Loveless

Nelyubov

RUSSIA, FRANCIA, BELGIO, GERMANIA - 2017
3,5/5
Loveless
Boris e Zhenya stanno divorziando e litigano in continuazione, schiavi delle visite al loro appartamento messo in vendita. Entrambi stanno già pensando al futuro: Boris ha una relazione con una giovane donna che aspetta un bambino da lui e Zhenya sta uscendo con un uomo ricco che sembra pronto a sposarla. Nessuno dei due, però, sembra avere alcun interesse per il futuro di Alyosha, il loro figlio di 12 anni. Fino a quando quest'ultimo scompare...
  • Altri titoli:
    Sans amour
    Faute d'amour
  • Durata: 126'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: (1:2.39)
  • Produzione: NON-STOP PRODUCTIONS, WHY NOT PRODUCTIONS, ARTE FRANCE CINÉMA, WESTDEUTSCHER RUNDFUNK, LES FILMS DU FLEUVE, FETISOFF ILLUSION, SENATOR FILM PRODUKTION
  • Distribuzione: ACADEMY TWO
  • Data uscita 6 Dicembre 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco

Zhenya e Boris stanno per separarsi. Entrambi hanno già pianificato da tempo la propria exit strategy: lei con un facoltoso e rassicurante 47enne, già divorziato, lui con una donna più giovane, che tra qualche mese lo renderà padre per la seconda volta. Il primo figlio, Alyosha, avuto dodici anni prima con Zhenya, non si sa quale destino avrà. Entrambi i genitori, infatti, sembrano fare a gara per non tenerselo. Messo in un angolo, dimenticato, Alyosha svanirà nel nulla.

Andrej Zvjagintsev vince il Premio della Giuria a Cannes 2017 (tre anni dopo Leviathan, che al Festival vinse il premio per la sceneggiatura e, mesi dopo, ottenne il Golden Globe per il miglior film straniero): stavolta, come da titolo, lo fa con un film senza amore (Loveless, appunto), dove la solita messa in scena maniacale e scientifica e i movimenti di macchina calcolati al millimetro coincidono con uno schematismo del racconto figlio di una presa di posizione, oseremmo dire ideologica e moralista, molto forte.

 

Il film, d’altronde, è chiaro sin dall’inizio, quando l’inquadratura fissa sull’uscita dalla scuola abbraccia la moltitudine caotica degli studenti nel piazzale per poi affidare ad un breve carrello laterale la “scelta” del ragazzino che – scopriremo poi – con la sua sparizione certificherà il fallimento di due esseri umani.

Non esiste redenzione, e neanche il cambiamento sembra essere contemplato dal regista russo: come su un tapis-roulant impostato per non spegnersi mai, neanche l’illusione di un nuovo inizio potrà rimescolare le carte.

È un loop, una corsa senza senso, senza amore, che narcotizza e impedisce di far crescere nel modo appropriato le nuove generazioni.

Dallo sviluppo basico e lineare, aperto e chiuso dalla stessa immagine su un fiumiciattolo innevato con contrappunto al pianoforte in un crescendo inquietante, Loveless è un film che vuole ricordarci quanto, ai giorni nostri, interessarsi veramente del bene e dei bisogni di qualcuno sembra essere diventato impossibile.

Da questo punto di vista, Zvjagintsev non perde occasione per far ruotare intorno alla vicenda principale situazioni e figuranti preposti allo scopo.

Tra un inutile selfie e discorsi vuoti (contro i quali il regista prova a rispondere attraverso un ragionamento sul senso dell’immagine ben marcato e definito), nel sottofondo di confronti ormai regolati solamente da odio e frustrazione repressa, la solitudine di un 12enne – per essere degna di nota – deve passare attraverso un’inspiegabile sparizione.

È un gesto di ribellione? Per attirare l’attenzione? Ha avuto un incidente? È stato rapito? Alla fine, chi sembra davvero preoccuparsi delle sorti di questo ragazzino sono il coordinatore e la sua squadra di volontari chiamati a ogni possibile sforzo per ritrovarlo.

Ed è naturalmente solo verso di loro che lo sguardo di Zvjagintsev sembra posarsi in modo benevolo. L’ultima speranza rimasta per ritrovare il senso delle cose (e di un paese) perdute(o).

 

NOTE

- PREMIO DELLA GIURIA AL 70. FESTIVAL DI CANNES (2017).

- PREMIO EFA 2017 PER FOTOGRAFIA E MUSICHE ORIGINALI.

- CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2018 COME MIGLIOR FILM IN LINGUA STRANIERA.

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2018 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2018 COME MIGLIOR FILM DELL'UNIONE EUROPEA.

CRITICA

"(...) il film sprofonda sempre più in un'angoscia senza soluzioni, tra boschi deserti, casermoni anonimi e vecchi edifici brezneviani in rovina, eloquente ritratto di una Russia senza futuro, dove le generazioni giovani sono 'sparite' e quelle adulte sono schiave del loro egoismo. Che Zvjagincev filma con una distanza glaciale e disperata." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 19 maggio 2017)

"Un vero e proprio pugno nello stomaco è arrivato con 'Loveless' del russo Andrey Zvjaginsev che già tre anni fa aveva lasciato un segno profondo con il magnifico 'Leviathan' (...) il regista prosegue la sua lucida e spietata analisi di una società disumana, incapace di provare amore, pietà, compassione e pronta a sacrificare i più deboli, come il piccolo Aleksey, totalmente ignorato dai genitori in procinto di divorziare. (...) Ambientato in una Mosca tetra, grigia e nebbiosa, il film fotografa senza sconti la corruzione del moderno tessuto sociale e della famiglia in Russia mostrando come la mancanza di amore sia un cancro capace di distruggere la vita di tutti i personaggi. Dietro l'apparenza di un thriller, 'Loveless' è dunque la cronaca di una catastrofe spirituale dalle conseguenze imprevedibili. Il film si sofferma a osservare il crollo di un nucleo, quello familiare, dove l'amore dovrebbe essere di casa, ma è invece cancellato dalla brama di agio, status, libertà individuale (soprattutto dalle proprie responsabilità), sesso e soldi. E quello che inizia come il racconto di una crisi coniugale diventa l'angosciante affresco del fallimento di una società dove neppure la tenerezza di una madre per il figlio trova terreno fertile." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 19 maggio 2017)

"Zvyagintsev (...) negli anni ha imparato a mettere il proprio estetismo al servizio di una visione più controllata, e dirige con grande sapienza: piani-sequenza implacabili, una fotografia espressiva che si ferma a un passo dalla ricercatezza, set di grande forza. Il film tiene alta una tensione angosciante e la visione del mondo che esprime è nerissima, perfino un po' nichilista (...). A non renderlo gratuito è anche (come nel precedente 'Leviathan') l'esplicito intento di metafora, più morale che politica, dell'assenza di speranze nella Russia di Putin." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 19 maggio 2017)

"Benvenuti nell'inferno di 'Loveless' (Senza amore), diretto dal grande Andrey Zvyagintsev di 'Il ritorno' e di 'Leviathan', un nipotino di Bergman e di Antonioni che ci prende alla gola dalle prime scene e non ci lascia più. Passando ai raggi X la tragedia di una coppia per alludere alla catastrofe di un impero. La Russia di Putin, che peraltro qui somiglia come un doppio diabolico agli Usa più opulenti e svuotati. (...) Un film dalla drammaturgia implacabile, popolato di attori grandiosi e personaggi meschini, in cui tutto è metafora e insieme spietato referto di un corpo in decomposizione." (Fabio Ferzetti, 'Il Fatto Quotidiano, 19 maggio 2017)
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