Lussuria

ITALIA - 1985
Lussuria
Italia, anni Trenta. Alessio, figlio di un avvocato libertino, benché abbia raggiunto i 20 anni, è rimasto prigioniero di un trauma infantile e si rifiuta di parlare. Nei suoi sogni sua sorella, sua zia e la nuova moglie di suo padre lo perseguitano. Come sfuggire dall'atmosfera libertina della sua casa?
  • Altri titoli:
    Lust
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: EROTICO
  • Produzione: CINEMA 80
  • Distribuzione: C.R.C. (1986) - VHS: AVO FILM, NUMBER ONE VIDEO (NUMBER SEX)
  • Vietato 18

CRITICA

"'Lussuria' conferma in Joe D'Amato il desiderio di occuparsi d'altro. Si può incoraggiare un cineasta che continua a titillare gli animi fragili con le sue scene erotiche? Cura scenografica, un'attenta evocazione d'epoca, l'ambientazione ricca di effetti fanno sospettare che il regista possa dare di più. Per adesso, non ci resta che osservare le inverecondie di cui il suo cinema (dopo 'Voglia di guardare') preferisce ammantarsi, mentre l'arguzia di certe notazioni ambientali e la disinvoltura con cui fa girare la pellicola potrebbero giustificare l'ipotesi che anche D'Amato possa diventare, un giorno, un Fassbinder della giarrettiera." (Gregorio Napoli, 'Il Giornale di Sicilia', 19 maggio 1986)

"Un giovane traumatizzato da episodi remoti, tanto da perdere la favella. Suo padre, vedovo e libertino, che attribuisce il mutismo del ragazzo alla morte della madre (in realtà il giovanotto ci marcia, come scopriremo, anche perché ha assistito a troppi amplessi in famiglia). La sua seconda moglie, raccattata ohibò in un bordello (siamo in pieno fascismo, avete indovinato). Nonché un'avvenente restauratrice, abbastanza scaltra da scoprire il trucco del ragazzo. Questi i personaggi che molto prevedibilmente si scontrano e si accoppiano in 'Lussuria' fra fantasie erotico-mortuarie e musiche di impareggiabile monotonia. Di tutti i film targati D'Amato delle ultime stagioni, forse il più ambizioso, senz'altro il più intollerabilmente tedioso." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 3 giugno 1986)

"Non va fuori tema Joe D'Amato in 'Lussuria' anche se questo suo ultimo film rientra nella merce generalmente offerta al guardone cinematografico. Autore di due e forse anche tre film all'anno, Aristide Massaccesi alias D'Amato è qui meno rozzo e più essenziale di quanto appariva nei film precedenti. Gli ingredienti sono sempre gli stessi: ventennio fascista, villa e casolare, sesso e bordello. E anche il protagonista, un avvocato vizioso che fa l'amore con l'amante e violenta la cognata dinanzi al figlio bambino, fa parte del filone. Ma, questa volta, va a cercarsi la moglie in un bordello.(...) Joe D'Amato gioca sul contrasto tra campagna e interni affrescati, arredati con specchi liberty, damaschi e abat-jour. Siamo al pornokitsch, ma va detto che il film è più denso e più audace dei precedenti, c'è qualche traccia di ricerca formale. Insieme a Lilli Carati, Al Cliver, Noemi Valerie Chezkoff, Martiri Philips." (Renzo Fegatelli, 'la Repubblica', 4 giugno 1986)

"Primo vero scivolone di Joe D'Amato. Girato contemporaneamente al troppo 'raffinato' 'Voglia di guardare', negli stessi set (e sullo stesso budget, sembra), dimostra che neanche un riciclatore praticone e veloce come D'Amato può produrre tre film all'anno copiando dall'erotismo d'autore di Brass & Co., senza imporre qualche nuova star e senza una minima idea originale". (Marco Giusti, Giovanni Buttafava, 'Il Patologo', 8/9, 1986, Ubulibri)
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