplare, un’allegoria tutta francese, di grandeur a lungo vantate e smarrite in un solo momento. Facendo proprio quella faccia lì, tra l’ottuso e l’attonito. Smorfia di dolorosa, abissale incredulità. Povera Francia.
E’ il graffio che da uno come Xavier Giannoli ci si aspetta. Uno che ama il suo Paese a tal punto da trattarlo male. Come quando affida all’inascoltabile chanteuse l’esecuzione di una Marsigliese mai così terrificante. E che dire delle arie maltrattate dalla nostra? Non risparmia nessuno, da Mozart a Verdi, da Leoncavallo a Puccini. E anche tra i suoi finti cultori c’è poco da salvare: ipocrisia, meschinità, cinismo, prostituzione morale. La sensazione è che questa grande commedia in costume, umana più che musicale, a tratti esilarante, sempre intimamente partecipe, spesso e volentieri cattiva, perfetta nelle battute e nei tempi e negli allestimenti scenici, nasconda altro. Tanto altro. Che sia sempre più intelligente e raffinata di quanto non appaia.
E avvertiamo l’ inno autentico e gioioso al potere trasfigurante dell’arte, che non dimentica (anzi) le meschinità, gli equivoci e la mediocrità dei suoi interpreti.
Sentiamo il tenero e commosso abbraccio al candore della protagonista, la magnifica Catherine Frot (ma che dire di tutti gli altri? Splendidi, ecco), lei che è la felicissima nota stonata di una società perbenista, l’involontaria eroina dada del ribellismo antiborghese, l’idiota della lirica con un cuore che è un capolavoro d’amore. La donna che tra il sognare la propria vita e realizzarla scelse – non potendo fare altro – la prima. Una moglie innamorata immensamente del marito, che morirebbe per un po’ delle sue attenzioni. La protagonista di uno splendido melo, che volge ogni sorriso in lacrima e viceversa. La mancanza fatta pienezza. Ad avercene di talenti così.

NOTE

- REALIZZATO CON LA PARTECIPAZIONE DI: CANAL +, CINÉ +, FRANCE TÉLÉVISION; IN ASSOCIAZIONE CON: COFINOVA 11, LA BANQUE POSTALE 8, MANON 5; CON LA PARTECIPAZIONE DEL CENTRE NATIONAL DU CINÉMA ET DE L'IMAGE ANIMÉE; CON IL SUPPORTO DI EURIMAGES.

- IN CONCORSO ALLA 72. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2015), HA OTTENUTO IL PREMIO P. NAZARENO TADDEI.

CRITICA

"L'impervia coloratura della prima aria della Regina della Notte del 'Flauto magico mozartiano' per lei, Marguerite, ai suoi orecchi, è una meravigliosa, superba sfida vocale, che crede di aver vinto per l'applauso degli amici. Ma per chi l'ascolta veramente, invece, quella è soltanto una raffica impietosa di note stonate, ululati che mortificano il genio di Salisburgo e le ragioni dell'arte musicale. In questo contrasto insanabile risiede tutta la forza drammatica di 'Marguerite' di Xavier Giannoli (...). Assai liberamente ispirandosi alla cantante americana Florence Foster Jenkins (...), il regista francese non ne ricostruisce la biografia (...), ma coglie di quel personaggio delicati e dolorosi risvolti umani." (Luca Pellegrini, 'Avvenire', 17 settembre 2015)

"Un' eroina tragica la cui vicenda diviene nelle mani del regista un pretesto per riflettere sull'arte e sul mondo tra le due guerre che esploderà di lì a poco. Giannoli si avventura nei movimenti artistici della Parigi del tempo, dadaismo e surrealismo, per renderli in modo caricaturale se non imbarazzante. E dalla caricatura infine non si esce. Cosa critica in fondo il film? Dispiegando temi «alti» sembra piuttosto a prendere in giro tutto quanto circonda la sua eroina, gli sfruttatori che ridono alle sue spalle, chi la asseconda e ci guadagna senza però la lucidità di avventurarsi in una «vera» cattiveria, e soprattutto senza toccare le molte corde di verità /illusione che potrebbe far vibrare. Giannoli preferisce la scrittura scontata, le iniezioni di buoni sentimenti, e il suo film a dispetto delle ambizioni non tocca mai la nota giusta. Proprio come la sua protagonista." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 17 settembre 2015)

"Credersi soprano, scoprirsi trombone. Povera Marguerite, in cui riecheggia l'ereditiera Florence Foster Jenkins (...): ipocrisia, crudeltà, meschinità, quanto ci turlupiniamo e ci facciamo turlupinare dagli altri? (...) Colpevolmente snobbato a Venezia 72, il francese Xavier Giannoli canta la grandeur e stecca volontariamente, riservando allo sciovinismo patrio un trattamento peggiore dei Mozart, i Verdi e i Puccini storpiati da Marguerite. Si ride, ci si commuove, perché gli inganni, e gli auto-inganni, della nostra casta diva non inficiano un'attualissima 'comédie humaine'. Commedia in costume e di costume, canterina e volubile, amara ed emozionante: come la vita." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 17 settembre 2015)

"Piacerà a chi imparò a conoscere Catherine Frot in 'La voltapagine' e magari s'è rammaricato in seguito di averla rivista poco o nulla. In realtà la Frot è una delle primedonne di Francia e ne ha dato prova qui alle prese con un personaggio tremendo, un intrigo inestricabile di paranoia e di femminile coraggio." (Giorgio Carbone, 'Libero', 17 settembre 2015)
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