Maleficent

USA - 2014
La favola de "La bella addormentata nel bosco" raccontata dal punto di vista di Malefica, la Fata del male. Un tempo, Malefica era una bella e giovane donna dal cuore puro che viveva una vita idilliaca immersa nella pace della foresta del regno. Poi, l'armonia fu minacciata da un esercito di invasori; Malefica tentò di proteggere fieramente le sue terre, ma cadde vittima di uno spietato tradimento. Decisa a vendicarsi e ormai indurita nel suo cuore, Malefica affronta il successore dell'invasore lanciando una crudele e irrevocabile maledizione sulla neonata Principessa Aurora, figlia del re Stefano, che crescerà cosciente del conflitto fra l'amato regno del bosco e il regno umano di cui è legittima erede. Tuttavia, quando Malefica si renderà conto che la fanciulla potrebbe portare la pace nel territorio dovrà commettere azioni radicali, che cambieranno per sempre il volto di entrambi i mondi.

CAST

NOTE

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURA ANCHE ANGELINA JOLIE.

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2015 PER I MIGLIORI COSTUMI.

CRITICA

"Alla ricerca delle fiabe perdute per tramutarle con l'aiuto delle nuove tecnologie. Dopo l'invasione delle Biancanevi, la Disney si avventa sulla 'Bella addormentata', che fu già un suo cartoon best seller e qui rivive in un mix real-digitale che alterna interni regali, culle ed esterni di foreste. Angelina Jolie, graficamente pericolosa e sghemba, è la strega cattiva (ma l'hanno disegnata cosi!) (...). Il regista Stromberg (è lo scenografo Oscar di 'Avatar' ed è chiaro che gli interessa l'involucro più che il contenuto) assicura una soporifera noia grafica intervallata da anonimi effetti e botti con un finale in crescendo in grado di rendere banale anche l'avvio della celebre favola con ago e filo. Per piccini, ma con timpani solidi." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 29 maggio 2014)

"Terza dopo Julia Roberts e Charlize Theron, anche Angelina tenta il 'colpo della strega'. Ma non ce la fa a essere cattiva. Il prologo ci informa che, in origine, Malefica era una gentile fata, impegnata a difendere il suo popolo - pupazzi tipo Muppet Show - dagli umani. Poi ha patito una delusione d'amore, che l'ha resa astiosa tanto da farle lanciare il noto incantesimo sulla neonata Aurora, condannandola a pungersi il dito e ad addormentarsi per l'eternità. E qui 'Maleficent' comincia a somigliare alla 'Bella addormentata nel bosco' di Disney (1959) che tutti conosciamo. La somiglianza, però, dura poco. Se quello allungava già il brodo rispetto alla fiaba di Perrault, la versione 'live' la stravolge come un calzino. (...) Hollywood ci ha abituati alle bizzarre 'riletture' delle fiabe; però 'Maleficent' sbaraglia ogni concorrenza. Chi ci porta i bambini eviti che poi si riguardino la versione a disegni animati. Potrebbero non capirci più nulla." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 29 maggio 2014)

"Chi si rivede. 'Maleficent' parla, infatti, di Malefica, la fata munita di ali che veglia a modo suo sul regno della brughiera abitata da bizzarre creature. L'ha richiamata in servizio proprio la Disney, forse per fare un dispetto ai nostalgici (in primis chi scrive), insistendo nei ricorrenti e antipatici tentativi di demistificare i propri classici d'animazione a colpi di reboot (cioè riavvii di testi o prodotti cult) interpretati da attori in carne e ossa. Bisogna fare, dunque, la tara all'irritazione che sorge spontanea al cospetto di un kolossal della nostra disincantata e disinibita epoca che osa mettere mano a «La bella addormentata nel bosco» tratto nel '59 dalla favola di Perrault (ma c'entrano anche i Grimm e addirittura il nostro Basile) con il tocco ingenuo e manicheo dei mitici Studios di Burbank. Ecco, comunque, Angelina (Jolie) che diventa paradossalmente Diavolina nell'incarnarsi in una figura originariamente carica di tutte le cattiverie possibili e immaginabili, per di più sovrastate da un'idea scenografica cupamente medievalistica, ma qui, anche per copyright di diva, trasformata in un'antieroina tra il punk il dark motivata da slanci che non sarebbe forzato definire femministici. Il regista ex designer Stromberg, in pratica, si veste dei panni del piallatore di ogni asprezza e/o ambiguità credendo in questo modo di fornire le risposte più gradite a un pubblico, soprattutto quello degli adulti, assuefatto ai tranquillanti della correttezza giustificazionista. Certo il look della protagonista è splendido, valorizzato anche dal trucco del viso che rende l'espressione perfettamente in linea con la scultura degli zigomi, ma è facile capire la torsione in cui è costretta la trama. (...) Se il contorno delle tre fatine imbranate e il principe Filippo inutile bellimbusto rispetta la corsia della tradizione e l'estetica è, invece, gradevole supportata com'è da tutti i commi dell'aggiornata tecnologia fantasy, il nodo è sempre quello della sfolgorante Jolie, capace di rivolgersi alla bella addormentata con la seguente battuta cult: «Non chiederò il tuo perdono, perché ciò che ti ho fatto è imperdonabile». Tanto forte risulta, così, l'impatto di questa donna pentita ma mai sterile o passiva, da rendere i ghirigori finali simili a una seduta d'autocoscienza nel segno della sorellanza anti-padri e pro-mamme." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 29 maggio 2014)

"Rileggere una fiaba celeberrima, ricordare che la redenzione è sempre possibile, anche per i peggiori, e far capire, soprattutto alle ragazze, che «si può essere, al tempo stesso, forti, guerriere, piene di sentimento, una complessità tipicamente femminile». Solo una super-donna come Angelina Jolie, passato turbinoso e presente impeccabile, equamente diviso tra i ruoli di moglie, madre, attrice e regista, poteva portare a termine una simile missione. L'intero, sontuoso, impianto di 'Maleficent', versione live-action della fiaba disneyana (...) si basa sulle spalle, solo apparentemente fragili, dell'indomita Angelina, anzi sui suoi zigomi, granitici, sporgenti, segno di attitudine al comando e totale impermeabilità allo scorrere del tempo. «Malefica sono io», potrebbe dire la protagonista citando Flaubert, perché è chiaro che nel film, diretto da Robert Stromberg, Jolie ha messo in scena ancora una volta la sua storia preferita, quella di una brava ragazza diventata cattiva per colpa degli altri e capace, alla fine, di ritrovare la retta via." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 29 maggio 2014)

"La 'Bella Addormentata', rivisitata dal punto di vista della «malefica», è interpretata da Angelina Jolie in 'Maleficent', qui anche produttrice dell'opera prima dell'esordiente Robert Stromberg. (...) una fiaba femminile da racconto di formazione che segna anche il ritorno della Jolie sul grande schermo dove, dal 2010, non calcava più le scene, ovvero da 'The Tourist' di Florian Henckel von Donnersmarck. Il film si ispira al remake del classico Disney 'La bella addormentata nel bosco', sulle vicende della giovane strega e della storia successiva già narrata nel film del 1959. Ma purtroppo Jolie e il suo team hanno stravolto la vera natura, mortificandone gli intenti iniziali. (...) Questa (...) non è la storia della 'Bella Addormentata', ma quella di una vittima che, da grande, troverà il modo di superare il male che le è stato inflitto da chi amava. Della fiaba del '59 non rimane nemmeno l'ombra, mentre si allarga lo spettro dell'imponente operazione di marketing che da oggi riempie i box-office di mezzo mondo." (Dina D'Isa, 'Il Tempo - Roma', 29 maggio 2014)

"Se per il cartone 'La bella addormentata' del 1959 la Disney si ispirò a Jane Russell, oggi l'unica strega Malefica in un fantasy dal vivo poteva essere Angelina Jolie. Nella rilettura dal punto di vista del Male, la strega è una leader ecologista troppo sofisticata per non irritare maschi fascisti di un Medioevo assai violento. Il suo incantesimo (...) è giustificato da un tradimento (...). C'è cuore, ironia (...) e sensualità. Gradevole fantasy metafora di una sana lotta al femminicidio. La violenza maschile è realmente malefica." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 29 maggio 2014)

"Piacerà a chi va al cinema per appagarsi molto gli occhi (cosa che ancora non può fare sugli schermetti di casa). Sapendo che i lustraocchi erano il target principale, la produzione non s'è rivolta a un regista di nome, ma ha preferito rivolgersi a un esordiente però espertissimo di bellurie: Robert Stromberg, lo scenografo di 'Alice in Wonderland' e 'Avatar'. Stromberg alla regia (e a sovrintendere il lavoro del collega Gary Freeman) Dean Semler alla fotografia e Anna Sheppard ai costumi. Visivamente era pressoché inevitabile che 'Maleficent' fosse ai massimi splendori. Aggiungeteci l'apporto di Rick Baker come capo truccatore che ha trasformato Angelina Jolie nella più bella strega mai vista. Bella e convinta. Angelina, anche produttrice, ha rivelato che la fiaba di Perrault da piccola era una delle sue letture preferite (...). Piacerà certo alle femministe. Anche se nei credits le 'quote rosa' non sono presenti più del solito, è indubbio che il gentil sesso la fa da padrone (i maschietti o sono spregevoli oppure inetti come il principe, che nella fiaba era eroe indiscusso). Ma qualcuno (non pochi) arriccerà il naso, e rimpiangerà il 'cartone' di 50 anni fa. Che non era solo disneyanamente sontuoso, ma ti coinvolgeva mica male. Buoni contro cattivi, malvagi da punire e 'buoni' prenotati al trionfo (come 'Biancaneve' come 'Cenerentola'). Qui i buoni sono melensotti, e la 'cattiva' non è abbastanza cattiva. Non la odi, ma nemmeno la ami (almeno nel senso disneyano della parola)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 29 maggio 2014)

"Hollywood crede alle favole, anche se poi le rivisita a uso e consumo di chi va in sala e, spesso, con risultati disastrosi. Ci prova anche la Disney partendo da una idea interessante: perché la strega Malefica (la Jolie) de 'La Bella Addormentata' è diventata così crudele? La pellicola prova a dare una risposta con epilogo che differisce dalla tradizione. Peccato che qui non servano incantesimi per far cadere lo spettatore in un sonno letargico. Basta la prima noiosa ora del film." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 29 maggio 2014)
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