Machuca

CILE, SPAGNA, GRAN BRETAGNA - 2004
Machuca
Cile 1973. Due ragazzi di 11 anni: il primo, Gonzalo Infante, proviene da una famiglia abbiente, è timido e vive in uno dei quartieri ricchi della città. L'altro, Pedro Machuca, figlio di contadini, sopravvive in una bidonville. Questi due ragazzi, profondamente diversi, sono destinati a incontrarsi sui banchi di scuola grazie all'iniziativa idealista di Padre Mac Enroe. Il suo progetto è quello di favorire l'integrazione di ragazzi disagiati nel collegio cattolico d'èlite che dirige. Il sacerdote vuole insegnare ai giovani il rispetto e la tolleranza mentre il clima politico e sociale del Cile si sta deteriorando.
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1.85)
  • Produzione: ANDRES WOOD PRODUCCIONES, PARAISO PRODUCTION, TORNASOL FILMS, MAMOUN HASSAN
  • Distribuzione: LADY FILM
  • Data uscita 1 Ottobre 2004

RECENSIONE

di Davide Turrini

Se si vuole andare a lezione di tolleranza e di rispetto tra esseri umani, bisogna rivolgersi al professore Andres Wood, autore di un trascinante e coinvolgente lungometraggio che è diventato in nemmeno un mese il più alto incasso di tutti i tempi del cinema cileno. A costo di passare per teneri e piagnoni, Machuca, è un appassionato e lucido apologo sulla purezza dell’adolescenza e sul contrapposto e infamante mondo degli adulti, uno scontro tra ingenua, spensierata realtà e reale follia. Cile, 1973, pochi mesi prima della caduta di Allende, Gonzalo, 11 anni, di famiglia alto borghese, incontra Pedro Machuca, suo coetaneo, che vive con sorella e famiglia in una bidonville fuori città. Liaison scolastica, il prestigioso collegio cattolico dove si insegna l’inglese e si impara a coltivare la terra. Nasce una sincera amicizia e un innocente ménage a trois (i due fanciulli più la sorella di Machuca) en attendant il colpo di stato. Lampi da Attimo fuggente (si sa le scuole e i collegi dopo il film di Weir sono terreni a rischio lacrima facile) e spontaneità attoriale (bravissimi i tre piccoli interpreti principali) per un tragico destino che spezza i sogni di bambino, Machuca è impasto di esperienze autobiografiche e di una dimensione di autentico confronto sociale e politico. Wood coglie l’essenza di un’educazione sentimentale e alla vita che pare saltare proprio con il violento ingresso in scena dei truci militari di Pinochet: la follia distruttiva e pervicace annichilisce e quasi cancella il legame dei due ragazzi confermando il behavioriano assunto dove i poveri finiscono ammazzati come cani e i ricchi se la spassano fra aperetivi e piscine. Machuca, infine, trasmette il disagio e il terrore verso quel mondo dei “grandi” che impone illogiche discipline e granitiche certezze, violando l’ancora intonsa gioia di vivere di un ragazzino. Probabilmente un film che sarebbe piaciuto a Truffaut’

NOTE

- PRESENTATO ALLA 36.MA "QUINZAINE DES REALISATEURS", CANNES 2004.

CRITICA

"Possono essere amici due ragazzini che appartengono a questi due mondi? 'Machuca' di Andrés Wood per fortuna non dà nessuna risposta. Ma racconta una storia in modo semplice ed elegante, senza impartire lezioni e senza indugiare nelle scene di facile impatto emotivo. Commuove, citando con amore 'Arrivederci ragazzi' di Louis Malle, e fa sorridere con tutte quelle signore benestanti che affrontano i cortei tipo 'è scoppiata la rivoluzione e io non ho niente da mettermi'. C'è, però, anche qualcosa di più. Fa riflettere la scelta che compie uno dei due bambini, fa riflettere che un regista nato nel 1965 abbia scelto oggi per raccontare quegli anni. Fa riflettere tutto questo film, magnificamente interpretato." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 1 ottobre 2004)

"Messo in scena con uno stile piuttosto classico, ma adeguatamente movimentato nelle sequenze più dinamiche, fotografato in colori che rinviano all'indietro nel tempo, 'Machuca' spira una sincera nostalgia per l'epoca in cui il Cile poteva ancora sognare il sogno socialista di Salvador Allende. Il che non impedisce una lucida analisi delle componenti che ne decretarono la fine: non soltanto le forze reazionarie e la classe conservatrice del Paese: ma anche l'ostilità ai progetti del Presidente da parte della borghesia dell'epoca, rappresentata nel film dai genitori di Gonzalo. E il nocciolo più amaro vien fuori nell'epilogo, quando il ragazzino privilegiato tradisce gli amici proletari riprendendo il suo posto nella gerarchia sociale." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 9 ottobre 2004)
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