Mai Stati Uniti

ITALIA - 2012
2/5
Mai Stati Uniti
Nello studio di un notaio si incrociano i destini di cinque persone sconosciute, ma legate da un padre che nessuno di loro ha mai saputo di avere e che ha lasciato una inaspettata eredità: Antonio, un cameriere rovinato dalla passione per il gioco, Angela, una segretaria single divorata dall'ansia e dagli attacchi di panico, Nino un ex meccanico, divorziato e senza più lavoro, Carmen una precaria votata unicamente allo shopping e all'apparenza, e Michele un giovanotto ingenuo cresciuto in uno zoo, si troveranno a partire insieme per un avventuroso verso gli Stati Uniti con la missione de spargere le ceneri del padre in un lago dell' Arizona e ricevere così il lascito...
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: FULVIO E FEDERICA LUCISANO PER ITALIAN INTERNATIONAL FILM, CON RAI CINEMA, IN ASSOCIAZIONE CON BANCA POPOLARE DI SONDRIO
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION (2013)
  • Data uscita 3 Gennaio 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Massimo Giraldi
Antonio è un cameriere napoletano rovinato dalla passione per il gioco; Angela è una segretaria single in preda all'ansia e agli attacchi di panico; Nino, ex meccanico, fa il clown nelle feste per bambini ma ottiene solo sberleffi, compresi quelli che gli indirizza il figlioletto rimasto con lui dopo il divorzio; Carmen cerca lavoro, affidandosi alla propria immagine;  Michele è un giovanottone ingenuo cresciuto in uno zoo dal quale ora viene cacciato. Un giorno questi cinque personaggi  si ritrovano nello studio di un notaio, dove vengono informati  di essere fratellastri.  Il loro padre comune, un tale Vanni Galvani, mai conosciuto e di cui nessuno sospettava l'esistenza, morto da poco, li ha lasciati eredi di una cospicua somma, con un patto:  tutti insieme devono portare le ceneri del  genitore negli Stati Uniti e spargerle in un lago dell'Arizona.
“E' il terzo film – ricorda Enrico Vanzina -  che ambientiamo negli Stati Uniti, dopo Vacanze in America e Sognando la California. Come quelli, è un film corale, on the road, un film più maturo, che affronta un argomento di grande spessore: il senso della famiglia”. E' vero, l'argomento c'è, ma elevarlo al rango di spunto per dibattiti sembra anche stavolta eccessivo.
Se un  merito ha il cinema dei Vanzina , è quello di evitare ogni contiguità con i territori spesso evanescenti della discussione. Si guarda la realtà, se ne prendono spunti per mettere sotto la lente pregi e difetti di alcuni personaggi, li si segue nel loro incerto procedere  nei tumulti della quotidianità, li si osserva alle prese con le bizze del caso e della fortuna.  La musa dei Vanzina Brothers pedina da vicino questa fascia di umanità disadattata e indifesa, incapace di cedere alle furberie in voga e determinata a difendersi facendo ricorso a risorse di ironia, timida ribellione, gestualità improvvisata e spiazzante. I cinque fratelli/sorelle chiedono allo spettatore di aderire al patto narrativo lanciato all'inizio, e, dopo, di lasciarsi andare alla girandola di equivoci  che la situazione crea.
Le disavventure on the road attraversano atmosfere da commedia italiana all'antica, con supporto di dialoghi, scambi di persone, inciampi dietro i quali pare sempre di vedere la sagoma ammonitrice del genitore Steno,  elegante, timido, sempre misurato.  E' una commedia old style, questo nuovo capitolo del diario vanziniano,  affidata ad attori giusti, efficaci, sicuri di sé, ciascuno specchio di una piccola fetta della piccola Italia contemporanea.  Una comicità forse un po' fuori moda ma semplice, immediata, mai ruffiana, dove Salemme fa Totò, Memphis Aldo Fabrizi e le citazioni sono parte integrante del copione. Il perfetto antidoto a I 2 soliti idioti.

CRITICA

"La rimonta continua: umiliato e offeso, un po' maramaldescamente persino da chi ne era stato fruitore appassionato, il cinepanettone s'è un po' risollevato grazie agli incassi di Natale. In questa dimensione, magari non esaltante e non portatrice di nuovi verbi cinematografici, porta a casa il suo bravo risultato 'Mai Stati Uniti' siglato dalla factory Vanzina. Adepti della commedia farsesca depurata dei lazzi più triviali, gli affiatati Enrico & Carlo si divertono stavolta a mettere on the road cinque tipi italioti, fratellastri da parte di padre, che si spartiranno un'inattesa eredità a patto che si rechino a disperdere le ceneri del defunto nella mitica e sciamanica Arizona. Segue ovviamente una gara a briglie sciolte di battute pepate, incresciosi quiproquo, figuracce ciclopiche che hanno lo strategico compito di fondere le caratteristiche dei singoli attori convocati: i migliori se li sceglierà come sempre il pubblico, per noi sono una spanna sopra gli altri la Foglietta più coatta che mai, il busterkeaton romanizzato Memphis e il mastodontico Mattioli che spacca la scena in due non appena appare." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 3 gennaio 2013)

"Prima non se ne parlava mai; ora nel cinema italiano non c'è che la crisi. Dunque Vanzina muove di lì per raccontare le vicende di cinque poveracci che potrebbero dare una svolta alle loro esistenze grazie a un'eredità milionaria. (...) Questa volta la sceneggiatura (scritta dai Vanzina assieme a Edoardo Falcone) non vuole accontentarsi del semplice accumulo di gag, ma aspira a un'evoluzione narrativa incentrata, come s'intuirà, sul progressivo mutamento dei rapporti tra i fratelli, che all'inizio faticano a tollerarsi, poi imparano a volersi bene. Malgrado le buone intenzioni, però, la parte comica e quella sentimentale di 'Mai Stati Uniti' faticano ad amalgamarsi, limitandosi piuttosto (specialmente verso la fine) a un'alternanza da par condicio. Il che riflette un po' l'Italia odierna, in bilico tra voglia di edonismo residuo e familismo di ritorno." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 3 gennaio 2013)

"Con quest'aria di crisi che c'è in giro non ha senso parlare di viaggi di lusso in località turistiche alla moda. Così se con un film si pensa di tornare negli Stati Uniti tocca trovare una motivazione che non sia una costosa vacanza di Natale ma che, al contrario, preveda almeno la copertura delle spese. Ecco perciò oggi i fratelli Vanzina, Carlo regista, Enrico sceneggiatore, cui in contemporanea con Neri Parenti spetta l'invenzione del nostro 'filone vacanze', pensare sì a un viaggio negli Stati Uniti ma immaginando di potervi far legittimamente partecipare dei poveracci senz'arte né parte. Non uno solo, ma cinque. (...) Una storia semplice, uno svolgimento, ad ogni svolta, sempre gradevole, in panorami attorno che, proponendo di continuo alcuni dei più celebri paesaggi americani, in Nevada, in Colorado, in Arizona, oltre a ricordare i grandi film di Hollywood che vi hanno trovato spazi, rallegrano la vista di chi, seduto in poltrona per un film, viaggia alla grande al prezzo solo di un biglietto. Da lodare senza riserve i cinque interpreti, dediti ciascuno ad una comicità lieve e gentile, da Ambra Angiolini e Anna Foglietta, le due 'sorelle', a Vincenzo Salemme, Ricky Memphis, Giovanni Vernia, i tre 'fratelli'. Una 'famiglia' che si può anche sperare di incontrare di nuovo." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo Roma', 3 gennaio 2013)

"Come altre commedie italiane delle festività, 'Mai Stati Uniti' sceglie di guardare al cinema di ieri, sostituendo gli usuali protagonisti ricchi, arroganti e cafoni degli ultimi tempi con personaggi più semplici e genuini, quali popolavano gli schermi decenni fa. In scena 5 fratelli - il giocatore Salemme, la procace Foglietta, la fobica Ambra, il trepido papà Memphis e l'idiota Vernia - che vengono a sapere di essere tali quando il padre naturale per volontà testamentaria affida loro il compito di disperdere le sue ceneri nelle acque di un lago nel Grand Canyon. Di qui un incidentato viaggio lungo gli USA, alla fine del quale i cinque scoprono di essere davvero una famiglia. Gli interpreti (a parte Vernia, che non trova collocazione) sono simpatici e strappano qualche risata, ma resta l'impressione di un film un poco tirato via." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 3 gennaio 2013)

"Convocati dal notaio per una grossa eredità, cinque perdenti scoprono di essere fratelli ma devono portare le ceneri del padre in Usa. Pronti per un road movie vanzinesco dal quale usciranno quasi amici dopo una serie di prevedibili guai e nevrosi affidati al cast meteo variabile (Foglietta, Ambra, Memphis con figlioletto, Salemme, Vernia, guest Mattioli), intonato alla confusione, alle gag, a citazioni delle 'Notti da leoni' e alle tipologie dell'Italia in trash." ('Il Corriere della Sera', 3 gennaio 2013)

"Terzo film 'americano' dei Vanzina bros, rispetto a 'Vacanze in America' e 'Sognando la California' mutuano l'immaginario creato da alcune commedie attuali di Hollywood molto comiche, ispirandosi soprattutto a 'Una notte da leoni', spiegano Carlo ed Enrico. Peccato le intenzioni non rispondano al risultato. Film debole sotto ogni punto di vista." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 3 gennaio 2013)

"I Vanzina tornano in America con questa commedia dal sapore familiare. Presi uno a uno, i fratelli (tolto l'impresentabile personaggio di Vernia) possono anche funzionare; è quando interagiscono che non scatta l'alchimia. Non li aiuta lo sciapo copione." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 3 gennaio 2013)
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