Mandela: Long Walk to Freedom

GRAN BRETAGNA, SUDAFRICA - 2013
Mandela: Long Walk to Freedom
Cronaca della vita di Nelson Mandela, dall'infanzia in un villaggio rurale fino alla nomina di primo Presidente sudafricano democraticamente eletto.
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, DRAMMATICO, STORICO
  • Specifiche tecniche: ARRICAM LT/ARRIFLEX 235, DCP (1: 2.35)
  • Produzione: VIDEOVISION ENTERTAINMENT, DISTANT HORIZON, PATHÉ

TRAILER

NOTE

- GOLDEN GLOBE 2014 PER LA MIGLIOR CANZONE ORIGINALE ("ORDINARY LOVE"). ERA CANDIDATO ANCHE PER: MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA (IDRIS ELBA, NELLA CATEGORIA FILM DRAMMATICO) E COLONNA SONORA.

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2014 PER LA MIGLIOR CANZONE ORIGINALE ("ORDINARY LOVE").

CRITICA

"Una vita troppo immensa, troppo significativa per raccontarla in un film? Parliamo della vita di Madiba, Nelson Mandela. L'uomo che ha di fatto cancellato l'apartheid in Sudafrica. Divenendone il presidente dopo ventisei anni di prigione feroce, di umiliazioni, di annientamento fisico e morale. Ogni uomo sulla faccia della Terra ha una sua idea di Mandela. La sua battaglia contro l'apartheid è leggenda. Ed è storia. La sua vita ha significato il riscatto per milioni di sudafricani. E una speranza per chi è umiliato, discriminato, schiacciato a causa del colore della pelle. Il film che traccia il racconto della sua vita, autorizzato dallo stesso Mandela, quando era in vita, è (...) 'Mandela: Long Walk to Freedom' (...) un lungo viaggio, quasi due ore e mezza, attraverso la sua vita. Prodotto da uno degli uomini più potenti del cinema mondiale, Harvey Weinstein, e diretto da Justin Chadwick. Manifestazioni, scioperi, boicottaggi, sabotaggi, il processo, la condanna all'ergastolo, il carcere durissimo, il rischio di annientamento. La liberazione, e infine la consacrazione a mito. Un film che procede per scene madri, come quadri di una beatificazione. E' difficile penetrare nell'intimità di un mito: questo film forse non ne ha neppure l'intenzione, anche se dedica molto spazio al rapporto fra Mandela e la moglie, Winnie. Certo è che si rimane sempre come al di fuori, a guardare il dramma troppo da lontano. La polizia sudafricana spara con proiettili veri ad altezza uomo contro i manifestanti; Winnie viene arrestata e allontanata dalle figlie; Nelson in carcere viene umiliato in ogni modo. Ma non riusciamo mai a sentire quell'emozione sottile, intima che ogni film dovrebbe provocare. 'Mandela' assomiglia a una celebrazione un po' didattica, da grandi masse cinematografiche. L'uso della musica è massiccio, quasi violento, ogni picco emotivo della storia viene sottolineato a tutto volume. Come se lo spettatore dovesse essere forzato a provare certe emozioni. E non siamo neppure sicuri che, dopo aver visto il film, si impari qualcosa su Mandela che non si sapesse già. A interpretare Mandela, Idrissa Elba un monumento di muscoli e spessore. Volto quasi inedito per lo star system mondiale, inglese, originario della Sierra Leone, 41 anni, molte serie televisive al suo attivo, Elba ha un ruolo ingrato. Deve fare il mito dall'inizio alla fine, e quindi rischia di risultare, suo malgrado, monolitico. «Avevo molta paura di interpretare questo ruolo, anche perché non somiglio fisicamente a Mandela», dice con molta onestà Idrissa Elba. «E sapevo che, per quindici anni, Denzel Washington era stato dietro a quel ruolo. Poi le cose sono cambiate, sono stati proposti altri nomi tra cui il mio. E ciò che mi ha dato coraggio è il fatto di essere stato scelto dalla famiglia Mandela». (...) Ad interpretare Winnie Mandela, con piglio e vibrante energia, seduzione e determinazione, è Naomie Harris." (Luca Vinci, 'Libero', 2 gennaio 2014)
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