Mare dentro

Mar adentro

FRANCIA, ITALIA, SPAGNA - 2004
Mare dentro
E' la storia di Ramón Sampedro, un ex marinaio reso tetraplegico da un tuffo in mare. Nonostante l'affetto e la dedizione dei suoi familiari, dopo un trentennio di totale immobilità inizia, con l'aiuto di un'associazione per i diritti umani, una inutile lotta con i tribunali spagnoli per ottenere il diritto a una morte dignitosa. Due donne, Julia un'avvocatessa colpita a sua volta da una malattia degenerativa, e Rosa, un'operaia con due figli piccoli, impegnate ciascuna a suo modo nella causa di Ramón, dovranno fare i conti con i loro sentimenti e con i principi che hanno regolato fino a quel momento le loro vite.
  • Altri titoli:
    The Sea Within
    Out of Sea
  • Durata: 125'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:2,35), SCOPE
  • Produzione: FERNANDO BOVAIRA E ALEJANDRO AMENABAR PER HIMENOPTERO/SOGECINE, UGC IMAGES, EYESCREEN, TVE, CANAL+, TVG, FILMANOVA INVEST, EURIMAGES/ICAA
  • Distribuzione: LUCKY RED
  • Data uscita 4 Settembre 2004

TRAILER

RECENSIONE

di Angela Prudenzi

Ogni volta che il cinema affronta questioni etiche, viene da chiedersi se abbia realmente gli strumenti per farlo. La domanda si presenta di nuovo di fronte a Mare dentro di Alejandro Amenábar, film in concorso che si pone l’obiettivo di sviscerare un argomento complesso quale l’eutanasia. Si può parlare di una morte cercata, disperatamente voluta quando le condizioni di vita rendono un uomo poco più che un vegetale? Non c’è dubbio che un autore abbia l’autorità per farsi carico di uno dei dibattiti sociali più attuali e spinosi di questi anni, pur se l’impresa ha quasi il sapore di una sfida. Amenàbar accetta i rischi del caso ma per mettersi al riparo da critiche preventive attinge a una storia vera, quella del tetraplegico Ramon da ventotto anni confinato in un letto a causa di uno sciagurato tuffo nel mare che tanto ha amato e che, nonostante la tragedia , continua ad amare. E’ alle trasparenti acque che bagnano la Galizia che infatti torna ogni volta che libera la fantasia, immaginandosi ancora in grado di muoversi. Sogni ad occhi aperti che lo vedono librarsi in aria e sorvolare la costa. La realtà, però, è ben diversa, cosicché Ramon pensa alla propria liberazione dalla malattia soltanto attraverso la morte. Da anni si batte per una fine che chi lo ama non riesce invece ad accettare né tanto meno a lasciarsi coinvolgere nel gesto estremo che è impossibilitato a compiere di persona. Cerca allora rifugio nelle leggi dello stato, ma non esistono tribunali che possano autorizzare quello che a tutti gli effetti è un suicidio. La vicenda umana, dopo tanto dolore e infinite battaglie, termina come la cronaca ha riportato, cioè con la morte di Ramon. Restano tuttavia aperte le infinite domande che Mare dentro pone, e che non trovano una soluzione con la fine del film. Che, a dire il vero, lascia un senso di incompiutezza dovuto al fatto che con la morte, tanto evocata, il protagonista non si confronta mai veramente. Quando ne facciamo la conoscenza ha già preso la sua decisione, e granitico nella scelta non spiega mai a nessuno come è arrivato a compierla. Mai un tentennamento, mai un rigurgito di attaccamento alla vita. Tentennamenti che al contrario fanno vacillare persino Gené, combattiva portavoce di un’associazione a favore dell’eutanasia che gli è amica da anni. Tutti vorrebbero vederlo ancora vivere, e noi con loro, accomunati in questo afflato in virtù di una regia che non risparmia gli effetti melodrammatici e che annulla qualsiasi distacco. Ecco, se è possibile rintracciare un difetto di sguardo è quello di aver fatto un film di pancia laddove necessitava invece intervenire di testa. Lo spettatore è continuamente trascinato dentro la storia, non gli è lasciato lo spazio per pensare. Si piange, e tanto, dunque. Ma i pensieri sono colpevolmente bloccati dal groppo in gola, dalle lacrime che scendono copiose. Si vorrebbe invece percepire il dolore dell’avvicinarsi della morte. Che nel film finisce per essere solo una compagna a lungo corteggiata, non uno dei grandi misteri dell’esistenza.

NOTE

- GRAN PREMIO DELLA GIURIA E COPPA VOLPI A JAVIER BARDEM PER LA MIGLIORE INTERPRETAZIONE MASCHILE ALLA 61MA MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (2004).

- GOLDEN GLOBE 2005 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

- OSCAR 2005 COME MIGLIOR FILM STRANIERO. E' STATO CANDIDATO ANCHE PER IL MIGLIOR MAKE-UP (JO ALLEN, MANOLO GARCIA).

- DAVID DI DONATELLO 2005 COME MIGLIOR FILM DELL'UNIONE EUROPEA.

CRITICA

"Una vita spezzata, la dignità umana ferita. Il filo che lega la sopravvivenza all'esistenza che deve essere tagliato per farla davvero finita... 'Vivere è un diritto, non un obbligo', ossia la frase-chiave del nuovo film di Alejandro Amenàbar. Con 'Mare dentro' il giovane regista di 'The Others' cambia radicalmente approccio, ispirandosi con qualche libertà strategica alla storia vera del marinaio galiziano, reso tetraplegico da un incidente, che lottò trent'anni filati contro le leggi dello stato invocando l'eutanasia. (...) Amenàbar è un regista abile e accorto, forse sin troppo. Il melodramma, poi, è un genere particolare che spesso viene percepito come un handicap dagli autori: in questo caso la strada prescelta è connaturata allo stile di sottrazione, una scabra, tersa geometria di primi piani, dialoghi, gesti che vuole abrogare i soliti effetti per sterilizzare il pathos e respingere ogni possibile ricatto sentimentale. Le cadute di 'Mare dentro' si registrano, così, quando Amenàbar fa librare il poveretto in un volo onirico (con la musica pucciniana a tutto volume) o lo ingaggia in un teatrino grottesco contro un prete anch'esso paralizzato. Non ci si appassiona a Sampedro, insomma, bensì a Bardem, il trasformista che interpreta al meglio il minimalismo poetico di base; o anche a Lola Duenas, la compaesana Rosa che spera di surrogare le proprie frustrazioni dedicandosi a lui, alla bellissima Belén Rueda, l'avvocato che intende farsi carico legalmente del suo caso, addirittura alla segaligna Mabel Rivera, la cognata contadina che lo accudisce con un amore che sconfina nella gelosia. Che ciò comporti un bene o un male artistico, lo deciderà l'intima sensibilità dei singoli spettatori." (Valerio Caprara, 'Il Mattino ', 5 settembre 2004)

"Magari si poteva mettere un po' meno musica e osare di più, lasciando qualche vuoto in un racconto sempre pieno e omogeneo. Ma l'ossessione di Sampedro è resa senza sconti. Ed è indimenticabile la risata, gorgogliante come un pianto, con cui Bardem accoglie i momenti più difficili, per sé e per chi ha vicino. Ricordandoci che 'la vita è un diritto, non un obbligo'. Ma non per questo bisogna rinunciare a educare un nipote zuccone." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 5 settembre 2004)

"E' bello il film? Forse, ma è difficile evitare un senso di disagio, e non perché ci dice che si può vivere tutta una vita lottando per morire, né perché sostenga la tesi che dovrebbe essere logico consentire la morte lucidamente desiderata non per porre fine a inutili sofferenze ma per liberarsi di una vita considerata umiliante e senza dignità. Forse semplicemente si teme che le emozioni destate da uno spettacolo siano soprattutto una accorta operazione mercantile su un tema, in questa caso, su cui si dibatte da sempre senza vero coraggio e vera pietà." (Natalia Aspesi, 'la Repubblica', 5 settembre 2004)

"Si può attraversare un intero film sdraiati a letto e costretti all'immobilità? Quella in cui s'impegna Javier Bardem incarnando il tetraplegico Ramón Sampedro in 'Mare dentro' è una prestazione virtuosistica senza precedenti, che avrà indotto la giuria a inserirlo fra i papabili della Coppa Volpi. (...) Spietato e delicato insieme, il film racconta le passioni, i contrasti e le gelosie femminili che l'affascinante Ramón seppe suscitare intorno a sé. Tutti gli interpreti sono eccellenti, ma la potente maschera di Bardem, ultracinquantenne credibile a dispetto dell'età giovanile e della taglia atletica dell'attore, polarizza l'attenzione." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 5 settembre 2004)
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